Ad Astra, Brad Pitt verso le stelle

Brad Pitt è stato un guerriero spartano, un soldato della seconda guerra mondiale, un bullo e un picchiatore ma fino a Venezia 76 non era mai stato un’astronauta, come nell’attesissimo ‘Ad Astra’ diretto dal grande James Gray e prodotto dallo stesso Brad Pitt.

“Per aspera ad astra” è una frase latina che vuol dire “Attraverso le avversità, verso le stelle”.

ad astra brad pittUn film intimista di fantascienza, con al centro della narrazione il sogno dell’Uomo di spingersi tra le stelle e trovare altre forme di vita nell’universo. Brad Pitt è il maggiore Roy McBride, il suo valore indiscutibile è il riflesso della fama raggiunta da suo padre, il comandante Clifford McBride (Tommy Lee Jones), un eroe delle missioni spaziali dato per disperso quando Roy era ancora un bambino, al culmine di una importante missione spinta fino a Saturno.

Roy viene mandato in missione per raggiungere il padre e cercare di comunicare con lui. Inizia così un lungo viaggio tra le stelle che si trasforma in un percorso alla scoperta di se stesso, dei limiti della sua umanità e dell’origine del suo modo di essere: il mistero legato al padre è, infatti, lo spunto che il regista utilizza per definire uno spazio psicologico in cui il suo eroe diventa l’emblema di una solitudine radicale, il bisogno dell’Uomo di non sentirsi solo nell’universo.

Un film che si prende tempi e spazi siderali tra le basi spaziali, con una corsa tra rover sul terreno lunare (degna di Mad Max o Fast and Furious) e la “grande biglia blu”, la Terra.

“Sono stati svezzato con i film degli anni ’70, dove prevalevano i personaggi complessi, che non erano spesso né buoni né cattivi, ma semplicemente erano umani. A me piace questa complessità, perché nel mondo non tutto è bianco o nero”. Così si è espresso Brad Pitt, durante la conferenza stampa di presentazione alla Mostra di Venezia dove il film era in concorso.

“Il motivo che mi ha spinto a fare questo film, così intimista seppur adagiato sullo sfondo più grande che si possa immaginare, ovvero lo spazio, è da ricercare proprio nel fatto che la storia e il mito iniziano sempre nel microcosmo del personale”, dice James Gray: “Tra le cose più belle del cinema c’è proprio questa combinazione continua di tutte le arti, dalla pittura alla danza, dalla fotografia alla letteratura. Sarò vecchio stile, ma credo molto nella narrativa e per questo mi piace rubare dai migliori: ‘Moby Dick’ di Melville, ‘Cuore di tenebra’ di Conrad, tutto ciò che è vecchio torna come nuovo. Sono temi che non hanno tempo, non smetterò mai di credere nella forza del Mito, e alcuni elementi archetipici per me sono fondamentali ancora oggi per fare i film”.

ad-astraRacconta Gray: “C’è una frase di Arthur C. Clarke (autore di 2001: Odissea nello spazio) che dice: “Potremmo essere soli nell’universo o potremmo non esserlo: ma entrambe le prospettive sono ugualmente terrificanti”. Riflettendoci, non avevo mai visto un film che racconta la solitudine degli esseri umani in questo senso. Ho pensato di unire questa idea alla storia di una persona che compie esperimenti ad alto rischio nello spazio, e la mia storia ha iniziato a prendere forma. Il governo invia una delegazione che cerca di negoziare con quest’uomo, e a quel punto ho pensato di inserire l’elemento mitico del rapporto fra padre e figlio… Questa è stata la concatenazione dei pensieri che mi ha portato a concepire la trama del film”.

Interpretato anche da Donald Sutherland, Ruth Negga e Liv Tyler, Ad Astra sarà nelle sale italiane dal 26 settembre, distribuito da 20th Century Fox.

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