La Foresta dei sogni, il luogo perfetto per morire.

Giovedì 28 aprile arriva nelle sale cinematografiche con Lucky Red il film di Gus Van Sant presentato in concorso all’ultimo Festival di Cannes, Sea of Trees, nella versione italiana tradotto liberamente in ‘La foresta dei sogni’, con protagonista Matthew McConaughey e con Naomi Watts e Ken Watanabe.

Sconvolto dal dolore per la scomparsa della moglie (Naomi Watts), Arthur (Matthew McConaughery) dopo aver acquistato un biglietto di sola andata, si perde nella meravigliosa foresta che cresce alla base del Monte Fuji in Giappone, nota come “foresta dei suicidi” (Aokigahara, detta anche ‘il mare di alberi’), un luogo in cui uomini e donne si recano a contemplare la vita e la morte. Un luogo stregato a cui fanno riferimento miti e leggende che risalgono a centinaia di anni fa e che parlano di alberi pieni di energia negativa accumulata nel corso di secoli di suicidi.

Gli enormi depositi ferrosi sotto il suolo della foresta di Aokigahara provocano l’impazzimento delle bussole e di altri strumenti di navigazione, disorientando e intrappolando coloro che vi entrano.

THE SEA OF TREESQuelli che hanno visitato la foresta di Aokigahara la descrivono come ‘il luogo perfetto per morire’, come afferma anche Wataru Tsurumui nel suo bestseller dal titolo: “Il manuale del perfetto suicidio”. Gli impiegati giapponesi della guardia forestale che vi lavorano, inciampano continuamente in cadaveri con diversi stadi di decomposizione, spesso pendenti dagli alberi o in parte divorati dagli animali selvatici. Nessuno sa quale sia il numero esatto di corpi che ancora giacciono tra gli alberi di Aokigahara, destinati a decomporsi e a diventare parte della foresta stessa, ma il numero di quelli scoperti fino ad ora sono la causa dell’inquietante reputazione di questo posto come il luogo in cui avvengono più suicidi in Giappone, e, secondo alcune stime, nel mondo. Molte delle vittime vengono ritrovate in possesso di una copia del libro di Tsurumui, cosa che rende la foresta tristemente celebre un luogo ancor più tragico.

Tutto il territorio è punteggiato di cartelli in giapponese e in altre lingue che dicono: “pensa alla tua famiglia!” e “per favore, ripensaci!” oppure “rivolgiti alla polizia prima di scegliere di morire!”. Ma sembra che questa segnaletica abbia una scarsa influenza su coloro che sono decisi a suicidarsi lì.

THE SEA OF TREESE proprio lì, Arthur incontra Takumi Nakamura (Ken Watanabe), un giapponese che, come lui, sembra aver perso la strada. Incapace di abbandonare Takumi, Arthur usa tutte le energie che gli restano per salvarlo. I due intraprendono un cammino di riflessione e di sopravvivenza, che conferma la voglia di vivere di Arthur e gli fa riscoprire l’amore per la vita.

Esplorando la misteriosa Sea of Trees, il protagonista si ritrova a fare i conti con se stesso, il suo senso di colpa e, soprattutto, con il lutto dopo la morte della moglie. Il film è uno straordinario viaggio mistico dentro la cultura giapponese che può ricordare una sorta di Purgatorio per i cristiani.

Gus Van Sant afferma che “la scelta di fare un film sull’amore e il suicidio è una cosa curiosa. lo sceneggiatore Chris Sparling che ha creato questa storia partendo dalla storia vera di un uomo che aveva promesso alla moglie di morire nel posto più bello possibile”. Il messaggio del film, dice ancora il regista, “premesso che è una sorta di puzzle, che salta tra due periodi temporali diversi, parla di dolore, come anche della ricerca di una persona che ha vissuto le stesse cose e possa così capire davvero come aiutare l’altra. Insomma, il film parla di due anime che si aiutano una con l’altra”.

THE SEA OF TREESTutto ha avuto inizio da una ricerca su Google. Qualche tempo dopo il successo ottenuto con la sceneggiatura di ‘Buried – Sepolto’, proiettato al Sundance nel 2010, lo sceneggiatore Chris Sparling stava navigando in Internet per le sue ricerche online quando si è imbattuto per caso in un luogo bizzarro e misterioso in Giappone – “Aokigahara” – in modo non troppo diverso da come accade al personaggio di Arthur. “Quando ho letto di Aokigahara, mi ha colpito non solo nei termini di un’arcana curiosità geografica, ma anche come luogo misterioso e profondamente spirituale, e anche molto spaventoso. Mi sono così messo a immaginare una storia a partire da quella che sembrava un’ambientazione fantastica, un’ambientazione fino a quel momento mai utilizzata per un film”.

“All’inizio ho preso in considerazione l’idea di scrivere un horror ma, dopo aver riflettuto, ho pensato che sarebbe stato troppo scontato” continua Sparling. “Ho capito subito che avrei dovuto concentrarmi sul dramma e sui sentimenti. Ho fatto degli approfondimenti e delle ricerche e ho scoperto che la gente effettivamente vi si reca a riflettere sulla vita e sulla morte e alcuni di loro, in effetti, cambiano idea. Ma la foresta è talmente disorientante che è ormai troppo tardi per tornare indietro. La foresta non li lascia più andar via”.

La foresta dei sogni era la miglior sceneggiatura in cui mi fossi imbattuto negli ultimi cinque anni” afferma Matthew McConaughey. “Sembrava una sequenza di meravigliosi haiku. Era davvero sorprendente. Leggendola mi sono venuti i brividi”.

McConaughey osserva: “Se fai a qualcuno il pitch del film in una frase, la reazione potrebbe essere: ‘Oh, è un film sul suicidio’. E invece no: è un film che celebra la vita. E, per quanto mi riguarda, è perfettamente in linea con la mia filosofia personale del ‘Just Keep Living’. La foresta dei sogni è una storia che celebra la vita e che dovrebbe far riflettere sulla propria esistenza, in senso buono. Lasciando la sala, gli spettatori dovrebbero riflettere a cosa si sono dedicati da quando sono nati, a cosa dovrebbero dedicarsi per il resto della loro vita, a cos’hanno da farsi perdonare”.

THE SEA OF TREESDice Naomi Watts: “La vita è meravigliosa. La vita è breve e preziosa. Gli alti e bassi ne fanno parte integrante. Bisogna vivere. Bisogna semplicemente vivere. La gente può credere in cose diverse e questo è solo un film, nessuno pretende di imporre un’idea. La gente può capirlo e interpretarlo nel modo che vuole, e restano delle qu estioni aperte. Per me ad esempio parla del percorso fatto da Arthur per guarire se stesso, del fatto che la relazione che aveva con la moglie non abbia raggiunto il massimo a cui poteva arrivare. Se solo ci fosse stato un po’ più di tempo lui avrebbe potuto migliorare le cose. Adesso è giunto il momento di tirarsi su, e il suo rapporto con l’uomo incontrato nella foresta, Takumi, è probabilmente una metafora, o forse è reale. Non ha importanza. Non dobbiamo avere per forza una risposta. Per me fa parte del la sua crescita. Fa parte essenziale del suo percorso di guarigione e forse ora gli si presenta una nuova chance, la possibilità di guarire e di cambiare in meglio”.

McConaughey continua: “In un certo senso La foresta dei sogni tratta di spiritualità. Alcuni potrebbero pensare che abbia a che vedere con Dio. Alcuni con la reincarnazione, purgatori in senso letterale, e così via. Molti film che hanno a che vedere con questi temi possono avere la mano pesante nel tentativo di far passare un messaggio. Questo film è puramente poetico. La gente che lascerà i cinema finirà col discuterne nei parcheggi, filosofeggiando e dibattendo su quale fosse il tema del film, chi fosse Takumi (Il mio spirito? Lo spirito di Joan? La foresta era un luogo reale?) La sceneggiatura è poetica e non contiene alcuna predica, eppure è elegante e allo stesso tempo ‘sgradevole’. Devi passare attraverso l’annientamento per ottenere la salvezza. E noi ci siamo annientati. Io mi sono annientato. Per cui è anche una dannata storia di sop ravvivenza”. La foresta dei sogni è anche un film d’azione, spiega McConaughey. “La storia è trascinante. E’ biblica… ci sono incendi e diluvi, freddo e ferite sanguinanti, e si è sempre ad un passo dalla morte”. L’attore scherza: “Il titolo ‘dietro le quinte’ di questa storia potrebbe essere: ‘La foresta dei sogni: un posto nel quale per me è davvero difficile farla finita’. E’ difficile morire in quella foresta, ragazzi, e Arthur ci prova. Arthur pensa: ‘Cavolo, perché è così difficile? Sono venuto qui per suicidarmi e sembra proprio che non ci riesca. Qualcosa mi trattiene’. E in tutto ciò Arthur scopre che in effetti non ha voglia di morire”.

Ci sono molte cose che la gente dà per scontate nella vita di tutti i giorni. Ci vuole un bello scossone per poterlo capire. Mattew McConaughey spera proprio che il pubblico esca dal cinema e si guardi un po’ dentro, che ciascuno rifletta un po’ sulla propria vita, sui propri rapporti, sui rapporti con le persone amate e che ora non ci sono più. Che ciascuno si guardi allo specchio perché quello che il film realmente provoca in ciascuno di noi è una riflessione onesta, ognuno a modo suo, tipo: ‘Come mi sto comportando nelle mie relazioni con gli altri? E con me stesso?’ Se credi nella reincarnazione, sai che è una versione di questo processo, e cioè che ti reincarni per tornare e per imparare quello che non hai imparato nella vita precedente. Nel film è diverso. In questa storia tutto succede ad Arthur nel corso della sua vita. Non muore e risorge per tornare ad imparare la lezione. La impara attraverso un suo purgatorio passando attraverso la morte per tornare alla vita. Credo che sia un buon film per tutti, per fare una specie di inventario, non in senso pedante, ma in senso spirituale”.

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