Made in italy, non solo mortadelle

Sono passati quasi 20 anni da ‘Radio freccia’, il primo film di Luciano Ligabue, al quale seguì nel 2002 ‘Da Zero a Dieci’. Il cantautore di Correggio torna per la terza volta dietro la macchina da ripresa con ‘Made in Italy’, prodotto da Domenico Procacci e distribuito da Medusa, con protagonisti Stefano Accorsi e Kasia Smutniak, al cinema dal 25 gennaio. Nel cast anche Fausto Maria Sciarappa, Walter Leonardi, Filippo Dini, Alessia Giuliani, Gianluca Gobbi e Tobia De Angelis.

ligabue made in italyUna tormentata dichiarazione d’amore per l’Italia, raccontata a parole e musica attraverso lo sguardo di Riko, operaio in un mortadellificio, e di sua moglie Sara, parrucchiera, ma più in generale attraverso la crisi generazionale dei quarantenni/cinquantenni. Vite normali in una tranquilla cittadina della provincia emiliana alle prese tra un lavoro precario, il gruppo degli amici e un matrimonio in crisi. “Una persona onesta alle prese con una vita in cui tutto sembra essere divenuto improvvisamente precario, una persona che ha meno privilegi di me. Volevo raccontare gli stati d’animo di un gruppo di persone per bene – spiega Ligabue alla presentazione stampa del film – storie normali, che spesso non vengono raccontate perché poco interessanti dal punto di vista drammaturgico, perché raccontare i cattivi è più cool”.

“Il nostro Paese lo vedo in una fase di incertezza importante – afferma Ligabue, ma il mio amore verso l’Italia è un sentimento che non viene meno nonostante la frustrazione che abbiamo verso i problemi non risolti”.

Per il regista “questo è un film sentimentale: ci sono i sentimenti forti dei protagonisti, l’amicizia, l’amore coniugale e quello per le proprie radici”, ma anche per le più belle città italiane, perché “nessun italiano fa la vacanze a Roma e nessun italiano fa la luna di miele in Italia”.

made in italy 1Per Stefano Accorsi “questo film racconta la vita: la cosa forte è che c’è dentro tanta verità”, dice l’attore, il cui personaggio trova la svolta nelle parole che gli rivolge l’amico Carnevale, un pittore vittima del gioco: “Cambia te, invece di aspettare i cambiamenti”.

“Siamo tutti consapevoli che il cambiamento fa paura – conferma il ‘regista rocker’ – siamo propensi a pensare che non portino nuove cose soprattutto se ti senti ancorato a quelle due o tre cose. Ma il cambiamento è un movimento naturale della vita, cambia il nostro modo di guardare le cose, più che gli eventi è come noi reagiamo ad essi a produrre la nostra realtà. Siamo un po’ resistenti al cambiamento e per Riko e Sara che vivono in una realtà consolidata arriva quel momento di crisi, che li porterà a dover affrontare un percorso, spesso doloroso, ma che permetterà ad entrambi di cambiare e ricominciare”.

Nei titoli di testa Stefano Accorsi si esibisce in un balletto coreografato da Luca Tommassini, davanti a una mortadella gigante. “Un balletto che è in realtà è tutta una citazione dei passi più celebri della storia del ballo nel cinema, da Tony Manero a Gene Kelly. Abbiamo faticato parecchio ma poi è stato Luciano a tagliare e cucire la coreografia al montaggio”, racconta il coreografo. Ligabue ha raccontato di aver visto questa mortadella gigante, che producono per le fiere, e aver avuto la visione di Accorsi su un set vuoto con un costume chiassoso. “Voleva un numero che fosse più un qualcosa di atletico che da ballerino – ha detto Tommassini – coi 40 gradi che c’erano è stata dura”.

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