Un invisibile nerd.

Erano mesi ormai che sapevo dell’uscita di un film di supereroi tutto italiano, e la cosa mi aveva lasciato in un misto tra l’ommioddiononvedolora e il speriamononsiaunacagata. Il Ragazzo Invisibile, regia di Salvatores, è stato girato a Trieste, e questo è già molto positivo. Ci sono stato una volta l’estate scorsa, e mi sono innamorato immediatamente. E io, di solito, sono uno che non si innamora delle città.

il-ragazzo-invisibilePoi sono andato a vederlo al The Space, solo, con un chilo di popcorn a farmi compagnia ed è stato come avere 13 anni di nuovo e vedere X-Men per la prima volta. Okay, non proprio la stessa cosa perché non ho sul serio 13 anni, ma mi sono esaltato il giusto quantitativo di esaltazione che potevo permettermi in pubblico. Come pensavo, già solo l’ambientazione cittadina l’ho trovata fighissima: riconoscevo i posti e poi Trieste è giusta per una storia del genere; sei qui ma sei anche altrove. E infatti Michele, il ragazzino protagonista, diventa invisibile e zacchete, subito una banda di bolscevichi cattivi gli danno la caccia. La Russia è giusto dietro l’angolo. Tra le prime avvisaglie sentimentali sulla spiaggetta di Miramare e rapimenti sospetti di compagni di scuola del nostro eroe, spunta fuori tutta la mitologia di questo universo che si radica nel profondo animo nerd di ognuno di noi: in seguito a una non ben specificata esplosione di una centrale nucleare (che noi sappiamo benissimo essere Chernobyl, quindi aprile 1986, guarda caso il mio mese e anno di nascita), una serie di individui (chiamati Speciali) ha sviluppato delle mutazioni che li hanno portati ad avere quelli che noi chiamiamo superpoteri. I russi, rispettando un accorato spirito da Guerra Fredda, hanno subito pensato “Aspetta un attimo. Possiamo studiarli e farne il nostro superesercito personale per conquistare il mondo!”. Tutti i soggetti vengono rinchiusi in un centro specializzato, ma – delusione – sono sterili. Tranne due, che infatti concepiscono il nostro ragazzo invisibile.

Ludovico Girardello, Gabriele Salvatores e Noa Zatta

Ludovico Girardello, Gabriele Salvatores e Noa Zatta

ksenia-rappoportMichele salva la situazione, la sua bella e diventa l’eroe della città. Ma un abile retcon del padre biologico fa dimenticare tutto a tutti e lui torna ad avere una vita pseudo-normale. Fino a quando nella tag scene (proprio come in un film Marvel, piango lacrime di commozione) viene rivelato il vero big bad dei russi cattivoni: Ksenia Rappoport, con una parrucca bianca da matta, e pazza da legare pure lei, ma che – nel complesso – dà proprio l’impressione di essere una figa da paura. Disperatevi pure per il risvolto mélò, giovani padawan, perché il cattivo E’ SUA MADRE. E io lì ad applaudire sulla poltroncina, con sotto il contenitore vuoto dei popcorn, a voler essere uno Speciale anche io (oh, l’ho detto, sono nato a ridosso di Chernobyl), a fare foto ai nomi nei credits finali per mandarle ai miei amici che hanno lavorato nella produzione e cercare di shazammare le canzoni della colonna sonora, fighissime e molto ukululeggianti.

Penso di aver detto fighissimo troppe volte. Sticazzi. Alla fine il film lo è.

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