Era d’Estate, Falcone e Borsellino prigionieri.

Giuseppe Fiorello e Massimo Popolizio sono Paolo Borsellino e Giovanni Falcone in ‘Era d’estate’, un film di Fiorella Infascelli. Nel cast anche Valeria Solarino (Francesca Morvillo) e Claudia Potenza (Agnese Borsellino). La giovane attrice Elvira Camarrone interpreta Lucia Borsellino, Giovanni D’Aleo è Manfredi Borsellino e Sofia Langet è Fiammetta Borsellino.

Il film, prodotto da Domenico Procacci e Rai Cinema, è stato presentato nella preapertura della Festa del Cinema di Roma al museo MAXXI. La sceneggiatura è stata realizzata dalla stessa regista insieme ad Antonio Aleotti.

Era d’Estate è ambentato nell’isola dell’Asinara, nel 1985.

In una notte come tante sbarcano sull’isola Giovanni Falcone e Paolo Borsellino con le proprie famiglie. Il trasferimento è improvviso, rapido, non c’è nemmeno tempo di fare i bagagli, d’altronde la minaccia, intercettata dai Carabinieri dell’Ucciardone, è grave: un attentato contro i due giudici e i loro familiari partito dai vertici di Cosa Nostra.

È un’estate calda, come non se ne vedevano da tempo, e nella piccola foresteria di Cala D’oliva, i due magistrati e le loro famiglie vivono completamente isolati dalla piccola comunità di civili dell’Asinara, controllati a vista da una pilotina e dalle guardie penitenziare. Una condizione che non tutti riescono a sopportare. Così accade che Lucia, la figlia più grande dei Borsellino, cada lentamente in uno stato di così grande malessere che dovrà essere riportata a Palermo, dove Paolo, imponendosi ai suoi superiori, la accompagnerà. Così accade che Manfredi, scosso anche da quello che è successo alla sorella Lucia, si avventuri in una fuga senza meta alla scoperta dell’isola, e verrà ritrovato in mezzo ai detenuti che distribuisce nutella e racconta barzellette. Passano i giorni, ci si organizza, i rapporti a poco a poco fra tutti diventano più intimi, ed è come se quella vacanza obbligata desse modo ad ognuno di scoprire l’altro. Così trascorre un mese fatto di notti insonni, di sorrisi, di scherzi, di pensieri, una lunga, inaspettata tregua in attesa di riprendere il lavoro, in attesa che il ministero fornisca le carte per continuare la stesura dell’ordinanza-sentenza del maxi processo, il capolavoro di Falcone e Borsellino che affermerà una volta per tutte che la mafia esiste e ha un nome “Cosa Nostra”. Finalmente le carte arriveranno, Paolo e Giovanni ricominceranno a lavorare giorno e notte e una nuova, sconosciuta armonia sembra nascere in quell’angolo di mondo, un’inedita serenità familiare che potrebbe durare anche per sempre.

Invece poi succede che rientrato il pericolo, arriva l’ordine di tornare di nuovo Palermo. E, nello stesso modo improvviso in cui erano partiti, così all’improvviso devono ripartire. Tornare verso Palermo. Tutti verso l’inesorabile sorte che li colpirà nel 1992.

“Antonino Caponnetto raccontava che i due giudici, durante il soggiorno all’Asinara, non avevano con loro le carte del maxiprocesso di Palermo, e che quindi per molti giorni non poterono lavorare – ha spiegato Fiorella Infascelli che in passato ha lavorato al fianco di Giuseppe e Bernardo Bertolucci, Pier Paolo Pasolini e Nanni Loy – È stato questo dettaglio a farmi venire l’idea del film. Immaginare Falcone e Borsellino a tre mesi dall’inizio di uno dei più grandi processi del secolo, con l’ordinanza da finire, costretti a non lavorare. Costretti a quell’esilio”.

“Ho conosciuto Agnese Borsellino e i figli. Ho letto molto. Ho incontrato le persone che li conoscevano. Così sono nati i dialoghi del film, che con Antonio Leotti abbiamo reinventato. Della loro vacanza non avevamo nulla”, dichiara la regista. Nei dialoghi tra Falcone e Borsellino mentre preparano l’ordinanza si ascolta dell’omicidio Mattarella e di una lettera alla prima moglie ormai scomparsa di dalla Chiesa.

“Mi sono tremati i polsi subito quando mi hanno proposto questa storia. Mi ha confortato la sceneggiatura, che mi ha fatto sentire sicuro”, dice Beppe Fiorello che interpreta Borsellino. “Oltre la sceneggiatura ciò che confortava è che il film non raccontava tutta la vita, ma un segmento particolare della vita, come se fosse un interludio, una bolla della loro vita. Si trattava di lavorare non sul macro ma sul micro”.

“Falcone – afferma Popolizio – è un personaggio che racconta barzellette ma è anche malinconico”. “Nel film aleggia il senso di morte e di paura, ma sia Falcone che Borsellino erano persone ironiche”, aggiunge la Infascelli, che ritrae i giudici insieme in primi piani incredibilmente simbolici. La forza del film è che i due giudici, diversi in tante cose, in primis la fede politica, si ritrovano a vivere sotto lo stesso tetto con le loro famiglie. “Lo Stato tenendoli all’Asinara in quel momento li ha salvati”, sottolinea la regista.

“Ho voluto fare un film semplice, quasi geometrico – spiega la regista durante l’incontro con la stampa -. Volevo unire la sensazione di paura e di morte che accompagnava sempre i due magistrati con una di leggerezza, seguendoli nei loro momenti di ironia. Per fare questo mi ha aiutato anche il luogo: abbiamo girato 40 giorni nella foresteria dove i magistrati sono stati rinchiusi veramente”.

La Infascelli si è documentata molto e ha raccontato una storia verosimile, apprezzata anche dai parenti di Borsellino. “Hanno visto il film e alla fine erano contenti”, assicura.

Non si sa ancora quando uscirà il film. “Era stata programmata un’uscita nei primi mesi del 2016 – afferma il produttore Domenica Procacci -, ma abbiamo accettato l’invito di Antonio Monda alla Festa del cinema di Roma e questo ci ha posto l’interrogativo se anticipare l’arrivo in sala nelle prossime settimane”.

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