Tra musica, azione, amore e pallottole

Giampaolo Morelli, Serena Rossi, Claudia Gerini, Carlo Buccirosso e Raiz (per anni leader degli Almamegretta) sono i protagonisti del “La La Land” napoletano “Ammore e Malavita”, diretto dai Manetti Bros. che arriverà nelle sale cinematografiche dopo la brillante presentazione al Festival del Cinema di Venezia, il 5 ottobre.

foto-ammore-e-malavita-5-lowSe Gomorra fosse un musical sarebbe proprio “Ammore e Malavita” e se James Bond fosse italiano sarebbe proprio Giampaolo Morelli, alias Ciro (come l’immortale di Gomorra la serie). Il nuovo lavoro dei Manetti Bros., infatti, fa il verso a molti film esistenti, da “Matrix” a “007” e da “La La Land” a “Gomorra”, per l’appunto. E così Giampaolo Morelli e Serena Rossi cantano e ballano come Ryan Gosling ed Emma Stone nel film hollywoodiano. Una commedia musicale esilarante e ricca di azione tra i vicoli partenopei che non stanca anche dopo 130 minuti di visione.

Ciro (Giampaolo Morelli) è un temuto killer. Insieme a Rosario (Raiz) è una delle due “tigri” al servizio di don Vincenzo (Carlo Buccirosso), “o’ re do pesce”, e della sua astuta moglie, donna Maria (Claudia Gerini). Fatima (Serena Rossi) è una sognatrice, una giovane infermiera. Due mondi in apparenza così distanti, ma destinati a incontrarsi. Una notte, infatti, Fatima si trova nel posto sbagliato nel momento sbagliato. A Ciro viene dato l’incarico di sbarazzarsi di quella ragazza che ha visto troppo. Ma le cose non vanno come previsto. I due si trovano faccia a faccia, si riconoscono e riscoprono, l’uno nell’altra, l’amore mai dimenticato della loro adolescenza. Per Ciro c’è una sola soluzione: tradire don Vincenzo e donna Maria e uccidere chi li vuole uccidere. Nessuno può fermare l’amore neanche l’amicizia e la fedeltà. Inizia così una lotta senza quartiere sul mare del golfo.

raiz-ammore-e-malavita“Quando facciamo un film – affermano i Manetti Bros. – ci buttiamo come fosse un salto ad occhi bendati. Senza pensare a quello che abbiamo fatto prima né alle conseguenze. Scegliamo una storia con l’istinto e ci saltiamo dentro. Spesso l’istinto ci porta in strade poco percorse, senza tracce da seguire, e quindi non ci resta che lavorare con la fantasia. Questa incoscienza è stato il motore che ci ha portato fino ad “Ammore e malavita”. Se un killer della camorra deve uccidere una donna e riconosce in lei l’amore della sua adolescenza parliamo d’amore o di malavita?”

“Ecco siamo partiti di qui – continuano i registi – e poi la storia ci è venuta dietro, quasi da sola. Le canzoni accompagnano i momenti fondamentali ed emotivamente più forti della storia: si canta quando due personaggi stanno per baciarsi, ma anche durante una sparatoria. Il musical ci ha permesso di andare sopra le righe affrontando temi profondi ed importanti, come l’amore e la morte, mantenendo un tono leggero e spettacolare. Non puntiamo al realismo, ma alla verosimiglianza. Per credere in quello che raccontiamo ci piace prendere dei personaggi veri, che abbiamo incontrato nella vita reale, per incastonarli nella cornice fantasiosa di una storia esagerata. La città di Napoli è stata la nostra ispirazione e una personale rivisitazione della sua forma artistica più densa e popolare, la sceneggiata, il risultato. Però, sia chiaro, il messaggio del film non è: “a Napoli succede questo”. Quello che succede, succede solo nella nostra storia. La nostra Napoli non è solamente la città cupa e disperata che si racconta ultimamente al cinema o in tv, ma anche una Napoli che, malgrado tutti i problemi, stimola con il suo fermento culturale e ispira con la sua carica di umanità. Ogni volta che ci torniamo ci è inevitabile sorridere. Quale che sia il nostro stato d’animo. Un potere ineguagliabile”.

foto-ammore-e-malavita-1-lowDietro le canzoni di “Ammore e Malavita” c’è la scrittura di Nelson Garofalo, il cantautore napoletano che aveva già collaborato con i Manetti Bros. ai tempi del cult “Song’e Napule”. Molti dei brani del film sono stati scritti proprio da Garofalo, mentre la colonna sonora del film è firmata da Pivio&Aldo De Scalzi (per il film hanno composto le musiche di 12 delle 15 canzoni presenti, oltre a quasi un’ora e mezza di brani strumentali di “commento”. Pivio&Aldo ormai sono una garanzia nel cinema italiano e, infatti, hanno consentito ad “Ammore e malavita” di vincere il premio speciale Soundtrack Stars Award alla Mostra del Cinema di Venezia 2017. Alcune delle canzoni resteranno impresse nella memoria come “Scampia Disco Dance” che apre il film: uno spaccato di un certo tipo di turismo, quello che cede al voyeurismo più becero e che trova cool vivere esperienze apparentemente avventurose che sono purtroppo la realtà di molti. A Napoli quindi non si va per vedere il Maschio Angioino, ma per provare il brivido di farsi scippare fra le vele di Scampia.

“Quando Antonio e Marco ci hanno parlato per la prima volta dell’intenzione di realizzare un musical cinematografico, circa due anni fa, – affermano Pivio (nome d’arte di Roberto Pischiutta) e Aldo De Scalzi – non credevamo alle nostre orecchie ma immediatamente avevamo capito che sarebbe stata un’occasione impagabile per metterci alla prova perché, tra tutte le sfide possibili per un compositore rivolto al mondo del cinema, il musical è sicuramente quella più impegnativa (ma per questo forse anche la più esaltante). E per complicare ulteriormente la situazione, l’idea che si stava prospettando era quella di scrivere molte canzoni che sarebbero state cantate quasi esclusivamente in napoletano. Con Nelson Garofalo, l’autore dei testi, avevamo avuto un’esperienza in comune, sempre grazie ai Manetti bros. per il film Song ‘e Napule, che ci aveva permesso all’epoca di vincere tutti i premi più importanti di settore (David di Donatello, Nastri d’argento, Globo d’oro, Bifest ed altri ancora), per cui la nostra collaborazione partiva sotto gli auspici migliori. Con i Manetti bros., prima di scrivere anche solo una nota, abbiamo discusso a lungo, come sempre, sull’impronta musicale da affrontare, anche grazie ai numerosi ascolti di brani (prevalentemente di sapore Rhythm & Blues) che sono serviti a definire una possibile tavolozza di colori con la quale “dipingere” tale affresco … e poi c’è Napoli … Napoli, come Genova la nostra città natale, ha un’identità musicale fortissima che ha ispirato artisti da tutto il mondo; non potevamo non tenerne conto. Il risultato complessivo è una nostra personale rilettura di queste due fortissime suggestioni, la tradizione afroamericana del R&B compenetrata dalla tradizione popolare napoletana, rilettura che si sviluppa in 15 canzoni (13 in napoletano e due in inglese) e un’ulteriore ora e passa di brani strumentali funzionali alla storia che, oltre ad essere un musical, è comunque un crime – noir”.

“E poi – concludono i due autori – ci sono gli interpreti: che esseri meravigliosi! Stare con loro in studio vedendo crescere giorno dopo giorno tutta la partitura è stato emozionante e molto divertente. L’atteggiamento di base è sempre stato di grande relax, nessuna “ansia da prestazione”. La lavorazione ha richiesto tempi molto lunghi di elaborazione perché dovevamo essere tutti estremamente convinti dell’efficacia delle singole canzoni in rapporto alla storia raccontata nel film ed alla necessità di mettere in condizione i Manetti bros. di girare in playback le corrispondenti scene con i tempi cinematografici attesi. Ma anche tutto ciò ha reso esaltante l’operazione. Un’esperienza che siamo pronti a ripetere già da domani”.

Spettacolari anche le coreografie di Luca Tommasini: “ho partecipato a molti film, italiani e internazionali, sia come ballerino che come coreografo, ma questa sicuramente è stata un’esperienza insolita per me. Il film, pur essendo stato scritto sapendo della mia partecipazione ed essendoci preparati per quasi un anno, è stato “improvvisato” in perfetto stile Manetti bros. Marco e Antonio hanno avuto la capacità di portar mi nel loro mondo e io mi sono lasciato andare anche con le coreografie. Coreografie eclettiche che attingono da tutto il mio background, il mondo pop onirico che ho vissuto nel cinema, nella tv e soprattutto nella musica, e culminano nei momenti che vedono protagonista Claudia Gerini. Ho infatti creato per lei le uniche prove “classiche” che ho dovuto ripensare al momento poiché lei “mangiava” letteralmente i movimenti coreografici. Claudia è molto più brava di quanto mi aspettassi. La sfida è stata proprio lasciarsi andare e scendere in campo ogni mattina con i Manetti, con il loro particolare stile, e aver fatto ballare non professionisti con i quali credo che il pubblico possa immedesimarsi più facilmente. Lavorare con i Manetti è stata per me una vera chicca, una perla, e credo che il risultato sia assolutamente alternativo”.

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