Annecy, una vittoria ‘A tempo debito’

Il documentario “A tempo debito” vince il Grand Prix du Documentaire e il Premio della Giuria Giovani al 33mo Festival del cinema italiano di Annecy. Un riconoscimento internazionale di grande importanza che premia la produzione padovana davanti a prestigiosi registi e che consacra questo documentario come uno dei più interessanti prodotti cinematografici indipendenti dell’ultimo anno.

locandina_a-tempo-debito_web-thumbnailA confermare l’importante successo, il fatto che è la prima volta in 33 anni che un documentario vince entrambi i premi.
Il regista Christian Cinetto è stato premiato nella nuova sala grande del centro culturale Bonlieu, di fronte a 1000 spettatori, tra cui Ettore Scola e Sergio Castellitto.
Annecy Cinéma Italien è stato fondato nel 1983 ed è il più grande festival del cinema italiano in Francia. Si svolge ogni anno in ottobre nella città francese di Annecy, con presidente onorario Ettore Scola.

A tempo debito è un “road movie”, un viaggio tra i corridoi, le stanze e gli spazi angusti del carcere; la mini troupe della casa di produzione padovana JengaFilm ha frequentato per cinque mesi la casa circondariale di Padova. L’idea era quella di offrire ai detenuti in attesa di giudizio la possibilità di frequentare un corso di cortometraggio, a seguito del quale sarebbe stato prodotto il corto “Coffee, Sugar and Cigarettes”.

Da questa esperienza, umana prima che artistica, è nato il documentario “A tempo debito”, che racconta cinque mesi di incontri e di volti. Si è portati a pensare che i film ambientati in carcere parlino di necessariamente carcere, di sbarre, di violenza, di soprusi. Ci si aspetta di vedere il lato oscuro di un luogo, di sentire parlare i detenuti di libertà, di pena, di delitti, di ingiustizia.

“A tempo debito” ha molto poco di tutto ciò. Vederlo serve a dare risposta alla domanda sul senso del corso di cortometraggio, ma questa è l’unica risposta data. Per il resto, è un lavoro cge lascia pieni di nuove domande, non sul carcere, ma su di noi, che eravamo così convinti, prima, di sapere dov’è il giusto e dove lo sbagliato.

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