Un provocatorio Don Giovanni.

Approda al teatro stabile di Torino Carignano il ‘Don Giovanni’ di Filippo Timi, che ne firma la regia oltre a esserne il protagonista, affiancato da Umberto Petranca, Alexandre Styker, Lucia Mascino, Matteo De Blasio, Elena Lietti, Fulvio Accogli, Marina Rocco e Roberto Laureri.

Dopo due settimane di tutto esaurito nella Capitale, al Teatro Argentina, una rilettura pop della celebre opera. Una pennellata di ironia e follia; un colpo d’occhio di abiti colorati e stravaganti giochi col pubblico. Filippo Timi coinvolge, provoca e diverte. Nei panni di Don Giovanni in poco più di 2 ore trascina il pubblico con trovate geniali e canzoni che pescano nel repertorio più vario e inaspettato, anche dai cartoni animati.

“Vivere è un abuso, mai un diritto”: è il sottotitolo dell’allestimento: una riscrittura dell’attore umbro che, dopo l’Amleto, continua nel suo percorso di reinvenzione dei classici, arricchendoli di humor noir. Per questo prototipo del libertino vuole raccontare una umanità volubile, affamata di potere, che inganna e si autoinganna perché sa che è condannata a morire.

timi2“Don Giovanni è un’intera storia dell’umanità che muore”, ha dichiarato l’attore perugino. E mentre rincorre e rifugge le grazie di Donna Elvira, Donna Anna e Zerlina, la vitalità di Don Giovanni provoca, ma non inganna il suo destino.

Spiega lo stesso Timi: “Don Giovanni conosce la sua fine, è solo questione di rincorsa. Lui è l’umanità volubile e insaziabile, finalmente priva di quelle morali colpevoli dell’assurdo destino verso cui stiamo precipitando. timi1E la colpa non è certo della storia, ma la nostra: la fame di potere insita nell’uomo, nessuno escluso, la fame di resistere, di mistificare, di ingannarsi piuttosto che sopravvivere. Meglio morire da idioti, ma tutti insieme, che svegliarsi e di colpo comprendere l’errore?”. “Don Giovanni – prosegue Filippo Timi – è il prototipo di una umanità volubile, che ha fame di potere, che ama la mistificazione e l’autoinganno, proprio perché sa che è condannata ad estinguersi, che non potrà esimersi dal suo appuntamento con la morte. Ha capito che la vita è ingiusta, una farsa che si trasforma in tragedia, e che la vita è giustificata solo dalla morte”.

Su una scena scintillante come un palcoscenico glam-rock, illuminata da un candido pavimento di piastrelle a led, giace un uomo. Addormentato su un letto a forma di croce, è ubriaco e sfatto per i bagordi della notte passata e fa fatica ad alzarsi, anche se il fedele servo gli intima di scappare, per evitare la collera dei mariti appena cornificati. Ma lui, bizzoso e fatalista, fa resistenza: “Non posso scappare senza la musica giusta”.

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