La cura dal benessere, nulla è come appare.

“Solo quando sappiamo cosa ci affligge possiamo sperare di trovare la cura”. Dal regista visionario Gore Verbinski, un thriller psicologico sconvolgente e angoscioso. Dane DeHaan interpreta Lockhart, un ambizioso giovane broker a Wall Street che, su richiesta del management della sua società, parte alla volta di una clinica del benessere situata in una remota località tra le Alpi, dove si trova Pembroke (Harry Groener), l’Amministratore Delegato dell’azienda. Questi ha informato il suo staff di non avere alcuna intenzione di lasciare la clinica e Lockhart deve persuaderlo a cambiare idea e tornare a New York con lui. Quando il giovane giunge all’istituto, il clima è sereno tra i pazienti in cura, ma sembra che i trattamenti, i cui effetti dovrebbero essere miracolosi, li facciano stare sempre peggio. Mentre approfondisce i misteri oscuri e sconcertanti che si celano dietro le quinte della clinica, Lockhart incontra una ragazza, la bellissima e inquietante Hannah (Mia Goth), anche lei paziente della clinica, e conosce anche un’altra ospite del centro, l’eccentrica Signora Watkins, interpretata da Celia Imrie, che ha condotto alcune indagini per conto proprio. In breve tempo, il direttore dell’istituto, il sinistro Dottor Volmer (Jason Isaacs), diagnostica a Lockhart la stessa patologia di cui soffrono gli altri pazienti. Il giovane capisce di essere prigioniero nel ritiro alpino e inizia a perdere il contatto con la realtà. Durante la ‘cura’ è costretto a subire prove inimmaginabili.

Portando avanti la tradizione del genere horror che abbiamo già apprezzato nell’indimenticabile classico “The Ring” del 2002, il regista vincitore di un Academy Award® Gore Verbinski caratterizza La cura del benessere con lo stile e la visione che gli sono propri. Ricco di atmosfera e visivamente suggestivo, il film è avvincente e stimola alla riflessione, poiché esplora il concetto di “benessere” e si sofferma sull’ostentazione dell’avidità e del potere, oltre a porre l’accento sul significato reale della parola “realizzazione di sé”.

Justin Haythe è l’autore della sceneggiatura, basata su un soggetto originale scritto insieme a Gore Verbinski. Le musiche originali del film sono state curate dal compositore inglese candidato ai Golden Globe e agli Emmy Benjamin Wallfisch, che in passato ha dato il proprio contributo a “Il diritto di contare” (Hidden Figures), “Batman V Superman: Dawn Of Justice” e “Il piccolo principe” (The Little Prince).

“Lockhart rappresenta l’eroe di tutti i giorni ed è perfetto per un film come questo, che parla di benessere, ambizione e salute nella nostra società”, afferma il protagonista Dane DeHaan. “Il fatto che sia un giovane broker finanziario ci dice molto di lui! La vita dei ragazzi che lavorano per le società di Wall Street è abbastanza assurda. È quasi un processo di stordimento, dato che lavorano 24 ore al giorno. A che cosa sono disposti a rinunciare per il lavoro? Restano seduti alla scrivania per gran parte della giornata a lavorare, lavorare, lavorare. Non fanno niente di veramente utile per il mondo. Penso che, in ultima analisi, il loro obiettivo siano il potere e la ricchezza, la carriera all’interno dell’azienda e l’autoaffermazione. Questi giovani guadagnano cifre pazzesche e non pensano ad altro. Sono persone molto particolari”.

“Lockhart è un ragazzo deciso ad avere successo a tutti i costi”, dichiara Verbinski. “È un agente di Borsa, che esemplifica perfettamente un certo tipo di persona. Fa soldi a palate, è vero, ma che cosa realizza concretamente? Crea denaro attraverso altre persone che creano denaro, a differenza di quelli che, ad esempio, fabbricano scarpe o vasi di argilla. Questi ultimi producono qualcosa di reale. Lockhart ha deciso che non sarà come suo padre che, a suo tempo, non ce l’ha fatta. Riuscirà a ottenere un posto nel consiglio di amministrazione della società. È disposto a barare, mentire, ingannare e a qualunque altra cosa pur di avere la meglio sui colleghi”, aggiunge Verbinski, spiegando le motivazioni e la psicologia del personaggio, che
sono radicate in una storia familiare difficile. “Quando Lockhart giunge alla clinica del benessere, il suo atteggiamento è di negazione: lui pensa di non avere alcun problema”, aggiunge il regista. “Invece, il giovane soffre della stessa malattia degli altri pazienti, ma in forma molto più grave. In breve, quando il Dottor Volmer gli diagnostica la misteriosa patologia, anche lui diventa un paziente della clinica. Inizia così a indagare sui segreti più profondi e oscuri del centro ma, più si avvicina alla verità, più il contatto con la realtà si fa evanescente”.

La ‘cura’ salvavita proposta dalla clinica del benessere è a base di “un’acqua dalle proprietà curative” che il Dottor Volmer utilizza nel suo approccio medico poco convenzionale. Sono molte le invitanti allusioni ai numerosi centri benessere presenti in Europa e alle loro acque termali dal potere purificante, ringiovanente e rivitalizzante. La scenografa candidata agli Academy Award Eve Stewart (“The Danish Girl”, “Il discorso del re” – The King’s Speech, “Victor – La storia segreta del Dottor Frankenstein” – Victor Frankenstein) ha condotto approfondite ricerche sulle SPA europee prima dell’inizio della produzione.

“In tutti i miei progetti faccio sempre molte ricerche preliminari. Sono meticolosa e mi piace andare a fondo in tutte le cose. Ho visto una piscina a Budapest in cui le persone giocano a scacchi. Ho visitato numerosi centri termali, specialmente in Europa orientale, che adottano un approccio olistico alla cura della persona, nella convinzione che il bagno nelle acque termali ricche di sali abbinato alla vaporizzazione massiccia di acqua faccia bene alla salute. Questo è un aspetto che abbiamo voluto approfondire!”. Come scopriamo, le bizzarre terapie sperimentali del Dottor Volmer mirano a un obiettivo diverso da quello offerto dalle acque curative delle SPA europee. Gli spettatori sono accanto a Lockhart mentre subisce i trattamenti che dovrebbero guarirlo dalla sua patologia. In che cosa consistono esattamente questi trattamenti? “Senza svelare troppo, posso dire che prevedono l’uso di anguille, di una vasca di deprivazione sensoriale e di trattamenti odontoiatrici piuttosto intensi! Nel corso del film subisco varie forme di tortura”, conclude ridendo DeHaan, che ha dovuto prendere parte a diverse sedute nella vasca di deprivazione. “Prima mi sono dovuto immergere nella vasca e, a seguire, mi sono trovato su una poltrona odontoiatrica. L’ho chiamata la mia settimana della tortura. La vasca di deprivazione sensoriale è stata un’esperienza molto impegnativa, dato che dovevo rimanere sott’acqua per 25-30 minuti. Non avevo gli occhialini da nuoto e non vedevo nulla perché era buio, avevo le gambe ingessate ed ero mantenuto in posizione orizzontale grazie a dei cavi. Perciò anche uscire dalla vasca era difficile. Ho dovuto tenermi occupato facendo dei giochi mentali e convincermi che tutto stesse andando bene. È stata una settimana che non dimenticherò mai. Alla fine ero davvero esausto e anche gonfio, a causa dell’attrezzatura da sub e della pressione dell’acqua. Il film deve fare paura e girare le scene ha fatto paura!”.

Le riprese delle spaventose stanze dei trattamenti di Volmer, tra le più complesse di tutta la produzione, sono state effettuate a Berlino nei teatri di posa degli storici Babelsberg Studios. “Il problema con la vasca di deprivazione era la pressione”, spiega la scenografa Eve Stewart, “e l’impatto che avrebbe avuto sul vetro frontale. Ci domandavamo quanto dovesse essere spesso il vetro. Non sapevamo se l’immagine sarebbe apparsa distorta come attraverso una lente d’ingrandimento. Temevamo che tutto avrebbe assunto un unico colore verde brillante. Dovevamo verificare se la pittura avrebbe avuto una reazione con l’acqua e se la lacca sarebbe diventata bianca. La curva di apprendimento è stata molto ripida”.

cure_r5_vB10A_160816_16pc_g_sRGB.450798La Stewart ha anche dovuto assicurare che la temperatura dell’acqua fosse abbastanza calda da far stare a proprio agio gli attori durante le numerose riprese in piscina. DeHaan ha lavorato a lungo con lo stunt coordinator, Volkhart Buff, per prepararsi alle sessioni nella vasca di deprivazione sensoriale. “Dane sa nuotare ma non aveva esperienza né con le immersioni né con un ambiente subacqueo claustrofobico”, dichiara Buff, “ma era totalmente concentrato e ha imparato molto in fretta”. Secondo Verbinski non sono solo i pazienti a sperimentare la cura del Dottor Volmer. Il film è talmente coinvolgente che il pubblico prova quasi la sensazione di essere accanto al protagonista e di affrontare la cura insieme a lui. “In sostanza, perpetriamo un crimine anche contro gli spettatori”, afferma Verbinski. “Lockhart è sottoposto a un trattamento e il pubblico assiste a ciò che gli accade. La domanda è: chi è il paziente? E mi viene in mente l’esperimento di Milgram (nel 1963 lo psicologo Stanley Milgram condusse un esperimento per mettere in evidenza il conflitto tra l’obbedienza all’autorità e la coscienza personale). Il paziente è Lockhart o il pubblico? Ecco cosa mi affascina di questo genere cinematografico: portiamo gli spettatori in una sala buia ed effettuiamo su di loro degli esperimenti psicologici. Il mio intento è stato di analizzare il pubblico, facendo una ‘diagnosi’ e poi offrendo una cura. Agli spettatori proponiamo una buona storia per mantenere vivo il loro coinvolgimento”.

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