Gomorra 4, niente è come sembra

 

1-00337 copy - ph.credits Gianni Fiorito

La lotta per il potere è destinata a riaccendersi, dopo la clamorosa morte di Ciro avvenuta nel finale della terza stagione: l’uscita di scena di uno dei protagonisti apre nuovi imprevedibili scenari tra le fazioni che si contendono il controllo del territorio. E anche nella quarta stagione di GOMORRA – dal 29 marzo, ogni venerdì alle 21.15 su Sky Atlantic (e su Sky Cinema Uno) – non mancheranno i colpi di scena, gli intrighi, le faide e i tradimenti.

I riflettori della nuova stagione sono chiaramente puntati su Genny (Salvatore Esposito), l’unico superstite della dinastia dei Savastano, un personaggio che ha cambiato pelle innumerevoli volte, passando dall’essere il figlio immaturo di Don Pietro fino a diventare boss, marito e padre: in questa nuova stagione, proprio per Azzurra (Ivana Lotito) e per il piccolo Pietro, sarà “costretto” a cambiare vita, con una famiglia da proteggere e un business da rifondare, dedicandosi all’attività di imprenditore e defilandosi in parte da quel mondo in cui suo padre lo aveva fatto crescere. I suoi affari a Napoli sono adesso affidati a Patrizia (Cristiana Dell’Anna) che, dopo aver tradito e ucciso Scianel, è entrata di diritto tra le fila del clan Savastano. Insieme a Genny, per ristabilire un equilibrio tra le parti e mantenere la pace, faranno affidamento sui Levante, un ramo della famiglia legato a Donna Imma. Intanto Enzo (Arturo Muselli) e Valerio (Loris De Luna), dopo aver consolidato la loro posizione nel controllo del centro di Napoli, si trovano ad affrontare nuovi ostacoli.

A dirigere gli episodi della nuova stagione un team di 5 registi: Francesca Comencini,  alla quale è affidata anche la supervisione artistica, firma gli episodi 1, 2, 3 e 4; Marco D’Amore, dopo tre stagioni da protagonista della serie passa dietro la macchina da presa e dirige gli episodi 5 e 6; altri due “esordienti” come Enrico Rosati e Ciro Visco, aiuto registi nelle prime tre stagioni, hanno diretto rispettivamente gli episodi 7-8 e 9-10; infine, gli ultimi due episodi della stagione sono affidati alla regia di Claudio Cupellini, altro “veterano” della serie.

La nuova stagione di Gomorra apre inoltre a scenari di racconto sempre più internazionali: dopo aver fatto tappa in Germania, Spagna, Honduras, Bulgaria nel corso delle precedenti stagioni, una parte del racconto dei nuovi episodi sarà ambientata nel Regno Unito, in quella Londra in cui l’imprenditore Genny cercherà di portare i suoi affari. Per le riprese della quarta stagione sono state utilizzate più di 100 location differenti fra Napoli e dintorni, Bologna, Reggio Emilia e Londra, coinvolgendo oltre 3.500 figuranti. Una serie locale divenuta ben presto globale, esportata oggi in oltre 190 territori, che si consolida stagione dopo stagione come modello di serialità italiana in grado di competere nel mercato delle grandi produzioni mondiali.

La quarta stagione di Gomorra, prodotta da Sky con Cattleya – parte di ITV Studios – e Fandango, in collaborazione con Beta Film, sarà trasmessa anche in 4K HDR per i clienti Sky Q, disponibile anche su Sky On Demand, in mobilità su Sky Go e in streaming su NOW TV. Inoltre, le prime tre stagioni sono tutte disponibili su Sky Box Sets. Nata da un’idea di Roberto Saviano e tratta dal suo omonimo best seller, il soggetto di serie è firmato da Stefano Bises, Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli, Roberto Saviano. Sceneggiature di Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli, Enrico Audenino, Monica Zapelli. Direttori della fotografia: Ivan Casalgrandi e Valerio Azzali.

Dove eravamo rimasti…  Siamo all’indomani del tragico epilogo della festa sulla barca di Sangue Blu e dei suoi compagni. Genny è sopravvissuto a tutto, anche all’Immortale, ma qualcosa in lui si è spezzato: senza suo fratello a consigliarlo non è più certo di poter tenere insieme i pezzi del proprio mondo.

Ma una cosa, Genny, la sa. Ciro ha dato la vita perché lui potesse spendere la sua insieme ad Azzurra e al piccolo Pietro, e questo è un dono che non può e non deve andare sprecato. L’ultimo dono di Ciro Di Marzio, infatti, corre un grave rischio. Perché oggi, con Sangue Blu che ha riconquistato il regno di suo nonno e i Capaccio che smaniano per allargarsi ai danni di Secondigliano, Napoli è più che mai all’alba di una nuova stagione di guerra e di sangue.

L’unico modo che Genny ha per ristabilire l’equilibrio e scongiurare la guerra è invitare un nuovo giocatore, e la sua potenza economica e militare, a prendere una posizione di rilievo nella scacchiera del potere. Se la terza stagione aveva allargato i confini di Gomorra verso il centro di Napoli, la quarta decide di spingersi nelle campagne a Nord di Napoli, dove come un cancro prospera una famiglia malavitosa diversa da tutte quelle ritratte fino ad ora nella serie. I Levante, una famiglia dove il patriarca Gerlando domina incontrastato le immense campagne avvelenate a nord di Napoli insinuando i suoi tentacoli in ogni anfratto della criminalità e delle istituzioni, dallo spaccio agli appalti, dalla gestione dei rifiuti tossici alla politica.

Un piano destinato a funzionare, che permette a Genny di reinventarsi totalmente, con i tatuaggi nascosti sotto completi alla moda e circondato da una famiglia perfetta nella sua villa di Posillipo. Oggi Gennaro Savastano è più che mai l’immagine di un imprenditore che sogna di creare un’eredità per suo figlio diversa da quella lasciata a lui da Don Pietro.

Ma niente in questa stagione è quello che appare in superficie. Impossibile staccarsi dalle proprie origini fino in fondo, specialmente se è da lì che si trae la linfa per costruire il proprio sogno di legalità e successo. A collegare la vecchia e la nuova vita di Genny corre infatti un filo invisibile che lo lega a Patrizia, che nel frattempo si è insediata sul trono di Secondigliano. Tutto all’apparenza tranquillo, tutto, come sempre, pronto a saltare in aria da un momento all’altro. Al primo segnale di debolezza della reggente di Secondigliano, infatti, tutti – i Levante, i Capaccio, Sangue Blu – si riveleranno per quello che sono: un branco di lupi pronti a saltarsi alla gola in ogni momento.

E sarà di nuovo la guerra. Per tutti. Una guerra che scuoterà il sistema voluto da Genny sin dalle fondamenta. Così, mentre Genny sarà costretto a fare i conti con il peso del cognome che porta per riuscire costruirsi un futuro imprenditoriale, i clan di Napoli daranno il via a una guerra fredda fatta di spie, alleanze segrete e pugnalate alle spalle. Che farà finalmente capire a Genny perché, tanti anni prima, suo padre Pietro avesse deciso di tenere i Levante lontani dalle alleanze di Napoli Nord.

I PERSONAGGI

GENNARO SAVASTANO (Salvatore Esposito). È stato un percorso lungo e doloroso, ma oggi Genny non è più un ragazzino che cerca di dimostrare a suo padre e a se stesso di essere all’altezza del cognome che porta. Oggi Genny è un uomo che regge sulle spalle l’impero ereditato da Don Pietro e la responsabilità di una famiglia. Genny è sopravvissuto a tutto, anche all’Immortale, ma qualcosa in lui si è spezzato: senza suo fratello a consigliarlo non è più certo di poter tenere insieme i pezzi del proprio mondo. C’è solo una cosa che può fare per sopravvivere al suo passato: guardare avanti, verso il futuro.

PATRIZIA SANTORO (Cristiana Dell’Anna). Una ragazza onesta che si spaccava la schiena per crescere da sola i fratelli più piccoli. Questa era Patrizia quando ha conosciuto Don Pietro. Da quel giorno tutto per lei è cambiato, il suo mondo l’ha inghiottita ed è diventato parte di lei. Quando Pietro è morto era troppo tardi per tornare indietro, il dolore e la vendetta l’avevano oramai trasformata in quello che è oggi: la personificazione stessa di quel mondo che voleva tenere lontano dai suoi fratelli.

ENZO VILLA – SANGUE BLU (Arturo Muselli). Il figlio dei fantasmi, il ragazzino sbruffone che vagava in motorino per le vie di Forcella, il fratello tra fratelli capace di comandare rimanendo alla pari degli altri, oggi non esistono più. Sono stati spazzati via dalla morte di Ciro. Senza il suo mentore, Enzo oggi è solo Sangue Blu, un vero e proprio re, del suo rione e di quelli che una volta erano i suoi fratelli. E, come ogni re, ora è solo sul suo trono a prendere decisioni e a interrogarsi costantemente su chi, delle persone che gli stanno intorno, sia un amico e chi un potenziale nemico.

VALERIO MISANO (Loris De Luna). Valerio era un giovane della Napoli bene con un futuro già scritto di agi e comodità, ma un’attrazione irresistibile verso il fascino della malavita lo ha spinto a gravitare intorno al mondo di Forcella e dello spaccio, il mondo di Enzo Sangue Blu e dei suoi fratelli. Contro ogni aspettativa Valerio si è dimostrato capace e determinato, un criminale fatto e finito capace di guadagnarsi il rispetto di tutti. Al punto che oggi, pari tra pari, Valerio siede alla destra di Enzo, che lo considera un fratello.

AZZURRA AVITABILE (Ivana Lotito). Pur sapendo che suo padre era un imprenditore nella Camorra, Azzurra è cresciuta come una perfetta ragazza borghese. Poi ha incontrato Gennaro Savastano e nella sua vita tutto è cambiato. È diventata prima una moglie passionale e cospiratrice, poi una madre premurosa e vendicativa al punto di far uccidere suo padre. Oggi, dopo aver attraversato in pochi anni quelle che sembrano cento vite, è una regina che non ha nessuna intenzione di vedere suo marito cadere a un passo dal suo sogno.

REGIA – NOTE DI FRANCESCA COMENCINI

La quarta stagione di Gomorra, dopo il finale della stagione precedente che ha lasciato tutti senza respiro, si presentava ancora più del solito come una sfida. Ciro l’Immortale era morto, contraddicendo un soprannome che gli affibbiava un destino e quasi una condanna. Come in ogni stagione abbiamo ripreso a lavorare cercando di ignorare le pressioni e le attese, rinnovando l’impegno e la cura verso il racconto e la qualità.

Il nucleo centrale di questa stagione può essere quello dello spaesamento: i personaggi si muovono in mondi e sentimenti che non conoscono né controllano, cercano di essere altro da ciò che sono stati, di sfuggire a un’origine e un’appartenenza. C’è un senso di oscillazione, tra trasformazione e disfacimento. Raccontiamo mondi che cozzano tra loro, apparentemente opposti: dalle campagne più desolate alle metropoli più scintillanti, da famiglie rimaste immobili nel tempo a uomini e donne che corrono freneticamente. Sotto la pelle di questi mondi diversi circolano però gli stessi veleni, che inquinano vite e contaminano terre. La corruzione, la criminalità, l’economia nascosta, i sistemi di potere che li pervadono hanno facce diverse ma obiettivi simili: arricchimento e sopraffazione, ciechi.

Il nostro impegno è stato quello di raccontare, con precisione, la specificità di ciascuna di queste singole facce, distinguendole, e di mettere al tempo stesso in evidenza i nessi tra i meccanismi criminali che le sottendono e le accomunano. Così nel racconto e nello stile visivo: puntate con aspetti molto differenti tra loro, mantenendo sempre una cifra comune e una tensione continua. Linee narrative che si moltiplicano come rivoli ma che confluiscono in un’unica rotta. Ritmi di riprese talvolta velocissimi e altrove più distesi. Sentimenti, sempre forti, potenti, prigionieri di un sistema feroce che paradossalmente ne amplifica l’universalità e che distrugge in un battito di ciglia la vita di chi li nutre come carta straccia, scarto, rifiuto, simile ai veleni che sotterra.

Claudio Cupellini e io apriamo e chiudiamo questa stagione custodendo al suo cuore tre esordi: quello di Marco D’Amore, che dunque è rimasto nel progetto in veste di regista, e quelli di Enrico Rosati e Ciro Visco, aiuti registi fin dalla prima stagione. Anche per questo, oltre che per la passione, la curiosità e il sentimento che questo racconto del male ci riguardi tutti profondamente, seppure di nome sia una quarta stagione, di fatto è sempre e ancora per noi una prima stagione, una prima volta.

REGIA – NOTE DI CLAUDIO CUPELLINI

Gomorrah Serie4 30_6_18 high-4142 - ph.credits Laurence CendrowiczOgni stagione di Gomorra nasce da un azzeramento che avviene dentro un alveo di continuità con il passato.  Gli equilibri e i personaggi raccontati nelle prime tre stagioni hanno compiuto un loro percorso che sembra giunto a termine. Ciro l’Immortale e Scianel sono usciti di scena, come nelle stagioni precedenti ci avevano abbandonati Donna Imma, Salvatore Conte e Pietro Savastano. Il mondo che orbita attorno ai personaggi sopravvissuti è cambiato vorticosamente e nulla sembra più essere come ce lo ricordavamo.

Nella scorsa stagione molta dell’azione si era spostata nel centro storico di Napoli, lasciando ai teatri di Scampia e Secondigliano un ruolo marginale, un ruolo che era memoria degli scontri passati, ma anche una specie di grembo che aveva accolto Genny nel momento della sua caduta. In questa stagione si è ripartiti proprio da Genny Savastano e anche in questo nuovo capitolo abbiamo visto come i tentacoli del mondo criminale napoletano abbiano toccato i gangli apparentemente sani della parte più ricca e florida della città: Genny ora cerca di affermare una nuova immagine di sé. Lui e Azzurra vogliono accedere ad un mondo che li ha sempre rifiutati, vogliono crearsi una nuova verginità grazie ad una serie di operazioni che dovrebbero cancellare le macchie del passato.

Gomorra, in questo, resta attaccata al presente, racconta le dinamiche criminali e illegali, di nuovo attraverso il territorio e la realtà. Nei miei episodi, però, oltre ai nuovi mondi raccontati nelle puntate precedenti, anche Secondigliano e Scampia tornano prepotentemente protagonisti. Ma questi mondi sono cambiati e la regia non poteva non tenerne conto. Il mio sguardo ha dovuto di nuovo confrontarsi con il presente, con la realtà che mi si presentava davanti. Ed ecco che allora l’istintivo nervosismo della macchina da presa, i quadri maestosi dei quartieri con i loro palazzi ed i volti delle persone che li abitano, hanno dovuto fare un passo indietro e adattarsi al cambiamento che sentivo nel mondo che stavo raccontando.

Ancora una volta, quindi, è stato fatto un grande lavoro d’introspezione sui nostri protagonisti, che sostituiscono i padri e lottano contro dei fantasmi che sono incancellabili. Il mio lavoro doveva tenere principalmente conto di questi elementi ed è andato esattamente in questa direzione, che è quella di un’architettura fatta di continuità e rinnovamento, di antichi riti e nuove sfide.

REGIA – NOTE DI MARCO D’AMORE

Era un caldo pomeriggio di giugno quando proposi a Gina Gardini, produttrice di Cattleya, il mio esordio alla regia. Dovevamo bere un fugace caffè, in una pausa dal set, rimanemmo seduti a parlare per oltre due ore. Eravamo così esaltati che non ci accorgemmo del caldo né del trascorrere del tempo. Dopo quella chiacchierata passarono pochi giorni prima che la mia richiesta venisse esaudita.

La mia, però, non fu un’idea estemporanea, tantomeno il risultato di una notte di sbronza. Avevo costruito negli anni, giorno dopo giorno, l’architettura di quel sogno. Lo avevo fatto a teatro, dirigendo i miei spettacoli, lo avevo fatto in seno alla mia società, gomito a gomito con Francesco Ghiaccio con cui avevo scritto e prodotto due film. L’avevo fatto sul set, da attore, creando sempre una grande collaborazione con i registi coi quali lavoravo, che mi permettevano di partecipare attivamente alla messinscena, discutere le sceneggiature, suggerire soluzioni.

Sempre di più mi interessavano i temi piuttosto che i ruoli, sempre più ero ossessionato dalle storie e non dai personaggi. Sentivo la necessità di raccontare e Gomorra – La serie era il terreno ideale per giocare questa partita; conoscevo regole e giocatori, schemi di gioco ed obiettivi, perché ero stato io stesso attore di quel meraviglioso gioco. Questo non toglie i pericoli e le difficoltà che ho vissuto percorrendo questo passaggio. Il naturale scetticismo di qualcuno, le attese dei tanti che si aspettavano da me grandi risultati, il confronto costante con i miei limiti.

Ho sempre pensato al regista come a un grande direttore d’orchestra, un musicista come gli altri capace però di concertare i talenti altrui e metterli insieme per suonare la melodia. È quello che ho provato a fare nei mesi di set che hanno battezzato il mio esordio. Ho ascoltato i consigli di tutti, mi sono affidato alle competenze dei professionisti coi quali collaboravo, ho dedicato ogni energia per valorizzare il lavoro di ciascuno e mi sono assunto sempre la responsabilità delle scelte.

Non posso che essere grato a Sky e Cattleya che mi hanno concesso questo privilegio, alla troupe che mi ha sempre incoraggiato, agli attori, fino a poco tempo prima compagni di scena e ora impareggiabili sostenitori della mia scelta. Spero ora che le note di questa musica possano arrivare al pubblico, possano fargli vibrare il cuore, accendere l’intelligenza, scaldargli l’animo. Saranno loro gli arbitri della partita.

REGIA – NOTE DI ENRICO ROSATI

Per me questa serie è speciale. Lo è sempre stata, ma questa quarta stagione ancora di più, perché rappresenta il traguardo di un percorso che dura da tantissimi anni. Per me Gomorra – La serie inizia dieci anni fa, sono stato l’aiuto regia di Stefano Sollima e ho cominciato con lui a fare la regia della seconda unità. Questa serie l’ho vista nascere e prendere forma e diventare quello che tutti conosciamo e amiamo.

La prima stagione è stata un’avventura incredibile e una sfida. C’era un’energia sul set difficile da spiegare, il sospetto di partecipare a qualcosa che non era mai stato fatto prima in Italia. E poi l’orgoglio di vedere quel sospetto diventare certezza e la consapevolezza che tutta la fatica fatta era servita davvero. Nelle stagioni successive è continuata la mia crescita professionale e mi sono occupato anche della preparazione delle scene action per l’intero comparto di regia, mettendo a frutto tutto quello che avevo imparato con Sollima. È stata una grande scuola.

Poi è arrivata la quarta stagione, Cattleya e Sky hanno creduto in me e mi hanno dato la possibilità di firmare la regia di due episodi. È stata un’esperienza meravigliosa, ma anche una responsabilità enorme, perché senti costantemente la pressione di mantenere uno standard elevato, per non tradire quello che il pubblico si aspetta, quello che la troupe si aspetta, quello che tutti si aspettano da un regista di Gomorra – La serie. Lo sforzo è stato enorme, ma ne è valsa la pena.

Avere la possibilità di lavorare con attori di questo calibro, con una troupe di professionisti che hanno sempre dato il massimo e una produzione il cui primo interesse è la qualità del prodotto è un privilegio che non è concesso a tutti. È difficile parlare della serie senza ripetersi. Anche perché la vera sfida è fare in modo che sia Gomorra a non ripetersi mai e credo che anche per questa stagione sia una sfida vinta.

REGIA – NOTE DI CIRO VISCO

Nel 2012 venni contattato per partecipare al progetto che si diceva avrebbe cambiato il panorama delle serialità in Italia e nel mondo: Gomorra La serie. Così è stato. Mai avrei immaginato che avrebbe cambiato anche la mia vita, professionale e artistica.  Ricordo la prima volta che mi sono trovato di fronte alle vele di Scampia. Imponenti, scure, immobili, abbandonate a loro stesse.  Sembravano. Così non era.

Avventurandomi all’interno, attraverso ballatoi, corridoi e case, tante case – e tanti ottimi caffè! – ho scoperto il valore aggiunto del nostro progetto, ciò che rendeva quel luogo unico e inimitabile: le persone. Immerse nel loro mondo. Con tutte le loro storie da ascoltare. E ho ascoltato. Napoli e i napoletani, i registi, i miei collaboratori, le storie e i personaggi, empatizzando e tentando di capire cosa mi circondasse e perché.

Un ascolto profondo, di anni, che da aiuto regista mi ha portato oggi, grazie a tutte quelle persone che fino a quel momento avevo supportato e che adesso scoprivo a supportarmi, uno dei mestieri più appassionanti e complessi che io conosca e a cui aspiravo: il regista. Una grande responsabilità. Un grande onore.

Sul principio dell’ascolto e della responsabilità ho dunque costruito, tassello per tassello, la mia regia. Talvolta con passo sicuro, da velocista temerario, talvolta con passo incerto, come quello di un bambino, ma sempre con la ferma volontà di far provare allo spettatore lo stesso sentimento che quelle parole scritte, filtrate attraverso il mio vissuto, procuravano in me. Il sentimento si è fatto idea, poi messinscena, per finire storia.  Una sfida che ho potuto affrontare perché non ero solo. I miei colleghi registi, il direttore della fotografia, gli interpreti, i reparti artistici e tecnici, la produzione, l’editoriale, Cattleya, Sky, tutti, se mi voltavo verso gli spalti, stavano tifando per me. Perché Gomorra è fatta di persone.  E oggi, quando torno a Napoli, mi sento a casa.

NOTE DI ROBERTO SAVIANO

Il mondo descritto nella quarta stagione di Gomorra continua a essere un mondo le cui regole fondanti sono l’inganno, la ferocia, l’astuzia, l’alleanza interessata, l’imbroglio sistematico. Chi pone fiducia verrà tradito, chi perdona verrà punito, chi non uccide verrà ucciso. Questa stagione si apre al racconto della finanza e all’epos di una donna che, in una periferia del Sud, avrà la sua occasione di potere. E ottenere il potere, esercitare il potere, mantenere il potere significa sempre sacrificare sul suo altare ogni cosa: sentimento, umanità, tutto ciò per cui forse vale la pena vivere. Dentro Gomorra si ha la sensazione di vivere in un mondo parallelo, un mondo che si trova sotto i nostri piedi, rovesciato, un mondo buio, distorto, contorto. Un mondo che crediamo di osservare attraverso una lente che ci fa da scudo e che sembra proteggerci. Ma Gomorra non è sotto i nostri piedi e nessuna lente ci separa da quelle vicende; al più c’è distanza, distanza fisica, distanza reale che però in alcuni contesti è minima e l’equilibrio si rompe.

E il labirinto di specchi in cui cammineremo per altri 12 episodi ci mostrerà donne e uomini che a diverse latitudini, in contesti e condizioni differenti avremmo potuto essere noi o le persone che conosciamo. Di più: ci mostrerà donne e uomini che hanno desideri e pulsioni che vengono fuori in maniera diretta, senza mediazioni, senza gli argini che pongono le nostre regole.

Il mondo di Gomorra è nel nostro mondo, ma risponde a logiche e a leggi diverse: guardiamo perciò Gomorra sapendo che in quello specchio non si riflettono i nostri corpi e i nostri volti, ma i nostri desideri, le nostre pulsioni. Guardiamo Gomorra sapendo che è solo per un caso molto fortunato se a noi è stato concesso un destino diverso e se possiamo ancora permetterci di credere che tutto sia frutto della fantasia di uno scrittore. Gomorra racconta le regole del mercato spoglie di ogni vincolo morale, racconta come funziona il mondo dove la luce arriva raramente. O comandi o sei comandato. Il compito è sempre lo stesso: permettere allo spettatore di fissare in volto la grammatica del potere e accorgersi di star guardando allo specchio la propria realtà.

SCENEGGIATURA – NOTE DI LEONARDO FASOLI E MADDALENA RAVAGLI

Il patto per scrivere Gomorra continua ad essere lo stesso delle altre stagioni: la prima fonte di ispirazione è la realtà. Il Sistema è un mostro multiforme e fluido che si trasforma in continuazione e penetra ovunque trovi spazio. Lo spazio vitale di una organizzazione criminale così complessa si apre laddove lo Stato è assente, o anche solo meno presente. Laddove ci sono sofferenze, ma anche dove le regole morali e civili si fanno da parte e si piegano agli interessi puramente economici. Gli interessi di quella che è, oggi più che mai, un’economia nera, che dispone di ingenti somme di denaro guadagnato illegalmente, la cui prima necessità è dunque quella di riciclare e reinvestire.

In questa stagione abbiamo usato la cronaca, le inchieste della magistratura, le intercettazioni e le testimonianze dirette e indirette di chi è a contatto con questo fenomeno criminale, per indagare anche questo aspetto. Ed è così che vedremo la penetrazione nell’economia sana, le scorciatoie, i grandi appalti, il bisnèss dei rifiuti, l’alleanza con i colletti bianchi, la connivenza di politici amici, la grande capacità corruttiva del denaro sporco accanto alle guerre feroci di sempre per mantenere il controllo del territorio, fonte primaria inesauribile ed essenziale della ricchezza dei clan.

Metteremo a fuoco uno dei diversi volti del Sistema che non abbiamo ancora visto: nella campagna a nord di Napoli c’è una camorra laboriosa, imprenditoriale, capillarmente infiltrata nei gangli della politica locale e molto diversa dalla sua sorella cittadina, per modalità, mentalità e comportamenti. Vedremo come Gennaro, reduce dalla morte del suo fraterno amico Ciro, cercherà nuovi alleati e pianificherà nuove strategie insieme alla moglie Azzurra, per sopravvivere e crescere, per proteggere i suoi interessi, il suo nome e la sua famiglia. Vedremo Patrizia alle prese con il suo nuovo ruolo di donna boss, in lotta contro i pregiudizi derivati dalla sua condizione di genere. Vedremo come Enzo e Valerio e i talebani, finita la loro prima esplosione ribellistica, si troveranno a fare i conti con il diventare grandi. Vedremo come i nostri personaggi, incarnazione simbolica del mostro camorristico, cercheranno disperatamente strade libere da percorrere per continuare a sopravvivere.

 

MUSICHE – MOKADELIC

Il rinnovamento del racconto della quarta stagione di Gomorra passa anche attraverso la musica.

Per entrare nelle ambientazioni e nelle nuove dinamiche della stagione abbiamo composto nuovi temi che ampliano lo scenario sonoro della serie.

I mondi di Gomorra si espandono, vanno al di là dei territori originari, le relazioni tra i personaggi si evolvono e si integrano con nuove figure, e quindi nuove emozioni. E anche la musica di pari passo si evolve e declina il racconto in sonorità acide, incalzanti e d’impatto e, allo stesso tempo, oniriche e scure. Otto temi musicali inediti accompagneranno lo spettatore integrandosi con gli scenari che hanno caratterizzato la colonna sonora originale di Gomorra – La serie fino ad ora, restituendo un paesaggio nuovo, senza dimenticare quello passato.

SCENOGRAFIA – NOTE DI CARMINE GUARINO

Questa quarta stagione di Gomorra ha portato tantissime novità e, con esse, nuove sfide estetiche da affrontare. Ogni nuovo mondo introdotto nel racconto aveva bisogno di una sua caratterizzazione specifica ben definita e così la nuova famiglia criminale, radicata nell’hinterland napoletano, catapulta gli storici scenari urbani finora caratterizzati dal cemento e dall’asfalto in un luogo di natura, composto da folti giardini e distese di terreno coltivato.

Lontani però dal rappresentare scenari bucolici, anche la campagna diventa Gomorra. È il racconto di una natura violata in favore del profitto, con l’inserimento di molti elementi artificiali, l‘utilizzo massiccio della plastica sia sotto forma di teli da serra che da scarti del ciclo produttivo. Quella che sembra una terra verde e rigogliosa, a vederla da vicino, è invece corrotta e infeconda.

Ma anche in città tutto cambia e per la prima volta vediamo Genny muoversi anche tra i quartieri della Napoli bene, in un nuovo mondo fatto di linee ed architetture più rigide e chiare, ripulito da quella estetica barocca fatta di oro e sfarzo, utilizzando materiali più preziosi come il marmo ed il metallo e dando più spazio al nero che abbraccia l’eleganza e cerca di cancellare il passato.

Si aggiunge in questa stagione anche il racconto del mondo degli affari: edifici in cemento armato con curve e linee avveniristiche e grandi vetrate che affacciano su una Napoli fatta di ferro e cemento che rispecchiano alla perfezione il nuovo sogno di Genny.

Sogno, il suo, che lo porta anche a Londra. L’ambientazione londinese è stata una grandissima sfida. L’obiettivo è stato rompere la perfezione estetica della metropoli fatta di alberghi lussuosi e quartieri finanziari. Abbiamo trasformato gli ambienti, ricostruendo interi set, scegliendo con cura ogni fondo da inquadrare, da un passaggio auto ad un interno sotterraneo, adattandoli in favore di una visione distorta e corrotta, rappresentando luoghi suburbani, fatti di canali malfamati e ponti, per rendere più eloquente la sua anima corrotta.

Oltre a tutte le novità, però, manteniamo anche i nostri scenari familiari. Scampia e Secondigliano, che si evolvono anch’essi con l’evolversi dei nostri personaggi storici. Patrizia non è più quella di prima, ha una nuova casa tutta sua che affaccia sulle Vele, decorata con carte da parati dalle linee spigolose, dai colori freddi che così come l’utilizzo del cristallo e degli specchi con forme taglienti, rispecchiano completamente il suo carattere e la nuova immagine che vuole dare di se stessa.

Ogni ambiente è stato studiato e composto per diventare una cassa di risonanza per il racconto e i suoi protagonisti, sempre diversa, ma in qualche modo sempre Gomorra.

COSTUMI – NOTE DI SUSANNA MASTROIANNI

Questa quarta stagione racconta molti mondi nuovi, spesso assai distanti dal classico immaginario di Gomorra. E vestire le figure che li animano è stata una vera e propria sfida, perché si è trattato di innovare, rimanendo però fedeli all’iconografia della serie.

Ma la sfida non si è limitata ai nuovi personaggi. Mai come quest’anno i nostri protagonisti cambiano radicalmente e alle loro evoluzioni interiori segue necessariamente un forte cambio di immagine. Genny abbandona la sua corazza di pelle e borchie per nascondersi dietro completi eleganti e giacche su misura. Patrizia, libera dall’ombra di Scianel, può finalmente ostentare tutta la sua femminilità troppo a lungo negata. Ed Enzo, divorato dai propri demoni, è sempre più dark, esprimendo nello stile quella ferocia essenziale che è ormai parte del suo animo.

È stato necessario un grande lavoro di progettazione e ricerca per creare per ogni personaggio un’immagine specifica e riconoscibile che evolvesse con l’evolversi del racconto, ma che al contempo si armonizzasse con quella di tutti gli altri.

In questo modo, anche le nostre scelte e la cura che abbiamo messo in ogni singolo dettaglio possono aiutare a potenziare e valorizzare quell’immagine che ha reso famosa Gomorra – La serie nel mondo.

Condividi questo articolo!

Commenti chiusi