Corrado Cagli. Folgorazioni e Mutazioni

In scena presso il Museo di Palazzo Cipolla e fino al 6 gennaio 2020, la retrospettiva antologica dal titolo “Corrado Cagli. Folgorazioni e Mutazioni”.

L’artista è tra i nomi di spicco dell’arte contemporanea italiana a cavallo degli anni trenta e fino alla fine degli anni settanta. In oltre mezzo secolo di attività le sue opere saranno esposte nelle più significative gallerie romane e italiane. Non solo riesce, ancora vivente, ad avere una personale presso Palazzo Strozzi a Firenze nel 1972.

Tuttavia è fuorviante avvicinarsi alla carriera del Maestro ignorando le sue vicissitudini personali e che non possono essere scisse dal suo percorso artistico.

Dagli anni in rappresentanza del regime, dove lavora in occasioni ufficiali quali la Triennale di Milano, a seguito della promulgazione delle leggi razziali Cagli lascia l’Italia per rifugiarsi a Parigi. Poi varca l’oceano per arruolarsi nell’esercito statunitense, infine chiude la sua esperienza con la Seconda guerra mondiale e lo sbarco in Normandia dove è tra i precursori del lager di Buchenwald.

Questi episodi sono identificabili in ciascun periodo della sua produzione artistica. Le esperienze belliche e post belliche affiorano nella mostra attestando quanto il dolore e l’esperienza di vita vissuta incidano poi sulla produzione di Cagli. Considerato il contesto all’interno del quale vive la maggior parte della sua opera l’artista appare profondamente influenzato da quelle che sono le avanguardie del tempo. Dalla corrente del dopo guerra, in primis quella americana avvicinandolo con tutti i distinguo del caso, all’espressionismo astratto. Attraverso la manifestazione dell’irrazionale su tela, sebbene i suoi lavori abbiano alla base una rigorosa analisi logica della realtà osservata.

20191128_180956“Per me l’arte prima di essere un fatto estetico è un fatto morale”. Difatti Cagli attraverso un particolarissimo e tortuoso iter interiore passa dagli anni della giovinezza, in cui nasce come figurativo, per addentrarsi poi nel pieno della sua maturità verso alcuni concetti limite quali possono essere la Geometria non-euclidea e la quarta dimensione, cui giunge attraverso i lavori del poeta Charles Olson Paul, del matematico Samuel Donchian senza tralasciare i lavori topologici di August Ferdinand Möbius. La sua predisposizione innata coniugata alla sua peculiare curiosità e attrazione verso la sperimentazione lo renderanno di fatto un irrequieto innovatore non ascrivibile all’interno delle categorie dell’arte figurativa.

La volontà di ricerca ha forse il suo culmine con la pittura a spruzzo che Cagli adopera in una nuova veste all’interno di un percorso dove pittura e natura si fondono in armonia. Ma sarebbe ingeneroso non citare gli arazzi, le opere plastiche, i modelli architettonici e scultorei oltre alle attività di scenografo teatrale e di balletto. L’insieme delle tecniche usate lo rendono un artista a tuttotondo proprio come quei maestri rinascimentali che tanto lo hanno influenzato all’inizio della sua carriera

Osservarlo nelle interviste dell’epoca è come aprire le pagine di un libro di Flaiano date le sue numerose frequentazioni sia con galleristi sia con i personaggi legati alla scena culturale di quegli anni, tra l’altro era un habitué del Café Notégen in di via del Babuino, tuttavia Cagli rimane molto geloso della sua originalità produttiva tanto da rifuggire e aborrire le logiche meramente di mercato e cercando di focalizzarsi su quelli che sono aspetti di produzione originali.

Ma l’unica chiave verace di lettura per l’analisi della sua opera ci è fornita dallo stesso Maestro che sostiene:” L’eclettismo apparente del pittore moderno dipende dall’avere scoperto la natura dei generi pittorici. Come l’arte poetica ha i suoi generi (lirica, epica, idillica) così la pittorica ha i suoi che non sono paesaggio, figura e natura morta, ma sono l’astratto e il formale. Superato il dissidio fra i due generi (si può fare epica e lirica senza mutare anima) si riscatta l’astrattismo della polemica per trasportarlo nell’arte.”

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