In fondo al mar Nero.


Il regista Premio Oscar Kevin Macdonald dirige Jude Law nell’attesissimo thriller distribuito da Notorious Pictures BLACK SEA, vincitore della XXIV edizione del Courmayeur Noir in Festival, che uscirà nelle sale italiane il 9 aprile.

Fuori da un sottomarino a migliaia di leghe sotto i mari si annida una fredda e oscura morte. Dentro il sottomarino si trova invece un gruppo di uomini con una missione che potrebbe cambiare le loro vite. Caccia al tesoro a grandi profondità, carica di tensione, Black Sea è un thriller pieno di suspense.

Black SeaRobinson (il due volte nominato agli Oscar Jude Law) è un capitano di sottomarini, ed il mare lo chiama a discapito di tutto il resto: i suoi quasi 30 anni di viaggi gli sono costati l’amore della moglie Chrissy (Jodie Whittaker) e del figlio. Quando la compagnia di salvataggio per cui ha lavorato per 11 anni lo scarica all’improvviso, questo proletario ex membro della Marina si ritrova alla deriva.

Ma dopo aver sentito la storia di un sommergibile tedesco pieno d’oro della seconda guerra mondiale arenato sul fondale del Mar Nero della Georgia, il capitano sente che può di nuovo dare prova di sé. Aiutato dall’intermediario Daniels (Scoot McNairy), mette insieme una ciurma di disadattati per affrontare le profondità e dare la caccia al tesoro affondato. Un vecchio sottomarino a benzina russo verrà equipaggiato di duri inglesi e russi, con un solo americano – Daniels – a bordo, obbligato a tenere d’occhio l’investimento dei suoi capi nell’ombra.

black_seaIl vecchio sottomarino viene giudicato ancora adatto al mare. L’equipaggio di russi è guidato dallo scaltro Blackie (Konstantin Khabenskiy) ed include il taciturno Morozov (Grigory Dobrygin), il leale Baba (Sergey Veksler), il pragmatico Levchenko (Sergey Kolesnikov) ed il formidabile Zaytsev (Sergey Puskepalis). Il contingente inglese include il volubile Fraser (Ben Mendelsohn), il veterano Peters (David Threlfall), lo spiritoso Reynolds (Michael Smiley) e l’impressionabile Tobin (Bobby Schofield), che Robinson prende sotto la sua ala. Mentre il sottomarino scende sempre più a fondo eludendo i controlli della marina russa, in superficie tutti si aspettano di impadronirsi di una parte dell’oro… ma il numero di parti diminuisce mano a mano che l’avidità e la disperazione si impadroniscono dell’equipaggio del claustrofobico mezzo. Un tradimento scioccante e una scoperta sconvolgente, e la crescente incertezza della missione fanno si che gli uomini si rivoltino gli uni contro gli altri – solo per giungere ad una scomoda tregua nella speranza di poter tornare vivi in superficie.

Il regista Kevin Macdonald afferma: “Sono sempre stato attratto dall’esplorazione di ciò che la costante minaccia del pericolo causa alla psiche di una persona” e nel tentativo di esplorare questi temi, si è accorto che “volevo fare un film sul terrore di essere intrappolati sott’acqua – e pensavo che esiste una paura generalmente associata ai sottomarini a causa della loro inerente claustrofobia. Ho pensato anche a come i loro equipaggi divengano una famiglia. Possono abituarsi talmente tanto al fatto di essere insieme entro i confini del sottomarino che quando ne escono sono delle persone piuttosto disfunzionali. C’è gente che è più felice in mare, e gente che è più felice in un barattolo, perché ci stanno meglio, invece nel mondo reale si sentono persi. È stata questa l’ispirazione per i personaggi del film, così come la nostra curiosità per ciò che fanno i marinai dei sottomarini – passare mesi e mesi in un sottomarino…Così ho pensato “Facciamo un film in un sottomarino”.

Così ha discusso l’idea di ambientare un film su un sottomarino con il suo usuale collaboratore, il produttore vincitore di un BAFTA Charles Steel. “Ciò che ci è venuto in mente è stato l’incidente occorso anni fa al sottomarino russo, il Kursk, intrappolato sul fondo dell’oceano”, osserva Steel.

BlackSeaIl team si è anche trovato a pensare a classici come Il tesoro della Sierra Madre e Vite vendute, ed al remake di quest’ultimo, Sorcerer, tutti viscerali e crudi nell’esplorare la natura umana – che fosse sorprendentemente incline all’autoconservazione, incredibilmente compassionevole o aggressivamente avida.

Spiega Macdonald: “In quei film non c’erano sottomarini. Ma le idee centrali della storia erano quelle che volevamo raccontare: la follia che s’impadronisce dei personaggi alla ricerca di un tesoro, per esempio”.

“Sentivamo di dover realizzare una storia emozionante – conferma Steel – che desse la sensazione di essere vera, sporca di sudore, pregna dell’odore della benzina dei motori. C’è sempre una dimensione realista nei film di Kevin, che siano ispirati a fatti veri o di finzione”.

Condividi questo articolo!

Commenti chiusi