Denaro, ‘Trafficanti’ e il sogno americano.

Poteva diventare la truffa più grande di sempre e poteva succedere soltanto in America.

trafficantiAl cinema il nuovo film del regista della trilogia Una notte da leoni Todd Phillips. ‘Trafficanti’ è un’adrenalinica commedia, ispirata a una storia vera. La commedia segue la storia di due amici di Miami che, durante la prima guerra in Iraq, trovano il modo di sfruttare un’iniziativa semisconosciuta al governo americano. Ben presto, però, si troveranno ad avere a che fare con affari al di sopra delle proprie prossibilità.

Sul set del film, sceneggiato dallo stesso Phillips con Stephen Chin e Jason Smilovic, c’è il candidato all’Oscar Jonah Hill (“The Wolf of Wall Street”, 22 Jump Street) insieme a Miles Teller (Whiplash, la trilogia di “Divergent”, Project X – Una festa che spacca), il candidato all’Oscar Bradley Cooper (American Sniper, “American Hustle”, la serie “Una notte da leoni”, Appuntamento con l’amore), Eddie Jemison (Ocean’s Twelve, Ocean’s Thirteen, The Informant!) e Ana de Armas (“Knock Knock”).

Il film, distribuito nel mondo dalla Warner Bros. Pictures con il titolo ‘War Dogs’, è un piccolo “The Wolf of Wall Street”, nel quale l’attore coprotagonista di Leonardo DiCaprio, Jonah Hill, si trasforma in protagonista e veste i panni di Jordan Belfort, ma preferisce il contrabbando di armi alla Borsa di New York.

Tutto ha avuto inizio durante l’amministrazione di George W. Bush, quando enormi contratti senza gara per rifornire le guerre in Iraq e Afghanistan furono assegnati a compagnie come Halliburton, Raytheon and Lockheed Martin. Con l’avanzare delle critiche verso i clientelismi percepiti e gli approfittatori della guerra, il governo decise di regolare il settore istituendo la FedBizOpps (acronimo per Federal Business Operations/Operazioni Commerciali Federali), che aprì le porte alle aste sui contratti militari a…beh…virtualmente chiunque. Sfortunatamente, furono trovate anche alcune scappatoie per potersi avvantaggiare del sistema. Questa storia venne a galla grazie ad un articolo del 2011 di Rolling Stone intitolato, “Arms and the Dudes” di Guy Lawson. “L’amministrazione Bush stava cercando di favorire i piccoli commercianti”, spiega Lawson, “e non c’era nessuno più piccolo di questi due ragazzi, seduti in un piccolo appartamento di Miami Beach dove non c’era altro che un bong su un tavolo, un computer e un cellulare”.

aatd-fp-035Il produttore Mark Gordon racconta, “Ero in aereo quando ho letto per la prima volta l’articolo del Rolling Stone, e non potevo credere fosse vero. Tutti gli elementi in esso contenuto mi suggeriva che avrei dovuto farci un film. Ho sempre pensato che al pubblico piacciano le storie in cui i personaggi si fanno beffe del sistema, anche se alla fine ottengono la giusta punizione, in un modo o nell’altro. A questo aggiungeteci il fatto che questi due sembrano i meno appropriati per portare avanti una truffa simile, il risultato è qualcosa di veramente speciale”. Gordon aggiunge che Phillips era il regista perfetto per raccontare la storia sul grande schermo. Dichiara che, “Non c’è nessuno migliore di Todd per raccontare una storia di personaggi eccessivi che si vengono a trovare in ogni sorta di guai. Lui è un maestro”.

Uno dei punti in comune di tutta la filmografia del regista Todd Phillips, sono le persone che prendono decisioni sbagliate. Siano essi dei ragazzi che tentano di aprire una nuova confraternita vicina a quella originale della loro ex scuola, o quattro amici che pianificano un vivace addio al celibato a Las Vegas, ci sono sempre ripercussioni eccessive e completamente inattese. Ritroviamo queste cattive decisioni anche in “Trafficanti”, anche se c’è un limite all’ironia data dal fatto che il film è basato sulla storia vera di una coppia di ragazzi, che provano a far tornare a proprio vantaggio un’iniziativa poco conosciuta del governo…un affare da 300 milioni di dollari.

Phillips racconta, “Sono convinto che i film costruiti su fatti reali, contengano in loro una vena di seriosità. Questo è un film sull’ascesa e conseguente caduta di due giovanotti, alla ricerca della loro identità nel ‘sogno Americano,’ diventando però troppo avidi. E, sapete, l’avidità non porta mai a buoni consigli”. Bradley Cooper, produttore esecutivo e uno degli interpreti del film, aggiunge, “Una delle cose suggerite dal film è come una persona diventa suscettibile quando tutto gli viene servito su un piatto d’argento, e come le reazioni agli eccessi siano diverse da persona a persona”.

rs-247244-rs-war-dogsJonah Hill e Miles Teller sono i protagonisti, rispettivamente, dei ruoli centrali di Efraim Diveroli e David Packouz, ed entrambi sostengono di essere stati intrigati da quei personaggi che hanno colto al volo l’opportunità di realizzare grandi guadagni senza stare troppo a pensare alle conseguenze. Hill conferma, “C’è sempre qualcosa di allettante nel guardare la gente diventare ricca senza seguire le regole. Ecco perché ho sempre adorato i film di gangster…I film dove gli uomini spadroneggiano e vincono. Solo che a noi non succede così”, sorride. “È una bella storia”, dice Teller. “Bisogna rispettare quanto sono riusciti a fare; ad un certo punto, avevano per le mani un affare da 300 milioni di dollari. Sono una montagna di soldi per una coppia di giovanotti di appena venti anni, che hanno mentito fino a riuscire nell’impresa. È affascinante vedere come i fatti si susseguono e le cose diventano più grandi di quanto si pensava”. Il vero David Packouz ammette, “Non lo nego, per un po’ è stato pazzesco. Quando andavamo alle feste, la gente veniva a conoscerci presentandosi: ‘Sono un agente di cambio oppure possiedo un’immobiliare…
Voi cosa fate?’ ‘Siamo venditori di armi internazionali’ La reazione iniziale andava dal, ‘State scherzando, vero?’ a ‘Str….te’ ma quando si accorgevano che eravamo seri, ne rimanevano sconvolti. Uno dei motivi per cui la storia è pazzesca, è che molte poche persone riescono a fare tanti soldi nel business delle armi, specialmente alla nostra età. Il fatto che avevamo vinto il contratto per fornire armi all’intero esercito Afghano, era veramente bizzarro”.

Ma la molla che spinge tutto sono sempre i soldi. Phillips conferma, “Questo appare chiaro nel film: loro non sono a favore della guerra. Non si tratta di chi combatte o per quale motivo, si tratta di quanta merce bisogna muovere. Perciò per loro la guerra è soltanto un’opportunità. E questa è una cosa vera. La guerra è un’economia. C’è un ventre molle in cui molte persone fanno soldi e questi due ragazzi stanno solo cercando di entrarne a far parte”.

Per quanto fossero incredibili quelle vere circostanze, Phillips enfatizza, “Il nostro non è un documentario”. Lui e i co-sceneggiatori Jason Smilovic e Stephen Chin si sono presi delle licenze drammatiche e comiche. “C’erano parecchie cose che non erano nel film o che sono state cambiate”, asserisce Packouz, “ma la vita è sempre più complicata di quanto viene rappresentata nei film di Hollywood. Si può riassumere una vita intera in un paio d’ore, perciò aspettatevi questo. Ma la sceneggiatura mi piace molto; ha un ritmo incalzante ed è divertente”.

Lavorando alla sceneggiatura, Chin ha passato del tempo assieme a Packouz a Miami. Fa notare che, “l’America è forse la terra delle opportunità, ma David ha capito da subito che non sarebbe mai diventato ricco soltanto lavorando. Credo che sia questo il motivo per cui ‘Scarface,’ anch’esso ambientato a Miami, è stato un film importante per la loro crescita. Divenne la loro idea del Sogno Americano—se di grande idea si può parlare, truffare alla grande e giocare senza regole. Quindi non mi ha sorpreso che due ambiziosi giovanotti abbiano trovato il modo di fregare il sistema, specialmente nell’era di internet. Quello che mi ha sorpreso è stata la portata del contratto e di come siano arrivati vicino a farla franca”.

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