Cannes, sarà donna?

A poche ore dalla cerimonia di premiazione della 67esima edizione del festival Cannes manca un titolo capace d’imporsi nettamente sugli altri per la vittoria.
Numerosi i film che potrebbero ambire ad un premio importante, ma non c’è un capolavoro che svetta nettamente sugli altri.

jane campionA giocare un ruolo decisivo, come sempre, gli equilibri della giuria, a maggior ragione in un’edizione in cui presidente è Jane Campion, sensibile alla questione femminile.
Jane Campion è l’unica regista nella storia ad aver vinto la Palma d’Oro – nel 1993 con Lezioni di piano – e non sono pochi quelli pronti a scommettere che sarà proprio lei a regalare a Cannes la seconda Palma rosa della storia

In concorso vi sono solo due film diretti da donne, ‘Still the Water’ di Naomi Kawase e ‘Le meraviglie’ dell’italianissima Alice Rohrwacher.

Se la questione “di genere” non dovesse invece essere così preponderante, la cerchia degli aspiranti alla Palma si allargherebbe ad almeno altri tre titoli: ‘Winter Sleep’ di Nuri Bilge Ceylan (vincitore del Fipresci, come lo scorso anno La vie d’Adele…), ‘Leviathan’ di Andrey Zvyagintsev e ‘Mommy’ di Xavier Dolan.

Intanto ieri è stato assegnato il premio Quinzaine des Rèalisateurs a “Les Combattants”, opera prima di Thomas Cailley, che se ne torna a casa con ben tre premi, il Prix SACD, Label Europa Cinema e Art Cinema Award. Prix Illy per il miglior cortometraggio a “Sem Coracao” di Nara Normande e Tiao e Menzione speciale per “Trece si prin perete” di Radu Jude.

Anche premi di Un Certain Regard precedono di un giorno quelli del concorso ufficiale del Festival e sono ormai da tempo il vero termometro della vitalità del cinema. L’argentino Pablo Trapero è riuscito nel piccolo miracolo di accordare il verdetto ufficiale con i giudizi e le speranze dei critici. Segnalare l’ungherese Kornel Mundruczo e il suo “White God” come miglior film dell’anno significa semplicemente avere occhi aperti su quanto di originale, intelligente e appassionato può nascere oggi da una cinematografia di antica tradizione, ma negli ultimi anni offuscata prima dalla crisi economica e poi da quella politica del paese. Il film mette in scena una vera guerra civile in un paese in cui sono i cani a dettare le regole per la sopravvivenza della specie.White-God

Inoltre, non si poteva ignorare un maestro come Wim Wenders che nell’arte del documentario ritrova entusiasmo e vivacità talvolta appannato quando è alle prese con il racconto di finzione. E quindi la giuria gli ha assegnato un riconoscimento speciale che lo premia come fotografo in dialogo alla pari con uno dei più grandi artisti dell’immagine quale Sebastiao Salgado, autentico protagonista de “Il sale della terra”.

Infine, col premio speciale della giuria allo svedese “Turist” di Ruben Ostlund si va a segnalare un nome nuovo per il circuito internazionale della cinefilia, ma anche un regista che padroneggia con inventiva i canoni del cinema di genere (il thriller psicologico) e quelli del cinema catastrofico. La valanga che incombe sulla lieta famigliola in vacanza sulle alpi rimarrà tra le immagine più vivide di questa edizione del festival.

cannesPremi collaterali vanno anche all’autobiografica opera prima che ha aperto Un Certain Regard, ovvero “Party girl” di tre giovani registi francesi (Amachou Keli, Burger e Theis) il terzo dei quali racconta nel film il vero rapporto con sua madre.

Fuori dal palmares rimangono almeno tre titoli di valore come il greco “Xenia”, il francese “La camera blu” e “Incompresa” di Asia Argento che, comunque, porta a casa recensioni eccellenti dalla stampa.

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