Sconnessi, siamo tutti smartphone dipendenti

Sarà sicuramente capitato anche a voi, camminando per strada o seduti in metropolitana di constatare gli effetti più o meno devastanti della rivoluzione digitale occorsa negli ultimi anni e dovuta al radicale cambiamento dei mezzi di comunicazione. Tutti siamo dipendenti dallo smartphone.

La ‘nomofobia’ indica “lo stato ansioso che si manifesta quando non è possibile usare il telefono cellulare”, un recente studio stima che a soffrirne sia addirittura il 66% della popolazione*.

Da questa premessa nasce ‘Sconnessi’: cosa succederebbe se improvvisamente, delle persone appartenenti alla stessa famiglia, e quindi consapevoli di conoscersi a fondo, si rendessero conto che invece di essere vicini come credono, fossero al contrario piuttosto lontani, o quantomeno capaci di interagire tra di loro solo attraverso una chat, un social network, un SMS? Cosa sarebbe disposto a fare un padre di famiglia, pur di rimettere tutti i suoi cari seduti su un divano con un gioco di società sul tavolino?

Nella nuova commedia di Christian Marazziti, già autore di E-bola, sarà l’assenza di connessione a mettere a nudo i protagonisti, con le loro insicurezze, segreti e contrasti, dando vita a conseguenze inaspettate ed esilaranti.

Ettore (Fabrizio Bentivoglio), noto scrittore, guru dell’analogico e nemico pubblico di internet, in occasione del suo compleanno porta tutta la famiglia nel suo chalet in montagna, e cerca di creare finalmente un legame tra i suoi due figli, Claudio (Eugenio Franceschini), giocatore di poker on line, e Giulio (Lorenzo Zurzolo), liceale nerd e introverso, con la sua seconda moglie, la bella, giovane e un po’ ‘naif’ Margherita (Carolina Crescentini), incinta al settimo mese. Al gruppo si uniscono anche Achille (Ricky Memphis), fratellastro di Margherita appena cacciato di casa dalla moglie, e Tea (Giulia Elettra Gorietti), giovane fidanzata di Claudio e devota fan di Ettore. Arrivati allo chalet, trovano Olga (Antonia Liskova), l’affidabilissima tata russa, con la figlia Stella (Benedetta Porcaroli), adolescente dipendente dai social network. A sorpresa arriva anche Palmiro (Stefano Fresi), il fratello bipolare di Margherita e Achille, fuggito dalla casa di riposo. Quando il gruppo rimane improvvisamente senza connessione internet, tutti entrano nel panico…e le conseguenze saranno rocambolesche. I segreti e le convinzioni dei protagonisti verranno presto ribaltate, la “sconnessione” li metterà di fronte a tutte le loro insicurezze e dovranno resettare e ripartire.

Il film prodotto da Camaleo in collaborazione con Falcon Productions e distribuito al cinema da Vision, arriva nelle sale dal 22 febbraio.

“Inutile – afferma il regista – sottolineare che la “e-mail” è forse la più grande invenzione del nostro tempo, ovviamente correlata alla grandezza di Internet e alle sue potenzialità. Una cosa è certa, che se attraverso i cellulari, il nostro modo di comunicare era sostanzialmente cambiato, con l’avvento degli smartphone la connessione tra le persone ha raggiunto sicuramente un’efficacia e una sistematicità che sono oramai diventate assolutamente imprescindibili per la vita di ognuno di noi. Probabilmente, nessun libero professionista sarebbe più in grado di portare avanti il proprio lavoro, di gestire la sua attività, o anche solamente di essere collegato alla sua famiglia senza avere il suo telefono intelligente tra le mani. Gli smartphone, così come sostiene qualcuno (in Perfetti Sconosciuti, film cult di Paolo Genovese), sono diventati la vera e propria scatola nera della nostra vita. Ovviamente, ogni rivoluzione, che sia di tipo digitale o che sia di tipo politico o addirittura industriale, non è mai solo ed esclusivamente un grande cambiamento, ma è un vero e proprio incontro tra passato e futuro. Ogni grande innovazione tecnologica ha sempre soppresso il passato, ed aperto porte e spiragli sul futuro. Non fu proprio Henry Ford a dire che l’automobile era semplicemente una moda momentanea e che presto tutti si sarebbero resi conto che le merci e le persone potevano tranquillamente continuare ad essere trasportate in groppa ad un cavallo o ad una carrozza? Non fu proprio Edison ad essere deriso, nel momento in cui sosteneva che la lampadina al tungsteno avrebbe cambiato il modo di illuminare la casa, l’industria, la vita? Come si suol dire, le ultime parole famose. È anche vero che, ogni rivoluzione che apporta un grande cambiamento, nel tempo, rivela i pro ed i contro del nuovo stato di fatto. In riferimento alla rivoluzione digitale, questa capacità di essere sempre connessi e per certi versi collegati alle persone che amiamo, con cui lavoriamo, o che semplicemente frequentiamo nel nostro tempo libero, ha sicuramente ridotto il tempo tecnico con cui comunicare, ma ha sicuramente ampliato le distanze tra le persone”.

sconnessi 3“Molti sociologi – continua Christian Marazziti – gridano già allo scandalo, quando passano vicino ad un tavolo di un pub e di venti persone sedute, molto spesso nessuno parla, ma tutti comunicano, persi nel proprio dispositivo mobile. Connessione e alienazione. Questa capacità di essere prossimi a qualcuno, nel tempo che impiega un messaggio ad uscire dal nostro dispositivo e ad entrare in quello del nostro dirimpettaio, sembrerebbe quasi aver annullato la necessità di ricerca del prossimo ed allo stesso tempo sembrerebbe aver annullato in qualche modo la vecchia capacità di incontrarsi, in un bar del centro, magari in un pomeriggio piovoso, con il solo scopo di relazionarsi e di chiacchierare occhi negli occhi. Per quanto la tecnologia odierna ci consenta addirittura di video chiamarci, questo processo sta ottenendo risultati controversi e che sono argomento di dibattito dei grandi studiosi delle masse e delle abitudini del nostro tempo”.

Sconnessi è un film che vuole farci riflettere su cosa siamo diventati e che vuole evidenziare come i dispositivi mobili siano ormai un vero e proprio prolungamento della nostra mente, e in qualche modo, paradossalmente, anche delle nostre azioni. Sconnessi è un plot innovativo, dal cui soggetto si è stesa una sceneggiatura (di Christian Marazziti, Michela Andreozzi, Massimiliano Vado, Fabrizio Nardi e Gianluca Tocci) ricca di colpi di scena e volta a farci riflettere su come si possa effettivamente vivere bene, e ritrovare il piacere di una serata passata a chiacchierare davanti ad un caminetto acceso, senza necessariamente dover postare una fotografia, un video. Se prima le foto erano oggetti unici, venivano conservate nel tempo, ingiallivano, ed ogni volta che le ritrovavamo facevamo un tuffo nel passato, la capacità di raccogliere immagini di quest’epoca ha quasi ucciso il fascino della Polaroid. I protagonisti del nostro film faranno il loro percorso, si ritroveranno sconnessi sul cucuzzolo di una montagna, ma scopriranno che le distanze tra le persone non possono essere colmate da un impulso elettronico, bensì possono crescere ed evolversi solo grazie al contatto umano. Una frase, una parola dolce o cattiva, o solamente uno sguardo, sono veri solo se ci si guarda profondamente negli occhi. Tutto il resto dovrebbe rimanere un gioco, ma forse anche in questa occasione gli esseri umani si sono lasciati prendere la mano.

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Cosa pensano gli interpreti del film di questa paura di rimanere sconnessi? “E’ un problema grande come la glaciazione. Ci vorrà un cinquantennio per imparare a utilizzare in modo sano i social. Io penso che sia importante anche levare ai genitori i cellulari o tablet come via di fuga ad un buon dialogo con i propri figli”, dice Stefano Fresi. Per Memphis invece la preoccupazione è per suo figlio di dodici anni: “Già smanetta con il cellulare e cerco di controllarlo e di dargli dei limiti dandogli un esempio. D’altronde quando c’è una dipendenza c’è sempre dietro il bisogno di riempire un buco e qualcosa che manca”.

“Non ho profili social e sconsiglio di aprirli perché sono pericolosi per se stessi e per gli altri. Inoltre non capisco questa mania di pubblicare qualsiasi battito di ciglia”. Parola di Fabrizio Bentivoglio.

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