Uno per tutti, ex amici per sempre.

Liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Gaetano Savatteri (Edizioni Sellerio 2008) arriva al cinema dal 26 novembre “Uno per tutti” il nuovo film di Mimmo Calopresti con Fabrizio Ferracane, Giorgio Panariello, Thomas Trabacchi e con Isabella Ferrari.

Un ragazzo di buona famiglia riduce in fin di vita un suo coetaneo, che ora lotta tra la vita e la morte, e per questo finisce in prigione. Così, un cerchio che si era rotto molti anni prima, ora si riapre improvvisamente.

Un’azione che riunisce, dopo trent’anni di lontananza, tre persone chiamate a saldare i conti con il proprio passato, inchiodate alle proprie responsabilità dal padre del giovane indagato, che presenta il conto ai suoi (ex) amici.

Nessuno di loro potrebbe condurre una vita tranquilla, senza il suo sacrificio di trent’anni prima. In una Trieste affascinante e misteriosa, i tre amici si ritrovano perseguitati da un episodio della loro infanzia e dallo spettro di un’amicizia tradita, indecisi se fare la cosa giusta o aiutare chi, un tempo, li ha salvati.

Storie che formano un puzzle enigmatico, dove la vita delle persone può cambiare da un momento all’altro, a partire da un evento che ha legato per sempre i loro destini. Uno per tutti è un noir coinvolgente che descrive i segreti più oscuri dei protagonisti e li illumina di speranza e di perdono.

Per il regista “il film è scritto partendo da un plot molto classico del cinema internazionale, un fatto del passato che si ripresenta ai suoi protagonisti ora adulti. Quei ragazzini, tutti provenienti da famiglie immigrate al nord negli anni ’70, che trovavano nella banda di quartiere il loro momento aggregante per riuscire ad affrontare la vita di comunità e il rapporto con gli adulti. In un primo momento, tutta la parte che riguardava la loro infanzia e la vita delle loro famiglie al nord era sviluppata come una vera epopea dell’immigrazione e degli anni d’oro del boom economico. Ma l’impossibilità di raccontare quel passato degli anni ’70, con un budget produttivo limitato, mi ha portato a riconsiderare quell’impatto
narrativo. Ho scelto, quindi, di raccontare solo la parte centrale che riguarda l’avvenimento principale della loro esistenza: un gioco stupido, ispirato ad un film di successo di quegli anni, Il Cacciatore, finito tragicamente”.

“Quel momento – afferma Mimmo Calopresti – ha cambiato le loro esistenze e probabilmente li ha legati per sempre. Gil, il capo del gruppo, che da solo si era assunto la responsabilità di quella bravata, oggi chiede l’aiuto dei suoi vecchi amici per salvare Teo, suo figlio. Il loro legame resisterà a questa richiesta drammatica? Faranno la scelta giusta anche per quel riguarda la vita di Teo, giovane e ancora immaturo? Il senso di responsabilità è il tema centrale di questo mio film”.

“La storia continua Calopresti – è stata riadattata a Trieste, una città che insieme al grande fascino del passato mantiene ancora una struttura industriale, che la rende operosa e ricca di contraddizioni: un paesaggio sentimentale dell’infanzia, quindi il luogo adatto per un racconto tra passato e presente. La scelta di girare, per la prima volta, un film in digitale e non in pellicola è scaturita da un lungo lavoro di ricerca con il direttore della fotografia, per individuare una macchina con una profondità di campo necessaria al racconto visivo del film. La mia scelta stilistica è stata quella di costruire un film veloce, come è veloce la vita dei nostri protagonisti, e la velocità con cui devono prendere le loro decisioni”.

Per Giorgio Panariello che nella primavera 2014 aveva già recitato nel cortometraggio diretto da Mimmo Calopresti ‘Equilibri precari’ un ruolo drammatico e insolito. “Difficile essere credibile – afferma l’attore toscano durante la presentazione del film a Roma – in un ruolo del genere per un comico come me, ma questa non sarà una parentesi: seguo una linea retta, quella dell’attore”.

“Quando ho accettato di partecipare al film – continua Panariello – pensavo di fare il poliziotto classico con inseguimenti e sparatorie, ma invece il mio ruolo è quello di un poliziotto vero, senza soldi e con tanti problemi. Un personaggio perfetto: alla fine divento il portavoce delle rivendicazioni di una categoria non sempre apprezzata”.

Mimmo Calopresti in Uno per tutti torna alla rappresentazione del vero: “torno a casa – afferma il regista – con un racconto di finzione, ma con questo film racconto la realtà”.

Per Isabella Ferrari il suo personaggio fa la cosa giusta: “vado contro la legge pur di proteggere mio figlio – afferma l’attrice – e io sono d’accordo con questa scelta: la prigione non può rendere le persone migliori”. In sintonia anche Lorenzo Baroni (il figlio nel film) che afferma di non credere nelle Forze dell’Ordine e nella giustizia italiana. “Io – afferma il giovane attore – non mi sarei costituito”.

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