Belli di papà, è ora di rimboccarsi le maniche.

Non capita tutti i giorni vedere un padre chiedere scusa ai suoi figli. Un uomo che per lavoro ha sempre trascurato i suoi affetti e che improvvisamente trova la consapevolezza di aver cresciuto un gruppo di ragazzi viziati e completamente senza morale. E’ quello che accade a Diego Abatantuono in “Belli di Papà”, una commedia diretta dal regista Guido Chiesa, che vede protagonisti Matilde Gioli, Andrea Pisani, Francesco Di Raimondo, Marco Zingaro, Antonio Catania, Barbara Tabita e, per la prima volta al cinema, Francesco Facchinetti. “Belli di Papà” prodotto da Medusa, arriverà al cinema dal 29 ottobre, distribuito da Colorado.

Il film è la cronaca di una messinscena a fin di bene architettata da Vincenzo Liuzzi (Abatantuono), un ricco industriale milanese, figlio di emigrati pugliesi. Vedovo con tre figli tra i 20 e i 25 anni: Matteo (Andrea Pisani), Chiara (Matilde Gioli) e Andrea (Francesco Di Raimondo) che sono superficiali, viziati e spendaccioni. Il socio di Abatantuono, Giovanni Guida (Antonio Catania), ricorda spesso a Vincenzo che, qualora lui avesse una disgrazia, i tre figli prenderebbero in mano le redini dell’azienda in quanto cointestatari. Quando Vincenzo è vittima di un lieve malore, l’industriale racconta ai tre di aver avuto un infarto, nella speranza di scuoterli dal loro stile di vita. Ma i ragazzi non mutano di una virgola il loro atteggiamento. Vincenzo decide allora di mettere in atto un piano per “riportarli alla realtà” e dare una direzione diversa alle loro vite: fa credere loro che il suo socio è fuggito all’estero lasciando un “buco” enorme e che lui e i figli stanno per essere arrestati per bancarotta. Tutti i conti e le carte di credito della famiglia sono stati bloccati, impossibile ogni fuga all’estero. L’unica chance a loro disposizione è quella di darsi alla latitanza. Come nascondiglio, Vincenzo sceglie la sua fatiscente casa natale nella città vecchia di Taranto, dove nessuno si sognerà mai di andare a cercarli. Ovviamente si tratta di un trucco, ma i ragazzi ci cascano e, come prevedibile, sono sconvolti. Anche perché il padre li informa che, per sopravvivere, dovranno cominciare a fare qualcosa che non hanno mai fatto in vita loro: lavorare. Costretti dalle circostanze, i tre si mettono alla ricerca di un mestiere e, attraverso un salutare bagno di umiltà, rivelano col tempo, ognuno in modo diverso, notevoli capacità di adattamento e iniziativa. Vincenzo è soddisfatto dalla svolta che è riuscito a imprimere alle loro vite. Ma qualcosa inizia a mettere in crisi il suo piano: da un lato, il padre scopre aspetti e problemi dei figli che ignorava del tutto; dall’altro, quel che è peggio, loro scoprono alcuni segreti che Vincenzo non avrebbe mai voluto rivelare. Insomma, poco a poco, il padre si rende conto che tutti i problemi dei figli, inclusi quelli per cui ha orchestrato la messinscena della bancarotta, hanno un’origine che lo riguarda molto da vicino.

Il tutto naturalmente è raccontato con i toni della commedia, non solo per i meccanismi, ma anche per la storia, i personaggi e l’ambientazione, nel solco di una certa commedia italiana capace di far divertire, ma anche riflettere, emozionare, persino commuovere. Oppure, per certi versi, se si guarda al mondo anglosassone, potrebbe far venire in mente titoli recenti come “Little Miss Sunshine” o “Come ti spaccio la famiglia”.

Il film è ispirato alla pellicola messicana “Nosotros Los Nobles” di Gary Alazraki. “Ho trovato il soggetto ricavato da Giovanni Bognetti per la versione italiana veramente intrigante – afferma il regista -, più incisivo e ben calato nel contesto del nostro Paese. Quando poi mi sono messo a lavorare con lui sulla sceneggiatura, ho puntato ad ampliare proprio il rapporto genitori/figli, un argomento che è sempre di attualità e che, in quanto padre di tre figli, ho sentito molto vicino. Un tema che è già stato affrontato innumerevoli volte, ma che qui trova una declinazione inedita, perfetta per una commedia”.

“Belli di papà – continua Guido Chiesa – ha l’ambizione di essere un film divertente e profondo, che analizza, da un certo punto di vista, un dibattito generazionale, in cui non si prende le parti di nessuno, ma si rappresenta il contesto, le difficoltà, i problemi, le vittorie e gli errori di entrambi, genitori e figli”.

Per il regista, ‘Belli di Papà’ “è un film diretto a un pubblico ampio: appassionati di commedia, ma anche coloro che vanno al cinema per trovare motivi di riflessione. È diretto ovviamente a un pubblico di genitori e figli, e io mi auguro che per una volta possano veramente andare insieme al cinema. E magari tornare a casa a discuterne! A ben vedere, è soprattutto un film che cerca di stare dalla parte dei giovani, non per adularli o sfruttarli commercialmente, ma perché, pur non essendo realizzato da “giovani”, cerca di stare dalla loro parte, di non giudicarli, soprattutto di non fare moralismi. Per carità, i problemi dei giovani esistono, bisogna parlarne, discuterne, ipotizzare soluzioni, ma oltre a detestare le categorie sociologiche (che cosa vuol dire “i giovani”? Sono tutti uguali?) penso che non serve a nulla continuare a dirgli “non dovete fare questo o quello” o “dovete essere così o cosà”: che utilità ha sbattergli in faccia frasi che hanno come unico, profondo messaggio “non siete come dovreste essere, siete sbagliati”? Chi sarebbe stato d’accordo – quando avevamo quindici, vent’anni – con chi parlava di noi come dei viziati, dei fannulloni, degli egoisti o peggio ancora dei degenerati? E poi, se i “giovani” sbagliano – ammesso e non concesso che lo facciano – è davvero tutta responsabilità loro o non dovremmo, prima di giudicare, farci un bell’esame di coscienza? Che modelli hanno avuto, in casa prima di tutto?”.

“Vincenzo, il mio ruolo – afferma Diego Abatantuono alla presentazione del film – è un padre che vuole essere differente da come è stato fino a quel momento. Il mestiere del genitore è difficile, è un’avventura da vivere con caparbietà e entusiasmo. L’educazione è un compito da dividere con tutti. Vincenzo vorrebbe educare ma finisce per essere educato a sua volta”.

“Col passare degli anni – sostiene Diego Abatantuono -, si va mitigando la cialtroneria dei miei primi film che era legata a quel tipo particolare di commedia dei primi anni ’80 e al mio personaggio del “terrunciello” meridionale emigrato al Nord. Attraverso gli anni sono passato a film più costruiti e solidi come “Marrakech express”, “Turnè”, “Il barbiere di Rio” o “Puerto Escondido”; si è modificata la cialtroneria ma è rimasta la voglia di raccontare un tipo di italiano che esiste davvero. Il cinema coglie sempre nell’attualità e nel presente e anche il personaggio che interpreto questa volta mi pare sia credibile e molto realistico. É importante che i film raccontino storie originali e straordinarie: quelli dove non succede niente non sono interessanti”.

“Una delle scene più buffe del film – afferma Diego Abatantuono – è stata quella in cui Vincenzo, il mio personaggio, doveva raccontare ai figli la sua prima esperienza sessuale, in un momento in cui tutti erano in vena di confidenze. Ovviamente non ho raccontato quello che mi è davvero accaduto nella vita, ma una verità possibile ed estremamente credibile, come spesso fanno i genitori quando si vantano da bravi Narcisi. Un problema dei padri, in particolare, è che tendono a mitizzare le proprie esperienze. Chissà perché nei ricordi ci si descrive come dei gran fighi. Poi quando si va a ricontrollare bene i dettagli, si scopre che in realtà i racconti del passato non poi molto diversi da quelli che potrebbero raccontare i figli…”.

Belli di Papà segna l’esordio cinematografico di Francesco Facchinetti, dopo un cameo sui generis in un episodio della serie tv “L’ispettore Coliandro” nei panni di un killer psicopatico. “Il mio – afferma Facchinetti – è un personaggio che aveva diverse caratteristiche in comune con me, a parte la deriva negativa che non mi apparteneva. Un pr di 40 anni che ha costruito il suo lavoro raccontando un mare di cazzate.. come fanno spesso tanti pr, è un imbonitore, un incantatore con l’eterno sorriso sulle labbra. Racconta a tutti di essere di origini nobili e tra le varie persone che riesce a circuire c’è la figlia del ricco imprenditore Vincenzo Liuzzi con la quale si è fidanzato. Vincenzo ha capito che Loris è un evidente scorretto, prova inutilmente a spiegarlo a sua figlia per metterla in guardia ma lei non vuole credergli e asseconda il suo presunto sogno d’amore mentre il furbo fidanzato sogna solo di sposarla per sistemarsi definitivamente. Quando la famiglia di Chiara sarà costretta a rifugiarsi in Puglia a causa di un presunto disastro economico Loris riesce a sapere che è stato il padre della sua ragazza ad inscenare la fuga per dare una lezione ai figli. Va quindi a minacciarlo di rivelare tutto perché è abile con la dialettica e Vincenzo alla fine dovrà sottostare al suo gioco sino ad un colpo di scena finale che non va
rivelato”.

“A mio parere – conclude l’attore, cantante e conduttore di talent tv – il film non è un atto d’accusa per i figli sfaticati, ma credo che se i ragazzi oggi sono viziati e non hanno spirito d’iniziativa non sia colpa loro, ma dei genitori che li hanno educati a stare troppo comodi; questo capita non solo nelle famiglie benestanti ma anche in quelle più modeste: i figli che vengono fatti crescere nella bambagia non combineranno mai niente nella vita”.

Per Matilde Gioli, “quando oggi si parla dei giovani si tende a descriverli come eterni pigri che vivono in casa a spese dei genitori e con la pappa pronta. Io invece questa cosa tra i miei coetanei non la vedo proprio. Non la vedo in campo universitario, professionale e sportivo. Vedo invece una generazione che ha voglia di fare e di crescere e che spesso si trova a faticare a causa di una società affatto facile ma che nonostante questo lotta per la propria indipendenza. Poi ovviamente ci sono anche giovani pigri o viziati ma non sono loro la maggioranza. E sono felice del messaggio positivo che lancia questo film”.

Tra gli attori compaiono per la prima volta la cinema anche alcuni ‘youtubers’. “Li ho coinvolti – spiega Chiesa – per motivi casuali e diversi. Andrea Pisani l’ho conosciuto sul set di Fuga di Cervelli di Paolo Ruffini a cui ho collaborato. Cane Secco piace molto ai miei figli che vedono tutti i suoi video e perche’ devo giudicarlo male? Se piace ai ragazzi un motivo deve esserci e la cosa mi incuriosisce. Stesso discorso per i Nirkiop. Fanno dei video utilizzando mezzi tecnici propri, scrivendosi le battute da soli e tanto altro. Questo va apprezzato ed e’ un fenomeno che merita di essere preso in considerazione”.

Tra questi figura Andrea Pisani, che abbiamo però già visto al cinema al fianco di Paolo Ruffini nel suo primo film ed in tv in Colorado: “Sono contento di essere stato chiamato e contento dell’aspetto di internet, anche perche’ mi coinvolge direttamente è ovvio. E’ bello vedere volti nuovi al cinema, volti nuovi anche tra quelli più giovani dove ultimamente si vedevano sempre gli stessi. E’ bello che venga dato spazio a chi si è messo in mostra facendo tutto da solo e partendo dalla propria cameretta per poi trovarsi ecco suo grande schermo. Questo è un segnale di crescita per i giovani molto importante”.

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