American Pastoral, la caduta del sogno occidentale.

Ewan McGregor debutta alla regia con American Pastoral e interpreta la storia che ha appassionato milioni di lettori in tutto il mondo. Il film, al cinema da giovedì 20 ottobre con Eagle Pictures, è tratto dall’omonimo capolavoro di Philip Roth.

AP_D11_04725.ARWAmerican Pastoral è la storia di Seymour Levov detto “lo Svedese” (Ewan McGregor), un uomo che dalla vita ha avuto tutto: bellezza, carriera, soldi, una moglie ex Miss New Jersey (Jennifer Connelly) e una bambina a lungo desiderata, ma il cui mondo pian piano va in pezzi quando la figlia ormai adolescente (Dakota Fanning) compie un atto terroristico che provoca una vittima. Com’è possibile che una tragedia di questo tipo sia accaduta proprio allo Svedese, la persona che per tutta la sua vita ha incarnato il Sogno Americano? Dove ha sbagliato?

Ewan McGregor – nominato due volte ai Golden Globe e conosciuto per i tanti ruoli in film di genere diverso, dagli innovativi Trainspotting, Velvet Goldmine e Moulin Rouge, agli apprezzati L’uomo nell’ombra e Il pescatore di sogni – era destinato ad interpretare il personaggio chiave dello Svedese molto prima di decidere di seguire anche la regia del film. In ultima analisi, è stato il suo amore per la storia che l’ha spinto a decidere di sperimentarsi con il debutto come regista. “La sceneggiatura mi ha toccato profondamente e sono stato catturato dallo Svedese e dall’analisi della relazione padre-figlia”, racconta McGregor. “È un uomo che crede fermamente nel vivere la sua vita in modo giusto. È un prodotto del dopoguerra e incarna in modo totale l’idea che un tempo ci fosse un Sogno Americano apparentemente raggiungibile. In un certo senso, lo Svedese è il Sogno Americano e sua figlia Merry è gli anni ‘60”. McGregor sapeva che questa era un’opportunità rara. “Ho sempre desiderato curare la regia di un film, ma non volevo farlo tanto per farlo”, spiega McGregor.

AP_D09_03524.ARWDella sua collaborazione con McGregor, lo sceneggiatore John Romano dice: “Ewan ha compreso il romanzo di Roth così bene che quando abbiamo cominciato a collaborare, ha spinto maggiormente anche me verso il vero significato di quello che Roth ha scritto. Il miglior esempio che posso fare è che il film comincia con una frase che non esisteva fino a che Ewan non è diventato il regista del film”. Jennifer Connelly aggiunge: “È una gioia stargli accanto e lavorare con lui. È così gentile e generoso e ha un modo piacevole di comunicare con tutti. Si è reso molto disponibile per i suoi attori, abbiamo trascorso un
periodo di prove molto costruttivo”. Anche il resto del cast è stato entusiasta nel lavorare con lui in questa nuova modalità. “È stata la mia prima volta con un attore che è anche regista del film e non avrei potuto chiedere nulla di meglio che vivere questa esperienza con Ewan,” dice Dakota Fanning. “Guardarlo bilanciare recitazione e regia per me è stato davvero stimolante. Inoltre è stato in grado di sostenere tutti e di mostrare grande rispetto per l’intero cast e crew”. Aggiunge Uzo Aduba: “Ewan è un regista generoso, capace di comunicare la sua visione agli attori in modo chiaro e specifico, cosa incredibilmente utile. È disponibile a farti provare qualsiasi cosa senza alcun giudizio”. Mentre preparava la produzione, McGregor ha contemporaneamente lavorato per comprendere l’essenza dello sfaccettato e complesso personaggio principale del film. Il ruolo dello Svedese è particolarmente faticoso, a partire dalla sfida posta dal dover abbracciare un’intera vita di un uomo adulto, dalla gioventù alla vecchiaia. Inoltre, McGregor ha affrontato anche un altro compito difficile: far emergere l’aspetto simbolico delineato da Roth dell’uomo americano atleta, ricco industriale e padre, rendendo nel contempo il personaggio davvero realistico e umano. Perché anche se lo Svedese non smette mai di provare a essere l’uomo onesto del mito americano, la traiettoria della sua vita precipita nella direzione opposta. “Nel corso della sua vita, lo Svedese fa sempre quello che la gente si aspetta da lui, quello che desidera lui faccia. Non perde mai le sue convinzioni morali su cosa sia giusto o sbagliato. Ma per certi versi questa è la sua rovina”, conclude McGregor. “La moglie Dawn, va avanti verso un’altra vita, ma lo Svedese cerca sempre di tenere tutte le cose insieme, di renderle nuovamente perfette”.

Dal momento che il film si svolge attraverso diversi decenni di veloci cambiamenti culturali, anche le scenografie hanno un aspetto e una tavolazza di colori che riflette i tempi. Per ottenere questo risultato, Ewan McGregor ha lavorato a stretto contatto con un team guidato dal direttore della fotografia, Martin Ruhe, lo scenografo Daniel B. Clancy e la costumista Lindsay Ann McKay. “La collaborazione creativa con questo team è stata incredibilmente soddisfacente ed eccitante. Quando intorno hai gente così talentuosa, è emozionante ricevere i contributi di tutti”, dice il regista.

L’approccio scelto è stato quello di creare un’eco visiva ai radicali cambiamenti nella vita dello Svedese, dalla promessa, alla catastrofe e poi all’ossessione. Per cui, una tavolozza di colori vibranti domina l’inizio del film, a specchio delle luccicanti speranze dell’America del dopoguerra. Dopo che la bomba distrugge l’ufficio postale di Old Rimrock— e la famiglia Levov — i colori cominciano a svanire, in parallelo con il drammatico cambiamento nel destino dello Svedese. “C’è una netta divisione nel film”, spiega Ruhe. “Quando la bomba esplode, tutto diventa più netto e affilato e i contrasti aumentano, perché la vita per lo Svedese cambia. Volevamo che la telecamera facesse il suo stesso percorso”. AP_D15_05806.ARWLo scenografo Clancy si è particolarmente ispirato al pittore americano Edward Hopper, conosciuto per i suoi iconici ritratti realistici dell’America anni ’50, pieni comunque di triste mistero e desiderio. McGregor aveva già preso quella stessa direzione. “Ho creato un album dopo aver letto la sceneggiatura e l’ho mostrato a Ewan”, ricorda Clancy. “È stato fantastico. Anche dal punto di vista dei colori voleva realismo, quindi la collaborazione tra di noi è stata immediata”.

Clancy ha anche cercato un modo per riportare in vita il passato da un punto di vista originale. “Volevo realtà”, spiega lui dell’approccio. “Non volevo che fosse una versione ripulita degli ‘anni 40”. Clancy ha lavorato in sincronia con il direttore della fotografia Ruhe, effettuando test di illuminazione su ogni set per assicurarsi che ogni colore apparisse nel modo giusto sulla pellicola. “Volevamo che anche la luce variasse da un tono più caldo e naturale a uno più freddo e grigio”, afferma Clancy. Anche gli stessi set hanno dovuto subire un’evoluzione, specialmente la fabbrica di guanti Newark Maid, un business artigianale che prospera negli anni ’50 e ’60 e poi svanisce con il cambiamento dei tempi e dello stile. Racconta Clancy che “la fabbrica di guanti all’inizio appare più pulita e fresca per poi avere un aspetto più decadente e trasandato. Volevamo mostrare l’invecchiamento delle macchine da cucire e di ogni dettaglio della fabbrica. Anche le lampade cominciano a diventare più grigie e polverose”.

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