Per Marco Muller ‘fin qui tutto bene’.

Il direttore artistico del festival internazionale del film di Roma, Marco Muller, ringrazia e dice addio alla Capitale.

DSC04822Durante la conferenza stampa di bilancio della nona edizione della manifestazione, la terza sotto la sua direzione, a una domanda di un giornalista, Muller ha risposto: ”Quella del Festival di Roma è un’esperienza che non posso che ritenere conclusa, visto che era un mandato triennale”.

”Mi sono impegnato per cercare di ogni volta adeguare la proposta alle indicazioni che arrivavano – ha detto Muller – i primi anni era un festival che doveva essere competitivo con grandi nomi e anteprime mondiali, poi abbiamo ‘allungato il vino’ con anteprime europee, fino a farlo diventare sempre più festa”.

”Io ho imparato tantissimo in questi tre anni – ha aggiunto Muller – e tutto quello che ho imparato, non solo in questi tre anni ma nel corso di tutta la mia esperienza, cercherò ora di usarlo meglio nella mia attività principale, visto che sono professore ordinario di una facoltà di cinema”.

Nicoletta Romanoff

La madrina Nicoletta Romanoff prima della premiazione

Per quanto riguarda il festival, invece, vincono’ Trash’ di Stephen Daldry tra i film ‘big’; 12 Citizens di Xu Ang, rifacimento in salsa cinese del classico di Sidney Lumet La parola ai giurati, nella categoria cinema d’oggi; ‘Haider’ di Vishal Bhardwaj adattamento di Amleto di Shakespeare in salsa Bollywood, nella categoria Mondo genere e, per l’Italia, la leggerezza ottimista di ‘Fino a qui tutto bene’ di Roan Johnson e ‘Looking for Kadija’ di Francesco G. Raganato, come miglior documentario italiano. Questo il voto elettronico del pubblico della nona edizione del Festival di Roma.

Riconoscimenti anche, tra gli altri, per la miglior opera prima a Escobar: Paradise Lost di Andrea Di Stefano, a Laura Hastings-Smith produttore di X+Y di Morgan Matthews e, infine, una menzione speciale è andata a Last Summer di Lorenzo Guerra Seragnoli (che ha vinto anche due premi collaterali).

di vaio

Tony e Nino D’Angelo e il regista di Largo Baracche Gaetano Di Vaio

La dedica più bella e sicuramente più originale? Quella di Gaetano Di Vaio che nel ricevere il premio Doc/it per il suo documentario Largo Baracche lo ha dedicato all’ex moglie: “che mi ha aiutato tanto nei momenti difficili della vita”. Daldry, telefono in mano, invece ha detto: “sto cercando di mandare un sms ai tre ragazzini brasiliani protagonisti di Trash, forse lo sanno già e stanno festeggiando a Rio”. Tutti hanno riso, tranne Muller.

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