Stasera ve le canto io a teatro

Dopo il debutto dello scorso giugno 2019, torna in scena allo Spazio 18b di Roma, dal 16 al 19 gennaio, “Stasera ve le canto io”, monologo musicale brillante, scritto da Felice Maria Corticchia e Manfredi Russo, del quale lo stesso Russo si fa interprete e regista. Al sui fianco la splendida Roberta Leo.

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Tra note di repertorio swing e jazz, che strizzano l’occhio al grande varietà degli anni Cinquanta, e alcune punte drammatiche, l’attore palermitano si addentra in tematiche sociali, talvolta scottanti. Sulla scena si alternano momenti di vita quotidiana e riflessioni sulla società attuale a situazioni autobiografiche spesso ironiche e autoironiche.

Sul palcoscenico si susseguono risate e qualche provocazione, ma sempre con garbo e umorismo. Una satira delicata che consente all’interprete di parlare con tatto di mafia e femminicidio, dell’emergenza clochard e dell’abusivismo edilizio, raccontando anche un po’ la sua storia, i suoi esordi, la passione per il cinema, la gioventù trascorsa in Sicilia, gli omaggi ai suoi idoli artistici.

“Stasera ve le canto io” è un inno al non immobilismo, nato con l’intento di scuotere l’ indifferenza sociale senza toni aggressivi; piuttosto cerca di abbracciare più questioni civili e sociali attraverso l’unione delle arti: la danza, la musica e il teatro. Infatti, impreziosiscono i testi e le canzoni del recital le coreografie della danzatrice Roberta Leo, che porta una ventata di freschezza con sensualità giocosa e fanciullesca. Il M° Ruben Baiocco, invece, accompagna alla chitarra i monologhi più drammatici, rievocando magistralmente brani del repertorio cinematografico. La consulenza musicale è affidata al M° Alfredo Sirica. “Credo che questo spettacolo sia l’unione delle arti”, annota Manfredi Russo. “ Non è solo un messaggio sociale e un invito all’impegno civico attraverso l’utilizzo del sorriso. È qualcosa di diverso. C’è una differenza sostanziale tra una risata e un sorriso. Qui si sorride, magari non si ride a crepapelle, ma si sorride tanto. E si riflette. Tra impatto emotivo e dimensione onirica”

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