Il cielo in me.

In occasione della Festa del Cinema 2014, dall’8 all’11 maggio presso il MIC – Museo Interattivo del Cinema di Milano, Fondazione Cineteca Italiana propone “Il cielo in me. Vita irrimediabile di una poetessa. Antonia Pozzi (1912 – 1938)”, un film documentario di Sabrina Bonaiti e Marco Ongania dedicato alla vita di Antonia Pozzi. Le poesie, le lettere, le pagine di diario, le fotografie, rappresentano un lascito straordinario, una “voce” altissima capace ancora di emozionare per la modernità delle sue parole.1

Antonia Pozzi nasce a Milano il 13 febbraio del 1912 da una famiglia di origini aristocratiche.
L’amore per la montagna è precoce e assoluto, ma è nel capoluogo che Antonia respira e assorbe una cultura alternativa a quella ufficiale, imbrigliata dalla censura fascista. Il valore della sua poesia non è riconosciuto, e l’impatto sempre più drammatico con la storia e le vicende politiche di quegli anni sono un altro elemento di sofferenza che la porteranno al suicidio.

C’è in Antonia Pozzi una vocazione precoce, un’urgenza interiore indomabile che la spingerà con tutta se stessa verso la poesia. La sua complessa modernità consiste nell’alternare, in uno sconvolgente e velocissimo saliscendi emotivo, momenti di perfetta consonanza con la natura, di metafisica e a tratti religiosa contemplazione, con i momenti cupi e disperati di una “troppa vita” che premeva da dentro e che travolgeva schemi e convenzioni sociali.
Nel film Antonia Pozzi viene raccontata attraverso il suo percorso poetico e interiore, utilizzando le poesie, le lettere, le pagine di diario e le numerose fotografie. Ci sono anche filmati d’archivio in 8 millimetri che ritraggono Antonia in alcuni momenti di vita quotidiana. Questo materiale, in parte completamente inedito, costituisce nel film una sorta di dialogo con il passato, con l’immagine autentica di Antonia e del suo tempo. Il film documentario è il ritratto di una poetessa e di una giovane donna di grande talento e sensibilità, che ha cercato di vivere nel modo più intenso e completo possibile, scontrandosi con le rigidità familiari e culturali. La poesia è stata per lei il luogo sacro in cui raccontare il proprio sé più autentico e appassionato, forte e nello stesso tempo dolente, pieno di vita, anche se in costante dialogo, sin da giovanissima, con la morte. Attraverso le sue poesie e le immagini da lei scattate, è stato ricostruito anche il suo rapporto con Pasturo, con la gente semplice di montagna, con i poveri della periferia milanese.

Il film propone un viaggio intimo nella vita, nelle emozioni, nei pensieri più profondi di Antonia Pozzi. Sono state intervistate le persone che l’hanno conosciuta, studiata e amata, in particolare Lucia Castelletti, ultranovantenne, che è stata sua compagna di giochi a Pasturo.

2Quando una donna sceglie la libertà, deve quasi sempre pagare un prezzo molto alto. Antonia Pozzi ha scelto di vivere intensamente, dal di dentro, ha amato con tutta se stessa senza calcoli esenza tatticismi, ha gioito della bellezza della natura e della purezza della montagna e ha sofferto la perdita, l’abbandono, la mancata comprensione della sua poesia con la stessa tragica lucidità e profondità con cui ha intravisto l’abisso nel quale un’intera generazione stava precipitando.

Le poesie, le lettere, le pagine di diario, le fotografie, rappresentano un lascito straordinario, una “voce” altissima capace ancora di emozionare, scuotere, sconvolgere gli uomini e le donne di oggi. Le sue parole sono modernissime, così come le scelte esistenziali, i suoi moti di rabbia, i momenti di sconforto e di insicurezza, le prese di posizione nei confronti di un mondo culturale dominato dal modello maschile.

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