La vera storia di Luisa Bonfanti

Livia Bonifazi e Stefano Pesce_paint_CCLa vera storia di Luisa Bonfanti racconta la breve vita dell’attrice romana, nata nel dopoguerra, tra le baracche a ridosso dell’Acquedotto Felice, e morta il 10 giugno 1984, a poche ore da Enrico Berlinguer.
Luisa Bonfanti, interpretata da una poliedrica Livia Bonifazi, è un personaggio di finzione assolutamente verosimile. Attraverso filmati, articoli e ricordi di quanti l’avrebbero conosciuta, come Maselli, Scola e Spoletini – che interpretano loro stessi nel film – la pseudo-biografia di Luisa Bonfanti prende forma, tanto da far diventare reale un personaggio di finzione.
Livia Bonifazi _la famiglia_CCIl regista Franco Angeli ha deciso di raccontare la donna nell’istante del suicidio quando, colta a guardarsi indietro, cercando le ragioni della sua esistenza, ripensa alla sua vita bruciata velocemente e ormai quasi interamente consumata. Dall’infanzia al Mandrione all’incontro con Pasolini; dagli anni dell’impegno politico e del cinema militante alla storia d’amore con un pittore della scuola di Piazza del Popolo, fino alla perdita di ideali e all’ingresso, quasi accidentale, nel cinema pornografico. Livia Bonifazi ha la capacità di rendere credibile il momento in cui il proiettile, uscito con un lampo dalla canna fumante della pistola, arresta improvvisamente la sua corsa, e rimane a galleggiare in aria a metà strada tra l’arma e la testa della donna. Sospeso, quasi immobile, se non fosse per quel leggero fluttuare. E’ l’attimo in cui tutto si ferma, si congela. L’istante in cui – compresso in quel milionesimo di secondo – il tempo esplode. Luisa cerca le ragioni della sua esistenza e per farlo ci chiama in causa, raccontando attraverso le vicende della sua vita, gli avvenimenti che hanno colpito un’intera generazione di italiani. Vera e propria opera di sperimentazione del linguaggio cinematografico, La vera storia di Luisa Bonfanti è un insieme armonico di più formati e stili – Livia Bonifazi canta anche cinque canzoni scritte da Fabrizio Gatti – tanto da rendere l’opera assolutamente unica e originale.
“Volevo amalgamare più linguaggi – racconta Franco Angeli – mettere insieme più formati, per questo ho fatto del digitale la materia espressiva di più stili: il bianco e nero, il colore, la fiction, il documentario, il repertorio, il videoclip. Il digitale – e la sua principale natura, l’elaborazione – ci consente di far convivere frammenti provenienti da matrici diverse, di dare unità a materiali eterogenei”.

Livia Bonifazi_valigia_CC

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