The End of the Tour.

Al cinema “The end of the tour” aka “Un viaggio con David Foster Wallace”, il film biografico sullo scrittore padre di una parte del postmodernismo, diretto dal regista James Ponsoldt (già visto in “The Spectacular Now”) e scritto dal vincitore del premio Pulitzer Donald Margulies. La pellicola esce proprio a pochi giorni di distanza dalla ricorrenza del ventennale della pubblicazione di “Infinite Jest” (il romanzo forse più importante di Foster Wallace).

The-end-of-the-tourIl film è interpretato da Jesse Eisenberg nei panni dello scrittore e giornalista David Lipsky e da Jason Segel in quelli dello scrittore David Wallace, la sceneggiatura invece è basata sul libro di Lipsky “Come diventare se stessi”, pubblicato dopo il triste suicidio di Wallace nel 2008.

Il plot è presto servito. Nell’inverno del 1996 due giovani uomini intraprendono (senza conoscersi) un viaggio di cinque giorni. Uno dei due è un giovane scrittore e giornalista del settimanale Rolling Stone, David Lipsky che invece di scrivere un articolo su una boyband, ha deciso di intervistare uno scrittore con un reportage (cosa inedita per il settimanale). Il secondo invece è lo scrittore fenomeno del momento: David Foster Wallace. Il migliore spettatore attivo e voce della propria generazione nell’America di metà anni ’90.

“The End of the Tour” non è altro che il racconto filmato dell’intervista di cinque giorni che il reporter del Rolling Stone ha svolto (“on the road”) all’acclamato scrittore David Foster Wallace durante le ultime date del booktour di “Infinite Jest”.

Con il passare dei giorni (e delle domande) sembra venir fuori un intenso rapporto tra i due che si scoprono a vicenda e iniziano anche a fidarsi man mano l’uno dell’altro, tra gesti quotidiani e prove dialettico-intellettuali. Entrambi stanno cercando di capire che posto occupare nella propria vita e nel proprio contesto. La sorte ha voluto che l’intervista non venne mai pubblicata e i nastri audio finirono nell’armadio di Lipsky per poi ricomparire alla vigilia della morte dello scrittore.

Il film è un lungo flashback basato sul libro di memorie di Lipsky.

Wallace, classe 1962, è stato una delle figure più importanti ed influenti della letteratura americana degli ultimi 30 anni. Libri come “Infinite Jest”, “Una cosa divertente che non farò mai più” e “La ragazza dai capelli strani”, oltre a rivoluzionare la narrativa post-moderna contemporanea, ha dato il “La” per il substrato di quella sotto-cultura hipster che ha caratterizzato gli ultimi anni.

La colonna sonora è di alto livello con Danny Elfman, Tindersticks e l’immancabile Brian Eno.

Qualche piccola critica che possiamo fare al film è quella di lasciare un sapore di prevedibilità che pervade tutto il film, senza catturare il mordace stile di Wallace, spesso ironico e graffiante e piantando un tono depressivo che ai feroci lettori dello scrittore non ha reso giustizia.

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