ARTE IN NUVOLA 2025: Come è necessaria l’imperfezione per essere perfetti!

Roma Arte in Nuvola 2025 giunta alla sua 5^ Edizione si conferma osservatorio privilegiato rispetto al mercato italiano dell’arte.
L’algida e austera cornice dell’EUR muta in esuberanza espositiva negli spazi della Nuvola dove convivono e dialogano espositori nazionali e internazionali, performance e talk collaterali con un programma che riesce a dare uno sguardo a 360 gradi tra le varie tecniche artistiche non solo contemporanee.
Attualissima appare “Universo Naturale-Artificiale (in Nuvola)” curata da Andrea Viliani in collaborazione con l’Archivio Gino Marotta. Un accoglimento onirico dello spettatore in uno spazio utopico dove giraffe, alberi, donne e serpenti ci sono e si palesano coloratamente nell’impalpabilità eterea della Nuvola. Tutto in metacrilato un materiale brutto cattivo e inquinante, eppure piacevole agli occhi di chi lo guarda come lo ha definito Marotta.

L’ambizione riuscita dei demiurghi dell’evento, Alessandro Nicosia & Adriana Polveroni, è quella di consentire una commistione tra vari generi e periodi, senza mai snaturare le singole peculiarità creative, anzi garantendo al contempo picchi di originalità. Merce rara anche in altri appuntamenti italiani del settore con una longevità ben superiore alla kermesse romana.
Ingresso da VIP accolti da uno splendido Hans Hartung, stimato 50mila euro, che alza l’asticella delle aspettative e offre un assaggio del livello qualitativo proposto.
Si entra nel vivo con Galleria Abscondita, dove la tradizione della più fine arte vetraia di Murano incontra la contemporaneità. L’atavica tecnica dei maestri plasmata alle idee degli artisti. Menzione d’onore all’opera di Lara De Sio, perfetto esempio di questa sinergia nella sua produzione Umbrae.
Proseguendo, si incontra la proposta di Apulia Gallery, dominata dalle opere notevoli di Angelo Accardi, declinate in varie forme e dimensioni e coefficienti per tutte le tasche. Il registro cambia virando verso l’ultra contemporaneo con le opere di Marika Fasoli e le suggestioni pop dal sapore di “dolcevita felliniana” di Tvboy.
Ancora ispirazioni Friezanti in puro stile british da Cris Contini Contemporary con una vetrina internazionale di artisti del calibro di Endless, Michal Jackowski e Jens Hesse.
Di grande impatto concettuale è il lavoro di Nicolò Tomaini da ArteIn Gallery: l’artista riesce a fondere “emozioni di silicio” all’interno di tele ottocentesche dipinte a olio, destrutturando il pixel in un anacronismo visivo affascinante.


Si torna a casa ad apprezzare il Futurismo immersi nell’atmosfera razionalista dell’EUR con le opere di Osvaldo Peruzzi presso la Galleria Arte Russo. Scelta estetica affascinante che enfatizza l’osmosi tra arte e architettura.
Salendo di livello, l’attenzione viene catturata dagli spazi della Galleria Zamagni di Rimini ove in particolare attenzione meritano i lavori di Stefano Ronci. La sua composizione tessuto e resina nell’allestimento Maastricht appare un ricordo di un Europa da bere ormai svanita.
Atmosfere gotiche e surreali che ricordano lo stile di Edward Gorey, riscontrabili nelle opere di Marta Czok che nel suo polittico restituisce Roma in termini affatto giubilari.
Quella Capitale distopica e atemporale ritratta da Mauro Reggio, ospitato da Galleria 196, in un ambiente attraente, ma inospitale.
Sul fronte istituzionale internazionale, il Centro Culturale Coreano in Italia presenta “Fever State”. Sebbene si tratti di un tributo al K-pop gradevole e dall’alto potenziale “instagrammabile”, si veda Jongwan Jang, dopo l’eccellente lavoro di ricerca curatoriale presentato in Laguna durante l’ultima Biennale, era forse lecito aspettarsi un progetto di maggior spessore.
Fine della fiera col meritatissimo stand dedicato a Daniele Sigalot, “novello Ulisse” finalmente ritornato nella sua Itaca accompagnato dalla sua mitologica ironia per “aprire una (non)Pizzeria” a Ostiense.
In conclusione, poche riflessioni. Dopo un lustro, non è corretto parlare di AiN come “nuovo appuntamento” nell’agenda contemporanea italiana. Invece, deve sottolinearsi come l’evento romano dimostra e conferma una maturità crescente, pur mantenendo intatta la vitalità e quell’originalità tipica di chi ha ancora l’entusiasmo della scoperta. Una fiera che emoziona come se la si guardasse con gli occhi di un fanciullino.

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