La memoria dell’acqua: la storia del Cile.

Un bottone di madreperla incrostato nella ruggine di una rotaia in fondo al mare: è una traccia dei desaparecidos di Villa Grimaldi a Santiago, il grande centro cileno di detenzione e tortura sotto la dittatura di Pinochet. Un fiume che scorre e il tintinnio delle cascate: è la canzone dell’acqua alla base della cultura dei Selknams, popolazione nativa sudamericana trucidata dai colonizzatori. Due massacri, e la memoria dell’acqua: sono le chiavi narrative per raccontare la storia di un Paese e delle sue ferite ancora aperte, per percorrere il Cile e la sua bellezza, il Cile e la sua violenza. In un film eccezionale che affianca la crudezza della storia e la poesia della natura.

lamemoriadellacquaIl regista Patricio Guzmàn racconta la sua terra ne ‘La memoria dell’acqua’, premiato alla Berlinale per la sceneggiatura e al cinema dal 28 aprile distribuito da I Wonder Pictures.

“Realizzare un film su questo territorio – afferma il regista cileno – mi ha spinto anche a riprendere parte della storia dei suoi abitanti. Nelle parole di Theodor Schwenk: ‘…l’atto di pensare somiglia all’acqua per la sua capacità di adattarsi a ogni cosa. La legge del pensiero è la stessa che governa l’acqua, sempre pronta ad adattarsi a ogni circostanza’. Forse questo spiega come un gruppo di uomini sia riuscito a vivere in quel posto per diecimila anni, isolato ed esposto a temperature polari, con venti di 124 miglia orarie. Si pensa che ci fossero ottomila abitanti nel 18° secolo. Adesso, il numero dei discendenti diretti sopravvissuti si aggira intorno a venti”.

La-memoria-dell'acqua-locandina“Una storia cruenta, estrema quella del mio Paese e che ancora oggi ha bisogno di essere dipanata e raccontata”, dice il 74enne regista, sceneggiatore, attore, scrittore e fotografo cileno. E ancora Guzman: “La nostra è una storia disastrosa, di continue catastrofi e crimini politici e sociali. Proprio in questa storia di sofferenze si è forgiato non solo il mio Cinema ma anche il popolo cileno. Unico e ribelle”. Dice infine sul bottone di madreperla: “Uno degli indigeni fu ribattezzato dagli inglesi Jimmi Button, perché bastò solo un bottone di madreperla per convincerlo a lasciare il suo mondo”.

Dopo il Golpe che ha rovesciato il governo di Salvador Allende, Patricio Guzmán é stato tenuto prigioniero allo Stadio Nazionale di Santiago e minacciato di morte. Ha abbandonato il Cile nel novembre del 1973. Da allora ha vissuto a Cuba, in Spagna e in Francia, dove risiede tuttora. Sei delle sue opere sono state premiate a Cannes: tra queste, figurano La battaglia del Cile, Il caso Pinochet, Salvador Allend e Nostalgia della luce. Nostalgia della Luce ha anche vinto il Grand Prix EFA nel 2010. Guzmán è anche il fondatore del Festival del cinema documentario di Santiago. Nel 2013 è stato invitato a far parte dell’Academy di Hollywood. I film della sua sua trilogia sulla Battaglia del Cile sono considerati tra i migliori documentari mai girati.

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