Giorno e notte con Dave Wallace.

End_of_the_Tour_04_posterEsce giovedì 11 febbraio nelle sale italiane, distribuito da Adler, The End of The Tour. Il film, presentato alla Festa del cinema di Roma nella selezione ufficiale, ripercorre l’intervista di David Lipsky allo scrittore David Foster Wallace. Lipsky, che oltre a essere un reporter per Rolling Stone è anche uno scrittore, seguirà per cinque giorni Wallace nella parte finale del ciclo di incontri organizzati nel Midwest americano nel 1996 per presentare il rivoluzionario romanzo Infinite Jest. L’intervista non fu mai pubblicata su Rolling Stone e i nastri registrati da Lipsky finirono nell’armadio fin quando il giornalista non apprende la notizia della morte di Wallace nel 2008 e decide di pubblicare un libro tratto da quell’incontro, avvenuto quattordici anni prima, Come diventare se stessi (edito in Italia da Minimum Fax) dal quale James Ponsoldt ha tratto il film, accolto con entusiasmo al Sundance Festival.

Wallace, interpretato molto bene da Jason Segel (noto in Italia soprattutto per la serie How I Met Your Mother) è ombroso, ambizioso – vuole attenzione, ma desidera ardentemente la solitudine – cordiale, depresso e geniale, soprattutto è preoccupato di essere travisato o rappresentato male attraverso i media.
End_of_the_Tour_02All’inizio del viaggio, Lipsky (Jesse Eisenberg noto per The Social Network) cercava la confessione rivelatrice che gli svoltasse la carriera. Voleva che Wallace condividesse con lui le sue geniali idee sul mondo contemporaneo ormai saturo di cultura pop – in ogni aspetto, dalla dipendenza televisiva verso la tecnofilia, al fenomeno della solitudine dell’iperconnesso – ma stava in realtà cercando molto di più. Stava cercando l’imperfezione nascosta, la storia che facesse il botto, forse stava cercando uno spirito affine.
L’incontro avviene nella solitaria e anonima casa di Wallace, nel freddo e nevoso inverno dell’Illinois, a Bloomington, dove Wallace insegna all’Università statale. I due iniziano a conoscersi e condividere esperienze della loro vita. David Foster Wallace già si era affermato come la “rockstar della letteratura americana”, ha 34 anni e da poco è noto come il più brillante degli scrittori, osservatore e voce della sua generazione.
I trascorreranno insieme giornate intense durante le quali si scontreranno, scherzeranno, lasciandosi dietro una scia di cartacce e cibo spazzatura.

La sceneggiatura è di Donald Margulies, vincitore del Premio Pulitzer, e il film è prodotto da James Dahl, Matt DeRoss, David Kanter (“The Revenant” di Iñárritu), Mark C. Manuel e Ted O’Neal; produttori esecutivi Paul Green e Donald Margulies. Il film non è un biopic ma riesce a raccontare lo stesso la tragica, complessa e compiuta vita di uno dei più straordinari scrittori contemporanea. Come ha sottolineato il lo sceneggiatore Marguilies: “Non volevo assolutamente far qualcosa di descrittivo. Non volevo mostrare al mondo quanto sono bravo a tradurre per lo schermo qualcosa di già esistente. E’ come un lungo ballo tra due persone che si confrontano sull’arte, l’ego e il successo. E’ questo che rende la storia viva e interessante”.

End_of_the_Tour_03A tratti commovente e spensierato, il film non è solo la storia di come collidono genio e celebrità o di un giornalista in cerca della storia che lo renderà famoso. Descrive come ci si sente a vivere al giorno d’oggi, il complesso rapporto con il successo, il bisogno di restare connessi e contemporaneamente tenere le distanze dall’infinito bombardamento di informazioni per recuperare ciò che esiste di più vero ed essenziale.

The End Of the Tour, è anche un road movie guidato quasi interamente da dialoghi, reso elegante dalla fotografia di Jakob Ihre che ritrae quel Midwest americano per tanti versi ancora selvaggio (lo è sicuramente la natura nella quale è immersa la casa di Wallace), ha il pregio registico di non ammiccare alla nostalgia degli anni 90 e la grazia di una sceneggiatura riflessiva.

 

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