Le mille e una notte in Portogallo.

Miguel Gomes è il regista portoghese di Arabian Nights, uno dei film più acclamati nei festival dell’ultimo anno, dalla Quinzaine di Cannes a Torino. C’è nel cinema di questo regista qualcosa che richiama Pasolini, il suo modo di riprendere il popolo – pescatori, portuali, lavandaie – nella sua trivialità e nella sua forza mitologica.

Arabian_Nights_01Un inno alla fantasia che mescola realtà e immaginazione, paura e desiderio, umorismo e denuncia, erotismo e poesia: un’autentica “opera mondo” – com’è stata più volte definita dalla stampa internazionale – composta da tre film (Inquieto; Desolato; Incantato) e ambientata nel Portogallo in crisi di oggi. Qui un regista intende inventare delle storie, ispirate alla penosa realtà in cui vive: non riuscendo però a trovare un significato nel proprio lavoro, fugge, da vigliacco, lasciando al suo posto la bella Sherazade. Alla ragazza occorrono entusiasmo e coraggio per non annoiare il re con le tristi storie del Paese. Con il passare delle notti, l’inquietudine cede il passo alla desolazione, che lo cede all’incanto. Perciò Sherazade organizza le storie che racconta al re in tre volumi. Inizia così: “Ho saputo, re fortunato, che in un triste Paese tra i Paesi…”.

Distribuito da Milano Film Network dal 18 marzo, la trilogia Arabian Nights sarà in anteprima al Cinema Lumière della Cineteca di Bologna da venerdì 11 a domenica 13 marzo. Per l’occasione, la Cineteca proporrà anche Tabu, il film che nel 2012 ha imposto Miguel Gomes all’attenzione di pubblico e critica internazionali: il ricordo di un amore perduto nel passato coloniale del Portogallo diventa un mélo da restituire con i modi e gli umori del cinema muto, rievocato e liberamente reinventato nel segno di Murnau.

La trilogia fiume di Miguel Gomes incarna ‘Le mille e una notte’ nella notte europea della crisi portoghese. Tre film per un unico percorso tra l’incanto delle narrazioni di Sherazade e la prosa della verità sociale. Nel primo capitolo un regista, incapace di filmare la chiusura di un cantiere navale, fugge nel mito per deridere con ironia buñueliana i potenti dell’economia globale: “L’umorismo – afferma lo stesso Miguel Gomes – è una barriera che si può erigere per proteggere chi guarda il film dai sentimenti dolorosi che questo contiene”.

Arabian_Nights_04Nel secondo capitolo della trilogia, storie vere e di finzione, messinscene teatrali e tragedie della vita si susseguono per costruire una galleria di dolore e assurdità. In tutte spicca la figura di un giudice, donna sensibile e sofferente a cui non è rimasto altro che il pianto. “Ritengo che la seconda parte della trilogia – prosegue il regista – sia la più cupa, la più disperata delle tre. L’unico personaggio felice è il cane, perché non capisce quello che succede: tutti si sono suicidati ma lui non lo sa. Lui vuole solo mangiare e giocare”.

Il ricordo di un amore perduto nel passato coloniale del Portogallo diventa per Gomes un mélo da restituire con i modi e gli umori del cinema muto, rievocato e liberamente reinventato nel segno di Murnau. Dopo The Artist e prima di Blancanieves, una geniale riflessione sulla memoria e la storia del Novecento, sospesa tra un’ironia iconoclasta e uno smisurato amore per il cinema.

Arabian_Nights_03Nel terzo capitolo della trilogia, Sherazade, smarrita e in crisi, sente venir meno la sua capacità di raccontare storie. Fugge e viaggia in lungo e in largo per il Portogallo, ma un ultimo racconto la attende. E una città, Lisbona, con la sua periferia, che cerca forme nuove di sopravvivenza e di resistenza alla povertà. “Nel terzo episodio – conclude Miguel Gomes -si assiste a una crisi nella narrazione: inizia come una commedia musicale senza una struttura narrativa, e poi Sherazade racconta la storia di un gruppo di costruttori di trappole per uccelli a Lisbona, la mia città. Ho pensato che fosse questo il modo giusto di chiudere il film: un elemento realistico ma al tempo stesso surreale”.

Il film è stato designato “Film della Critica” dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI, con la seguente motivazione: “Un’opera unica, sorprendente e anarchica. Irriducibilmente Punk. Che intreccia in forme innovative la politica e l’invenzione poetica. Una trilogia stratificata, visionaria e genialmente polemica che nell’orizzonte delle trasformazioni economiche neoliberiste europee si offre come segno di una tensione creativa e umana che vuole fortemente ripensare le possibilità per continuare ad abitare umanamente il mondo”.

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