‘The 50 year argument’ di Martin Scorsese.

Dal 30 Aprile al Nuovo Cinema Aquila il documentario di Martin Scorsese che – nel raccontare i 50 anni della mitica ‘New York Review of Books’ – rinnova la collaborazione avviata con la Cineteca di Bologna a seguito del grande successo dell’edizione restaurata di ‘Barry Lindon’. Il film resterà in programmazione fino a Mercoledì 6 Maggio.

50yaUna rivista che è un mito, capace di raccogliere cultori in tutto il mondo. È la “New York Review of Books”, alla quale Martin Scorsese ha dedicato il suo nuovo documentario “The New York Review of Books: A 50 Years Argument.

“Quando abbiamo fondato la rivista non volevamo far parte del sistema – dice Bob Silvers, direttore della “New York Review of Books – anzi, volevamo tentare di sondare i meccanismi e la sincerità del sistema, fosse esso politico o culturale”.
Sin dalla nascita, avvenuta più di cinquant’anni fa durante lo sciopero dei giornali del 1963 a New York, la più importante rivista culturale degli Stati Uniti ha perseguito il suo obiettivo con rigore, con uno stile unico e non senza suscitare controversie. “The New York Review of Books”: A 50 Year Argument, diretto da Martin Scorsese e dal suo fedele collaboratore David Tedeschi, cavalca le onde della storia letteraria, politica e culturale proprio come ha fatto la celebre rivista. Provocatorio, eccentrico e incendiario, il film intreccia rari materiali d’archivio, interviste ai collaboratori, estratti da opere di autori emblematici quali James Baldwin, Gore Vidal e Joan Didion e filmati originali girati nella redazione della “Review”, nel West Village. Queste scene riflettono l’instancabile attività di una rivista che, trascorsi i suoi primi cinquant’anni, si sente ancora piena di energia come il suo fondatore, Bob Silvers. Il confronto e la discussione intelligente sono nel suo DNA, come illustrano nel film la polemica tra Vidal e Norman Mailer a proposito della liberazione della donna, la geremiade di Mary McCarthy contro l’egemonia americana in Vietnam, l’inchiesta di Mark Danner sull’uso degli interrogatori estremi durante la guerra in Iraq e l’analisi del movimento Occupy svolta da Michael Greenberg. Il reading di Joan Didion, che in occasione delle recenti celebrazioni per il cinquantesimo anniversario della “Review” alla Town Hall di New York ha ripercorso il suo lucidissimo saggio sul Central Park Jogger Case del 1989, esemplifica l’impostazione del film: onorare gli autori, onorare la scrittura e l’impegno della rivista a rivelare la verità in tutta la sua complessità. Il film riesce a cogliere la forza con cui le idee determinano la storia. “Le riviste non cambiano il mondo” dice il saggista Avishai Margalit, “ma influenzano il clima intellettuale come il cavallo degli scacchi, una mossa in avanti e poi di lato, senza seguire una linea retta”.

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