Roma e la Pop Art al museo Macro.

Si apre in questi giorni al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma e sarà in programma fino al prossimo 27 novembre la mostra “ROMA POP CITY 60-67”, curata da Claudio Crescentini, Costantino D’Orazio, Federica Pirani, con un comitato scientifico composto tra gli altri da Nanni Balestrini, Achille Bonito Oliva, Maurizio Calvesi e Andrea Cortellessa.Roma pop city al Macro

L’esposizione che troveremo è molto ricca con oltre 100 opere fra dipinti, fotografie, installazioni e anche film d’artista e documentari, recuperati grazie alla collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia.

Le opere hanno come protagonista la Roma degli anni ’60, rivista mediante l’immaginario e la trasposizione visiva dapprima degli artisti della cosiddetta Scuola di piazza del Popolo e poi da molti altri artisti gravitanti la suddetta scuola e le gallerie del centro, coinvolti chi più e chi meno col macrogenere che investì l’intero mondo in quegli anni: la Pop art.
“Pop”, una denominazione che molti degli artisti coinvolti nella mostra hanno poi rifiutato ma che storicamente, ancora oggi, caratterizza e codifica quell’epoca e quelle scelte stilistiche.

macro popDal punto di vista artistico, si tratta innanzitutto di uno dei momenti più esaltanti per la città di Roma, ricca di stimoli intellettuali e sperimentazioni, grazie all’intensa attività culturale di artisti quali Franco Angeli, Nanni Balestrini, Gianfranco Baruchello, Mario Ceroli, Claudio Cintoli, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Jannis Kounellis, Titina Maselli, Pino Pascali, Mimmo Rotella e su tutti Mario Schifano.

Questi artisti in mostra non faranno altro che riappropriarsi di una città eterna in rapido cambiamento, trasformandone, mediante un loro immaginario visivo, i suoi spazi, le sue componenti urbane, le pubblicità, ma anche i monumenti, la natura, prendendo in prestito dalla Pop Art anglo-americana teorie e forme, superando la corrente Informale degli anni ’50 e riprendendo prototipi artistici del primo Novecento quali il Futurismo e la Metafisica. Godiamoci allora “ROMA POP CITY 60-67”, in attesa di una ulteriore mostra che il MACRO dedicherà al cinquantenario dell’anno simbolo “della rivoluzione”, anche visuale, il “Sessantotto”.

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