Io i festival li odio.

Io i festival li odio. A meno che non siano a Venezia. Lì stai per dieci giorni in una bolla dove nessuno ti rompe, e il tuo stato psicofisico si altera, a causa della visione di 5-6 film al giorno, arrivando alla fine con una specie di stress post-traumatico da guerra in Afghanistan. Non è il caso di Roma. Sarà che è la città dove vivo, che la selezione non è spettacolare e, soprattutto, non ci sono feste. In più, devi conciliare la tua vita di tutti i giorni con una routine da festival, e la cosa è alquanto impossibile.

ACC_4238Lasciando perdere i miei disagi personali, comincerò a parlare dei primi film che ho visto nelle giornate iniziali del Festival. Tra la sponsorizzazione dell’Unicef e l’immagine promozionale con una specie di lunapark, disegnato con un tratto infantile, in tutti, e dico TUTTI i film, che ho visto finora ci sono bambini. E la seconda cosa che odio, dopo i festival non di Venezia, sono proprio i bambini. Però ho deciso di non partire prevenuto, e vedere cosa succedeva.

Helena-Bonham-CarterHo perso la verginità della nona edizione con il film di Jean-Pierre Jeunet (quello di Amélie, per intenderci), Lo straordinario viaggio di T.S. Pivet. Non male, una bella favoletta. Ha tentato di fare l’esperimento Poulain. Peccato che sia un film americano, e che il risultato fosse una specie di ibridazione vecchio-nuovo continente, che ha tirato fuori una specie di effetti alla Wes Anderson, senza troppo originalità. La storia non è particolare, ma ha dei bei personaggi: un ragazzino genio scopre una cosa che si avvicina alla macchina del moto perpetuo, e affronta un viaggio on the road per liberarsi dei fantasmi del suo passato, inclusa una famiglia sui generisis, tra cui spicca Helena Boham Carter, la mamma appassionata di insetti che, apparentemente, vive in un mondo tutto suo.

Last summer (1)Dopo è venuto Last Summer, di Leonardo Guerra Seràgnoli. Quando sia il cast che la crew sono entrati in sala, pensavo che il regista/sceneggiatore fosse parte del cast attoriale. Dovrebbero vietare a gente del genere di essere così bella, altrimenti mi butto in un fosso. Siamo su uno yacht a largo di Otranto, con tanto di staff-famiglia che se ne occupa. Arriva una ragazza giapponese, e dopo suo figlio. Dopo un milione di anni di film, scopriamo che la madre ha fatto qualcosa che le ha fatto perdere la custodia, e quindi i quattro giorni che trascorreranno sulla barca, saranno gli ultimi concessi dalla famiglia del padre. Molto bello esteticamente, un po’ povero di fatti. Ma è un film di quel genere. Non si scoprirà mai cos’ha fatto di tanto grave la signora, ma non è quello l’importante. Il punto è la costruzione di un rapporto madre-figlio e una ricerca d’identità tra il Giappone e l’Occidente (il padre del bambino è ovviamente americano). Il pubblico nel frattempo si deve sorbire scene di mezzora in cui vengono disfatte valigie e accarezzati copriletti. Fa niente. Aiutino nella storia è venuto da Banana Yoshimoto, quindi era abbastanza ovvio che venisse fuori una cosa simile.

trashNon vedevo l’ora di vedere Trash, di Stephen Daldry. Ha una locandina tutta feliciona, e, soprattutto, c’è Rooney Mara! Io adoro Rooney Mara. In realtà poi il film non è poi così felicione. Certo, ci sono buoni sentimenti e moralismi a mai finire, e tutto e bene quello che finisce bene. Nel frattempo però ci sono bambini poveri delle favelas di Rio che raccolgono spazzatura. Poliziotti corrotti, e politici ancora più corrotti. Quando l’azione si mette in moto, e Rooney Mara versione missionaria che insegna l’inglese ai bambini poveri vuole aiutare i protagonisti, bam. Viene arrestata. Per poi riapparire magicamente a fine film, lamentandosi della nottata passata in prigione, mentre tutto il casino l’hanno risolto i ragazzini. Vabbè.

DSC04014Finalmente arriva l’action spaccatutto! Guardians of the Galaxy! In 3D! Mi esalto anche se io il 3D non lo sopporto, mi fa venire il mal di testa. Forse perché indosso gli occhiali sopra i miei occhiali da vista, non lo so. Comunque, dopo circa 3 km di fila, riesco ad entrare. E solo la colonna sonora pop anni Ottanta vale tutto il film. Anche giustificata narrativamente! Vince su tutto. La storia è la classica missione della Marvel salviamo-il-mondo-contro-i-super-cattivi, infarcito però di momenti davvero divertenti, e non da risate a denti stretti, e con un eroe principale che non è arrogante, vanesio, principe della moralità, o altre caratteristiche fastidiose. È un ragazzo normale. Che adora i mixtape pop anni Ottanta. Quindi è meraviglioso. E se nel seguito Karen Gillan osa rasarsi di nuovo a zero per tornare a vestire i panni di Nebula, faccio fuori qualcuno.

Primo round up di film finito. Spero di essere più fortunato nei giorni successivi, e che ci siano meno bambini in pellicola. E anche in sala, possibilmente.

Marco Borromei

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