Film da rivedere a Natale. Frankenstein Junior

Poco più di quaranta anni fa, proprio in un weekend pre-natalizio del 1974, usciva sugli schermi una delle maggiori pellicole cult della storia del cinema: Frankenstein Junior. Uno dei migliori adattamenti al testo del 1931 di Mary Shelley, nonché mitologia assoluta del lupo ululà, castello ululì. La pellicola non è solo un divertissement, ma è uno dei primi e perfetti esempi di come si possa avere una visione autoriale e comica allo stesso tempo, di un classico della letteratura. Non tutti sanno però che il capolavoro indiscusso della commedia americana venne accolto tiepidamente al momento dell’uscita. Nessuno, neanche il regista Mel Brooks, si aspettava che quella rivisitazione in chiave parodistica col tempo avrebbe conquistato milioni di estimatori in tutto il mondo. La forza di Frankenstein Junior era forse ignara al pubblico dell’epoca e soltanto nel corso del tempo è riuscita a rendere palese il suo valore.

Ci sono molti aneddoti e curiosità sulla realizzazione del film che forse molti non sanno. Ad esempio molte sequenze del film sono state ripetute decine e decine di volte poiché agli attori e alla troupe veniva così tanto da ridere da non potersi trattenere. Inoltre gran parte delle scenografie vennero affittate da Brooks utilizzando quelle dell’originale “Frankestein” della Universal. Ad aiutarlo in questo fu Ken Strickfaden, aiuto scenografo che possedeva ancora gran parte di quei macchinari. Le attrici Teri Gar e Madeline Kahn poi, dovevano inizialmente interpretare l’una il ruolo dell’altra. Teri Garr ha dichiarato in un’intervista di aver basato il suo personaggio e quindi accento su quello della creatrice delle parrucche della cantante Cher, con cui aveva lavorato nel 1971 per il “The Sonny and Cher Comedy Hour”. In più a molti è forse sfuggito che uno dei gargoyle del castello ha le precise sembianze di Alfred Hitchcock.

frankenstein-junior-filmGene Wilder, straordinario interprete nonché primo ideatore del soggetto del film, lo avevo immaginato in bianco e nero e presentare una scelta del genere ai produttori dell’epoca era un suicidio annunciato. Il gusto dell’epoca non aveva posto per un bianco e nero e citazioni alla Bogart. Tanto che all’inizio fu bocciato dalla Columbia Pictures, studio in cui lavorava già Brooks, il regista così lo portò alla 20th Century Fox che accettò subito il “folle” progetto.

Tutto il resto è ormai storia. Sfido qualcuno di voi a non ricordare neanche una delle innumerevoli battute del film.

Ecco a voi una scena tagliata dal montaggio ufficiale.

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