“Un’istantanea dell’Italia”.

Al cinema dal 20 novembre ‘Scusate se esisto!’ la nuova commedia del regista di BENVENUTO PRESIDENTE!, Riccardo Milani. Protagonista la coppia consacrata da NESSUNO MI PUÒ GIUDICARE: Paola Cortellesi, dopo UN BOSS IN SALOTTO e SOTTO UNA BUONA STELLA, torna al cinema al fianco di Raoul Bova.

DSC05562Riccardo Milani Come è nato questo progetto?
Io e Paola Cortellesi ci confrontiamo come avviene in tutte le famiglie su quello che ci succede intorno, e il film è nato in casa leggendo i giornali, commentando le notizie. L’idea del soggetto prende spunto dal bisogno, sempre più diffuso, di non dire tutta la verità, di nascondere certi aspetti della propria vita, fingendo per alcuni motivi o per esigenze professionali di essere qualcun altro. Nella sceneggiatura che Paola ed io abbiamo iniziato a scrivere con Furio Andreotti e Giulia Calenda abbiamo voluto toccare diversi temi, ma quello che forse li riunisce tutti è la tendenza a nascondersi, a non essere totalmente noi stessi, a dar vita a certi compromessi che ormai sono all’ordine del giorno: in fondo capita un po’ a tutti, nessuno racconta sempre tutta la verità e a volte persino nei rapporti più consolidati c’è la necessità di occultare qualcosa. Il copione ha poi preso una piega decisa sulle maggiori difficoltà che le donne incontrano quando intraprendono certi mestieri in cui, storicamente, c’è sempre stata una prevalenza maschile: è innegabile che tuttora in alcuni settori professionali l’elemento femminile venga perennemente ignorato. Tutte queste riflessioni ci hanno portato a raccontare una vicenda in cui la protagonista femminile rappresentasse una testimone del nostro tempo, e a voler descrivere la condizione di un Paese come il nostro che è migliore di come gli stessi italiani lo descrivono ma non è capace di difendere mai fino in fondo la propria identità.

DSC05363Che cosa si racconta in scena?
La storia di una donna, Serena Bruno (Paola Cortellesi) che nasce in un piccolo paese di montagna della provincia italiana e rivela fin da bambina un talento straordinario nel disegnare case e città: vuole diventare un architetto! Si laurea con successo anzitempo e superando master internazionali arriva a lavorare all’estero con incarichi importanti. Dopo una lunga serie di successi professionali decide di tornare a lavorare in Italia perché ama il suo Paese. Ma il problema è: il suo Paese ama lei? Il rientro si rivela presto più difficile del previsto e nell’avventurosa ricerca di un posto di lavoro Serena si trova di fronte a una decisione folle, ma necessaria: farsi passare per quello che tutti si aspettano che lei sia… un uomo! Nel frattempo incontra l’affascinante Francesco (Raoul Bova), un ristoratore che le si prospetta come un compagno ideale, se non fosse per il fatto che è attratto più dagli uomini che dalle donne. I due protagonisti danno vita ad una nuova e strampalata convivenza, instaurando un rapporto molto intenso e speciale e ritrovandosi legati da un sentimento amoroso molto forte. Entrambi però, per ottenere ciò che meritano e rinsaldare i propri affetti, saranno costretti a mentire sulle loro identità, perché come dicevamo nel nostro Paese, a volte, per essere davvero se stessi è meglio essere qualcun altro. Si sviluppa così una commedia degli equivoci dove tutti i personaggi sono costretti a non rivelarsi fino in fondo. Nella sua folle ricerca di un posto di lavoro Serena si fa in quattro, non disdegnando i mestieri più modesti finché durante uno dei suoi interminabili giri in motorino, dentro e fuori la città, non viene colpita da un’immagine che è quasi un’apparizione. È quella di un enorme palazzo della periferia romana, Corviale, lungo un chilometro al quale subito si appassiona. Cerca di capire come migliorarlo e cambiare la vita di chi lo abita, convinta che le case non siano scatole vuote e che gli esseri umani siano importanti. Da qui le viene l’idea di un progetto architettonico volto al recupero dell’edificio e parallelamente nasce in lei anche la necessità di nascondersi, di camuffarsi, farsi passare per qualcun altro pur di entrare a far parte di uno studio di architettura che si occupa del progetto di riqualificazione di Corviale. Qui troviamo il capo (Ennio Fantastichini) e la sua impeccabile e onnisciente segretaria (Lunetta Savino), che pur avendo ambizioni importanti nella vita lo ha seguito fedelmente per decenni fornendo suggerimenti preziosi in materia di dinamiche e scelte aziendali.

DSC05343Avete scelto una chiave di commedia civile per affrontare anche temi sociali importanti?
Mi piace interessarmi del mio Paese, credo che facendo questo mestiere sia quasi un dovere. Sono cresciuto e mi sono formato con la commedia all’italiana che negli anni’60 e ’70 riusciva a portare la gente al cinema facendola divertire ma anche crescere. Penso ad esempio a certi film di Monicelli, Scola, Risi, Comencini, Loy, che hanno raccontato l’Italia come fossero libri di storia. Oggi si pensa che il grande pubblico si tenga a distanza di sicurezza dalla politica, dal sociale. Io credo e spero che non sia vero, e se anche lo fosse sarebbe un motivo in più per insistere. SCUSATE SE ESISTO! rappresenta il tentativo di dar vita ad un’istantanea dell’Italia, con tutti i suoi difetti e problemi, ma con la voglia di credere nel nostro Paese, con la convinzione che a portarlo avanti attraverso sacrificio, impegno e talento siano le persone e le forze sane.

DSC05348Che tipo di relazione si è creata con Raoul Bova e con gli altri interpreti?
Abbiamo vissuto un’esperienza bella e importante, di cui Raoul mi ha detto essere entusiasta. Ha affrontato un personaggio che non aveva mai interpretato finora, ed è stato bravissimo a trovare un equilibrio che sulla carta era molto complicato. Il Francesco a cui dà vita è una persona che nella vita ha mentito agli altri e a se stesso. Un omosessuale che avrà con Serena una storia d’amore bellissima. Il loro è un coinvolgimento totale. Sono due sconosciuti che si trovano, rimangono diversi ma si amano quanto e più di una coppia canonica uomo-donna. Non avevo mai lavorato con Lunetta Savino e farlo è stato molto stimolante. Lei ha colto molto bene l’aspetto particolare del personaggio della segretaria del Capo. Rappresenta quelle donne che, pur avendo capacità e talento, lavorano per tutta la vita nell’ombra. Sarà aiutata ad aprire gli occhi sulla realtà dall’arrivo di Serena che nell’ufficio sconvolgerà tutti gli equilibri. Lunetta ha trattato con amore il suo personaggio analizzando la forza di una donna che tiene sotto pressione il suo talento e non lo fa esplodere perché la sua missione è stata sempre quella di dedicare la vita al successo del suo capo, la persona da cui lei dipende in tutto e per tutto. Un destino comune a molte donne e non solo. Ennio Fantastichini che interpreta il capo dello studio di architettura, rappresenta il tipico italiano con un piccolo potere che cerca di sfruttare fino in fondo. Probabilmente aveva grandi sogni ed ambizioni come architetto e invece a un certo punto capisce che fare quel mestiere è bello, ma lo è ancora di più riuscire ad avere una società che si occupa diprogetti e a grandi appalti… Smette così in pratica di fare il suo mestiere e diventa tutt’altro. Trova una scorciatoia meno nobile ma più sicura. Marco Bocci interpreta Nicola, uno degli amici intimi di Francesco che viene in qualche modo coinvolto nel progetto di fare apparire il protagonista per quello che non è: Marco è abituato a recitare su toni diversi, ma in questa occasione ha dimostrato un talento straordinario anche per la commedia. Corrado Fortuna interpreta un altro architetto che nello studio viene relegato a fare le fotocopie. Forse l’unico che non riescve ad omologarsi e mantiene una sua integrità. Sposa in pieno l’intuizione bella e importante del progetto di Serena: si innamorano reciprocamente, ma il problema è che Serena ai suoi occhi è un altra persona. E questo lui lo capirà solo alla fine. Ringrazio poi Stefania Rocca per il prezioso cameo e gli altri attori da Federica De Cola ad Antonio D’Ausilio.

DSC05339Quali analogie e quali differenze esistono con altri tuoi film?
Credo ci sia un filo che li unisce tutti: voler raccontare le persone che della propria vita non sono mai protagoniste e artefici fino in fondo. Questa volta credo ci sia in elemento più. Ed è la voglia di raccontare e credere in quello che di bello e importante c’è nel mio Paese. Non ho mai condiviso l’irresistibile piacere di considerarci sempre peggio degli altri.

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