Meta”fiori” dello sguardo in mostra.

Ipocondriaco, paranoico, instabile, a dispetto delle sue pale d’altare dove non traspare alcuna delle emozioni testé citate. Perennemente in ritardo nella consegna delle sue committenze, catalizzatore delle ire dei suoi mecenati. Questo può essere lo schizzo della biografia di Federico Fiori detto il Barocci.

metaforeE proprio gli schizzi del Barocci sono la parte più interessante della mostra “Raffaello Parmigianino Barocci. Metafore dello sguardo” allestita all’interno dei Musei Capitolini, fino al 10 gennaio 2016. La mostra prende avvio da un confronto a distanza che due artisti vissuti in epoche e luoghi diversi, Francesco Mazzola detto il Parmigianino e il Barocci, instaurarono nei confronti di Raffaello.

La lentezza, quasi lirica, del Barocci nella realizzazione delle opere è inversamente proporzionale alla rapidità che pare rilevarsi all’interno dei suoi schizzi. I lavori preparatori dei suoi dipinti, che appaiono un perfetto connubio tra la perizia tecnica dell’esecuzione e l’ampiezza della gamma di stili e tecniche adoperate, potrebbero essere tranquillamente adoperati per allestire una mostra che va dalla pittura metafisica all’espressionismo astratto.

Federico_BarocciLa comprensione della contemporaneità di quei disegni appare impossibile, prescindendo dall’era storica nella quale si collocano. Il periodo è quello della Controriforma, lo stesso in cui gli “scandalosi” nudi del Giudizio Universale nella Cappella Sistina sono ricoperti dal “Braghettone”. La paura dell’Inquisizione non aiutò il Fiori, impedendogli di osare di più all’interno delle sue tele fino ad arrivare al massimo della sperimentazione, che invece si può rinvenire nelle opere del suo coevo Dominikos Theotokopoulos, ovvero “El Greco”.

Appare interessante osservare come i due abbiano vissuto due vite in parallelo, sia come nascita sia come morte. Ma basta contemplare la finestra spalancata all’interno dell’olio su tela Annunciazione (1582‐84), eccezionalmente prestato dalla Pinacoteca dei Musei Vaticani, per ritrovare esattamente le stessa atmosfera presente nella Vista de Toledo (1598–99) di El Greco. La mano da cui scaturisce la tensione espressiva pare la stessa, tuttavia da un lato si ha una pura visione controriformista nella pacatezza dell’espressione del volto di Maria e nel candore del giglio, dall’altro si vede un cielo plumbeo spruzzato turchese che non avrà nessun altro sbocco figurativo sino a quando Munch non urlerà al mondo la potenza della pittura espressionista. Allora posto che nei dipinti religiosi, l’unico dipinto laico del Barocci è la Fuga da Troia in fiamme (1598), non ci può essere spazio per la manifestazione di inquietudine dell’animo, questa emerge prepotentemente nei suoi bozzetti.

Barocci, Federico (1526-1612): Annunciation. Vatican, Pinacoteca*** Permission for usage must be provided in writing from Scala.

Barocci, Federico (1526-1612): Annunciazione.

Questi schizzi sono la trasposizione dell’inconscio su carta, proprio come diari visivi che ci mostrano la visione quotidiana della tela da parte dell’Artista e proprio per questo, dopo centinaia di anni, rivelano allo sguardo dello spettatore quale sia il vero punto di vista del Barocci. Non ciò che gli veniva commissionato e realizzato magistralmente, basti pensare alla perfezione della Madonna ritratta ne Il riposo durante la fuga in Egitto (1570‐73), bensì tutto l’opus quotidiano gli innumerevoli disegni imperfetti, previgenti, intrisi di espressione anche se solo abbozzati, questa è la grandezza che si manifesta nell’opera del Barocci. Grande pittore manierista, straordinario artista contemporaneo.

Infine scoprendo che l’illustre Nicholas Penny, lʹerudito ex direttore della National Gallery
di Londra, ha dovuto quasi completare il suo dottorato prima di scoprire chi sia “il Fiori”, ammetto che ho tirato un bel sospiro di sollievo.

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