Una mamma sui generis.

Mommy, ovvero come farti venire i complessi d’Edipo anche se non li hai. Cosa assolutamente non vera per quanto mi riguarda. Complessi di Edipo io ne avrei anche da vendere. Ed è anche per questo che non vedevo l’ora di assistere alla prima distribuzione di un film di Xavier Dolan nelle sale cinematografiche italiane.

mommyMommy forse ha avuto la sua fortuna anche per il premio della giuria all’ultimo Festival di Cannes, ma è anche la fama di Dolan che continua a crescere e a imporsi (finalmente) anche nel nostro Paese. Venticinquenne canadese, con cinque film all’attivo e un sesto in preproduzione, Xavier Dolan è il giovane autore che si trova a uscire fuori dal circuito festivaliero in cui era conosciuto solo da una stretta cerchia di cinefili di un certo tipo per affacciarsi a una ricezione più mainstream (che brutta parola).

L’unica cosa che mi ha lasciato perplesso è stata non trovare una pellicola in versione originale in tutta Roma, per un film che fa anche del linguaggio una sua forza. Con la coda tra le gambe, sono andato a vederlo al Quattro Fontane con una mia amica francese (inasprita quanto me dall’assenza del Quebecois), temendo anche la ressa per il biglietto. Alla fine eravamo una decina totale in Sala 1 e la cosa mi ha abbastanza sorpreso.

Pilon-MommyIl film parte con un cartello che spiega l’ambientazione spostata di un anno nel futuro, in un Canada con delle leggi governative un po’ diverse; una strizzata d’occhio a un distopismo che però neanche c’è, quindi il cartello io l’avrei proprio evitato. Conosciamo subito Diane (Anne Dorval), una mamma sui generis, che recupera il figlio da un centro per ragazzi problematici. Steve (Antoine Olivier Pilon) non riesce a controllarsi e ha spesso eccessi di rabbia, cominciati dopo la morte del padre, avvenuta anni prima. In una situazione economica e familiare non troppo solare, è chiaro che il legame tra madre e figlio è la cosa più importante per ognuno di loro. Ad affacciarsi nelle loro vite c’è Kyla (Suzanne Clément), una timida vicina di casa balbuziente, che aiutarà entrambi, ritrovando anche lei stessa un equilibrio che aveva perso.

mommyLa tematica della madre è molto presente, in quasi tutti i lavori di Dolan, e qui la declina addirittura su due madri. Il menage familiare che si crea è più forte di quello di una qualsiasi famiglia “vera”, e viene accompagnato da una serie di canzoni di una decina di anni fa (o più), abbastanza commerciali ma che il film rende delle chicche d’autore. ‘On ne change pas’ di Celine Dion diventa una hit da ascoltare mille volte in metro, e piangerci pure, perché ti ricordi del film. Non lo dico neanche che da quella sala sono uscito in condizioni pietose, per colpa del pezzo di Einaudi che fa da sottofondo musicale a una scena onirica, del transfert che ho avuto guardando questo film in cui io immaginavo mia madre vederlo, e di Lana Del Rey. Sì, è tutta colpa sua.

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