Wild, la strada verso la bellezza.

foto wild9Un faticoso viaggio verso la catarsi, per ritrovare se stessi e l’equilibrio perduto. Cheryl Strayed (Reese Witherspoon) si incammina alla ricerca della propria strada e troverà la sua, in senso letterale: indossa uno zaino pesantissimo (definito nel film ‘il mostro’ e, guardando le acrobazie con cui le tocca indossarlo, siamo tutti d’accordo) e affronta un impervio percorso di trekking attraversando, senza averlo mai fatto prima, un sentiero selvaggio che si snoda lungo diversi stati dell’America partendo dal Mojave, deserto della California al confine col Messico, risalendo l’ovest fin nella provincia canadese del British Columbia.

foto wild8Dopo anni di vita sregolata all’insegna della promiscuità sessuale, la dipendenza dall’eroina e il crollo del proprio matrimonio con Paul (Thomas Sadoski, noto anche al pubblico del piccolo schermo per il personaggio di Don Keefer nella serie HBO The Newsroom di Aaron Sorkin, nominata al Golden Globe), Cheryl Strayed prende un’improvvisa decisione: tormentata dai ricordi di sua madre Bobbi (Laura Dern), morta a soli 45 anni di cancro, si lancia in un viaggio a piedi per oltre 1600 chilometri, da sola e senza alcuna esperienza, lungo il Pacific Crest Trail (PCT, il Sentiero delle Creste del Pacifico). Affronterà le sue paure e i suoi demoni, attraverso prove che la fortificheranno e, infine, la guariranno.

foto wild1La storia è vera: Cheryl Strayed stessa (che appare, dopo i titoli di coda, in alcune fotografie) la racconta nel libro Wild. Un’avventura di perdizione e rinascita, edito in Italia da Piemme.
“Quei 94 giorni a piedi lungo il PCT – ha dichiarato la Strayed – sono stati ovviamente una massacrante impresa fisica ma per me sono stati soprattutto un viaggio spirituale. Mi sono avventurata sul Sentiero, così come tanti scelgono la natura selvaggia, in un momento in cui ero persa e disperata, senza sapere come andare avanti. E a modo suo il Sentiero mi ha insegnato letteralmente a mettere di nuovo un piede davanti all’altro”.

Cheryl Strayed, non avrebbe mai immaginato che il suo resoconto sarebbe poi diventato l’ispirazione anche per molti altri a intraprendere un’esperienza così estrema. Appena pubblicato, nel 2012, Wild ha scalato le classifiche di vendita e raccolto l’entusiasmo della critica, sia per il suo stile candido e irriverente che per la sua avventurosità. Il New York Times Book Review lo ha definito un “trionfo letterario e umano”; il Boston Globe “un avvincente, meraviglioso libro che non solo intrattiene, ma ci lascia migliori dopo averlo letto”.

Il libro ha tanto entusiasmato Reese Witherspoon che ha prodotto e interpretato il film e ha voluto alla regia il francese Jean-Marc Vallée, dopo il successo di Dallas Buyers Club. foto wild7

Anche lo scrittore e sceneggiatore Nick Hornby, che ha curato l’adattamento per il cinema, è rimasto affascinato dallo stile di Cheryl Strayed fin dalla prima pagina: “C’erano diverse cose che mi hanno elettrizzato del libro, quando l’ho letto”, ha dichiarato lo scrittore. “Cheryl scrive in un modo con cui mi riconosco: mai senza ironia, ma anche molto seria e appassionata, e con un tono diretto. Ho ammirato la sua schiettezza e la capacità di parlare dei vari casini che ha combinato senza autocommiserarsi, né disprezzarsi. Ho adorato il suo ottimismo, la sua determinazione a cercare la luce anche quando le sembrava davvero lontana. Ho amato il suo profondo legame con le arti, la musica e i libri. Wild mi ha evocato le sensazioni delle canzoni di Bruce Springsteen, in particolare di Darkness on the Edge of Town e ho cercato in tutti i modi di catturare e usare quel ‘suono’ nella sceneggiatura”.

foto wild2Reese Witherspoon, una delle star di Hollywood più lanciate del momento, in questo film con caparbietà e bravura si è messa nei panni di una donna tormentata che cammina per scoprire la “sua” vita. C’era qualche timore per il fatto che il ruolo avrebbe richiesto una forte componente atletica, visto che Cheryl attraversa montagne, rocce, fiumi, ghiaccio e neve. La Witherspoon ci ha messo l’amore e il rispetto che ha per la vita outdoor, cosa che l’ha aiutata ad affrontate il ruolo, ma impersonare Cheryl comportava comunque incontrare la vita selvaggia, nei deserti più ostili, nelle montagne scoscese, oltre al suo stesso caos interiore, in modo del tutto nuovo per lei.
“Se fossi stata una che non ama l’outdoor, questo ruolo sarebbe stato impossibile”, ha affermato l’attrice. “Era talmente ed estremamente impegnativo, ad ogni livello, e fisicamente lo è stato ancor più di quanto pensassi. C’era da scalare la parete di una montagna, attraversare un fiume in equilibrio precario, marciare nella neve alta fino al petto, scivolare dentro un fiume ghiacciato. Non avevo idea che sarebbe stato così duro come poi si è rivelato. Ma alla fine è stato davvero, davvero gratificante”.  Molte di quelle soddisfazioni sono arrivate dai momenti che hanno condotto l’attrice fino agli angoli più scuri della sua psiche. Girare la scena che apre il film – in cui Cheryl perde disastrosamente uno dei suoi scarponi in un baratro – per la Witherspoon è stato come trovarsi davanti a un grande crocevia esistenziale.
“Il posto in cui abbiamo girato quella scena – spiega la Witherspoon – è uno dei più belli che ho visto in vita mia. E trovarsi sulla cima di quella montagna, dovendo pensare intanto a quello che stava succedendo a Cheryl in quel momento, è stato estremamente emozionante. E’ il primo momento in cui lei decide che niente al mondo sarebbe riuscita a distruggerla. Le sembra che l’universo continui a cercare di farla a pezzi: ma in quel momento decide che non lo lascerà mai accadere.”

foto wild10I panorami mozzafiato che ricorrevano durante le riprese sono stati una costante fonte d’ispirazione per la Witherspoon, ma anche un promemoria del perché gli spazi incontaminati della natura selvaggia esercitassero una chiamata tanto forte per Cheryl, persino nei dirupi più profondi. “E’ una cosa che ti riempie, letteralmente. Vedere l’incredibile bellezza di questo mondo ti dà la forza di credere che tutto può davvero andare bene. Credo che è così che Cheryl abbia cominciato a sentirsi”, ha dichiarato l’attrice.

WildNella realizzazione del film (nei cinema dal 2 aprile, distribuito da 20th Century Fox) il fatto che la Strayed in persona sia stata sul set ha fatto la differenza. “Lei è stata un vero riferimento per me,” spiega la Witherspoon. “A volte l’unica cosa che mi dava appigli per una scena, era guardare verso Cheryl e vedere nel suo sguardo che aveva vissuto realmente quelle situazioni. Nei suoi occhi si vede tutto quello che ha passato. Lo senti nella sua voce. Potermi orientare con questo è stato il più grande dono per me, come attrice”. In Reese Witherspoon si era talmente immedesimata nel personaggio che quando sul set qualcuno chiamava “Cheryl”, spesso rispondeva insieme alla Strayed.
L’autrice del libro è rimasta molto colpita dalla prospettiva che la Witherspoon ha dato al suo ruolo. “Prima dell’inizio delle riprese abbiamo passato molto tempo insieme a parlare delle nostre vite, e penso che, come ogni artista, lei stesse cercando il modo di appropriarsi del ruolo. Ho condiviso con lei tutte le mie storie sul Sentiero, le storie della mia vita, e lei ha fatto lo stesso con me. Ci siamo veramente conosciute a vicenda. Mi viene da descrivere Reese come una cercatrice. E’ una persona con i piedi sulla terra, ma anche molto intelligente e saggia.”
Sul set la Strayed è stata presa alla sprovvista da quanto tutto diventava realistico. “Quando è stata girata la scena in cui Reese si lascia cadere in ginocchio e piange, io me ne stavo in piedi dietro i monitor, guardando lei che lo ripeteva per quattro o cinque ciak, e piangevo come lei, ogni volta”, racconta la scrittrice. “Era così strano, sapevo perfettamente chi era lei in quel momento perché così mi ero sentita veramente io nella realtà, eppure era anche Reese, in quel ‘suo’ momento in cui l’universo la spingeva in ginocchio. E’ il potere dell’arte”.

Degni di nota i rimandi e le citazioni letterarie che Cheryl/Reese sente propri (Flannery O’Connor o Emily Dickinson, tra i tanti) e le musiche  dove spiccano, su tutti, Bruce Springsteen e Leonard Cohen che scandiscono le diverse tappe del lungo viaggio lungo le creste del Pacifico e dentro se stessa.

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