Monolith, l’automobile è una cassaforte

Un’auto ipertecnologica, intelligente e inespugnabile che imprigiona al suo interno un bambino lasciando fuori la sua mamma, completamente sola nel deserto. Un thriller mozzafiato che ispira ed è ispirato da una graphic novel d’autore.

Diretto da Ivan Silvestrini, con protagonista assoluta Katrina Bowden e con Damon Dayoub, Brandon Jones, Ashley Madekwe, Jay Hayden e per la prima volta sullo schermo i gemelli Nixon And Crew Hodges, è una produzione SKY CINEMA HD – LOCK & VALENTINE insieme a Sergio Bonelli Editore. Il film sarà distribuito al cinema dal 12 agosto da Vision.

Nel film, Sandra resta chiusa fuori dalla sua Monolith, la macchina più sicura al mondo, costruita per proteggere i propri cari da qualsiasi minaccia. Suo figlio David è rimasto al suo interno, ha solo due anni e non può liberarsi da solo. Intorno a loro il deserto, per miglia e miglia. Sandra deve liberare il suo bambino, deve trovare il modo di aprire quella corazza di acciaio, ed è pronta a tutto, anche a mettere a rischio la sua stessa vita. Il calar della notte porterà il buio, il sorgere del sole trasformerà l’automobile in una fornace. Sandra ha poco tempo a disposizione e questa volta può contare solo sulle proprie forze. Sperduta nel nulla, con possibilità di riuscita praticamente nulle, alla mercé di animali feroci e senz’acqua…

Locandina Monolith verticale LRIl coraggio di una madre riuscirà ad avere la meglio sulla Monolith?

Da un soggetto di Roberto Recchioni (curatore di Dylan Dog e co-creatore di Orfani), il film è stato sviluppato in parallelo all’omonima graphic novel scritta dallo stesso Recchioni e Mauro Uzzeo, e illustrata da Lorenzo “LRNZ” Ceccotti edita da Sergio Bonelli Editore.

Per il regista del film, Ivan Silvestrini, “Monolith è una storia che indaga sul nostro rapporto con una tecnologia iperprotettiva, che si sostituisce sempre più a noi nelle nostre scelte. Come un ventre oscuro, la Monolith protegge il bambino di Sandra, da tutto e da tutti, persino da lei”.

“Da sceneggiatore – continua Silvestrini – dovrei definire questo film un thriller psicologico, ma da padre non posso che trovarlo un vero e proprio horror. E in ogni fase della sua realizzazione, dalla scrittura alle riprese, non riuscivo a togliermi dalla testa la domanda: cosa farei se capitasse a me e mio figlio? Amo le storie che sanno rivelare un movimento interiore attraverso un accadimento esteriore. La situazione estrema in cui si trova la protagonista di questo film la costringe a confrontarsi con il suo lato più oscuro, con le innominabili pulsioni che ogni genitore affronta nei primi anni di vita di un bambino, e la vittoria della donna sulla macchina è possibile solo attraverso il cambiamento e l’accettazione di una nuova forma d’amore e abnegazione. Realizzare questo film è stata davvero un’impresa epica”.

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