‘Nomi e cognomi’, senza compromessi.


Nomi e cognomi è un film dedicato a tutti i giornalisti che hanno esercitato la loro professione con coerenza, senza scendere mai a compromessi. Prodotto dalla Draka di Corrado Azzollini, il film che sarà al cinema da giovedì 14 maggio, scritto da Camilla Cuparo, è stato diretto da Sebastiano Rizzo. I protagonisti sono Enrico Lo Verso, Maria Grazia Cucinotta e Marco Rossetti. Nel cast anche Barbara Tabita, Mingo De Pasquale, Ninni Bruschetta, Dino Abbrescia, Antonio Stornaiolo, Totò Onnis, Aurelio d’amore, Giorgia Masseroni, Marco Pezzella, Paolo Strippoli, Titti Cerrone e Sabino Bartoli.

Domenico Riva (Lo Verso) è uno stimato giornalista che da Milano rientra, con la sua famiglia, nella sua terra d’origine: un piccolo paese del Sud Italia. Direttore della più importante testata giornalistica del luogo, attiva un progressivo risveglio della coscienza civile del paese, incredibilmente adagiato su uno status quo di cui si stenta anche solo a prendere coscienza… come se certi fatti fossero roba d’altro mondo. E invece sono molte le impietose dinamiche che fanno parte della nostra realtà (al Sud e dovunque) e con le quali il giornalismo d’inchiesta è chiamato a confrontarsi spesso, anche correndo rischi. Tutto si gioca attorno ai fatti di una discarica abusiva oggetto di mire illecite e loschi traffici; Riva e i suoi, faranno il loro lavoro: raccontare i fatti.

In un susseguirsi di successi e insuccessi, vittorie e sconfitte, anche familiari, Riva porterà avanti il suo impegno, fino anche a sacrificare la sua famiglia che tanto ama.

“Un giornalista racconta la verità, racconta i fatti. E i fatti hanno dei nomi e dei cognomi”, dice Domenico Riva. Lo dice rispondendo ad un giovane cronista che lavora con lui e che si domanda il senso di fare inchieste e ricerche giornalistiche spinte quasi al limite delle indagini giudiziarie. Il giornalista non fa giustizia, fa cronaca; ma la cronaca è più che riduttivo racconto dei fatti. Un giornalista fa ricerca, approfondisce, riflette, intuisce, fa ipotesi per andare al di là dei fatti e svelarne i retroscena e le ragioni profonde. “Nomi e Cognomi” è un “modo di dire” che rappresenta uno stile di vita e lavoro; un imperativo morale che è valore guida al pensare e al fare, alla fede in alcuni principi e al rifiuto di altri. E’ la storia di un uomo, delle sue vicende familiari e del suo impegno lavorativo, vissuto come desiderio di verità e bisogno di vivere nell’unico modo che si ritiene possibile: rispettando l’etica della quale ci si sente figli.

“Può facilmente rimanere più impressa – afferma il regista Sebastiano Rizzo -, in cuore ed intenzioni, una persona conosciuta per brevi e intensi istanti, piuttosto che chi conosci da una vita. Domenico Riva è la persona che ti passa accanto e lascia il segno; è un uomo semplice ma intenso, che morde la vita nell’unico modo che conosce: facendo bene il proprio lavoro. Al punto che il lavoro diviene il centro della sua vita, lo specchio della sua anima e della sua coscienza. Domenico lotta, insiste, cade e sente tutto il peso delle paure e dei dubbi; è un uomo, non un eroe; che fa i conti con la propria famiglia e con il proprio dovere di marito e di padre, fino a deludere le sue donne; è un mentore che non è geloso del proprio sapere e del proprio ardore ma lo dona generoso perché se ne sparga il seme in una terra tanto arida e avvelenata. E’ un amico, Riva, che in un whisky e in un confronto sincero e pulito, ritrova il senso semplice e ovvio di una lotta che non si nutre di principi impalpabili ma di vita, vera, cruda e comunque bellissima”.

“Nomi e Cognomi” si inserisce nel filone già battuto da Draka Production con il cortometraggio “La Ricotta e il Caffè”, per la stessa regia di Sebastiano Rizzo. Il corto, che ha raccontato una visione intimista della figura del giornalista Giuseppe Fava, costituisce l’ispirazione primaria del film, intesa come volontà di trattare il giornalismo che racconta i fatti con coraggiosa schiettezza. “Nomi e Cognomi” racconta il risveglio di una coscienza civile contro uno status quo ancora fortemente attuale; presenta delle dinamiche che alcuni potrebbero scambiare per storia d’altri tempi e che invece permangono vive, non solo nella memoria ma anche nel presente di molti.

“Volevo esserci in questo film perché noi del Sud siamo cresciuti con queste realtà – afferma Maria Grazia Cucinotta che nel film è la moglie di Domenico Riva – ho letto la storia e ho pensato che è un buon messaggio perchè ristabilisce i limiti: i buoni sono buoni e i cattivi sono cattivi, mentre oggi spesso c’è molta confusione”.

“L’esperienza di questo film bellissimo – ha detto il protagonista, Enrico Lo Verso – è stata una specie di risarcimento per chi, semplicemente facendo il proprio mestiere, ha pagato un prezzo troppo alto. Con una storia così dovevamo essere puliti e chiari, evitare ogni caratterizzazione. Non è la prima volta che lavoro in un film sulla Mafia, ma qui faccio il buono invece del cattivo. Fare il buono è più impegnativo che fare il cattivo. I cattivi sono più divertenti e sono sempre da soli. I buoni sono circondati da personaggi che soffrono con loro. I buoni hanno responsabilità, devono consegnare un testimone, che qui è il testimone della verità”.

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