Magliana 1988: storia di una vendetta

Siamo tutti nati innocenti, tutti possiamo morire colpevoli, è scritto in un angolo nascosto della nostra coscienza, solo alcuni però, hanno la sventura di trovarne la chiave.

il canaro_cover2Il 19 febbraio 1988, in una discarica a due passi da via della Magliana, a Roma, viene trovato un corpo carbonizzato e orrendamente mutilato. Appartiene un giovane ex pugile. Per il suo barbaro assassinio verrà condannato un toelettatore di cani, detto “Er canaro”, a lungo perseguitato e umiliato dalla vittima.

Si compie così la parabola del debole Davide che si rivolta contro Golia il gigante: il più delirante omicidio mai riportato dalle cronache, un delitto senza termini di paragone nella letteratura criminale italiana. Fin dal primo giorno di carcere il Canaro della Magliana inizia a scrivere un memoriale. Vuole comporre il romanzo della sua vita e consegna le prime pagine al magistrato credendo che tutti debbano sapere come ciò che ha fatto non sia altro che la storia di una giusta vendetta.

Luca Moretti completa le sparute pagine di quel memoriale grazie a una lunga ricerca documentale, all’analisi di tutti gli atti del processo, a interviste fatte nel corso degli anni ai protagonisti e a una rassegna stampa completa e serrata. Il risultato è il libro Il Canaro (Red Star Press). Tutta la verità sul delitto della Magliana. O, detto in altri termini, tutto ciò che il Canaro avrebbe voluto raccontare in un romanzo che – almeno fino a oggi– non ha terminato di scrivere mai.

Luca Moretti scrive e vive a Roma. Ha esordito nel 2009 con il noir Cani da rapina (Purple Press). Nel 2010 ha sceneggiato il graphic novel Non mi uccise la morte (Castelvecchi) e nel 2011 ha pubblicato per lo stesso editore il romanzo metapolitico Il senso del piombo. Il suo nome è comparso in questi anni in numerose riviste e antologie, è il fondatore della rivista letteraria TerraNullius e cura la rassegna letteraria del Teatro del Lido di Roma.

luca moretti“La Magliana, quaranta ettari, sette metri sotto l’argine, terra muffa e zanzare per oltre cinquantamila persone: tremila metri cubi di cemento caduti dal cielo della speculazione edilizia. Erano i fantastici anni Ottanta. Era una terra che puzzava di fame. Dapprima era campagna piatta, qualche capanna di pastori, una distesa d’argilla, secca l’estate e umida l’inverno, poi arrivarono le gru e nel giro di cinque o sei anni divenne uno dei sobborghi più caotici e popolosi della Capitale”.

“Se Roma, con la Chiesa e il Vaticano era la Città di Dio, la Magliana, con le bische e i bar era la Città dell’Uomo: una città costruita come un bastione approssimativo sull’argine di un fiume pazzo e scatenato”.

“La Magliana nacque insieme alla nostra famiglia, con una strada che la trafiggeva come una lancia e la ferrovia che l’abbracciava, con l’acqua del Tevere Infame che premeva da sotto e bucava la terra: c’erano sempre pozzanghere, anche l’estate, e il sole vi si rifletteva stranito, consapevole che non si vomita cemento sulla terra umida, e che presto, molto presto, nuvole impetuose avrebbero riempito quelle fogne troppo piccole e avrebbero portato a galla il contenuto fetido del sottosuolo”.

La storia è degli anni ‘80/’90. Ovunque si inaugurava una breve stagione di dolce e fecondo smarrimento, di coltivazione di una politica senza conti in sospeso, di nuovo respiro artistico da società con la pancia piena. Bill Clinton entrava alla Casa Bianca, c’era il primo boom di una nuova straordinaria dimensione con l’utilizzo sempre più diffuso di Internet, in Sudafrica finiva l’Apartheid e Nelson Mandela vinceva il premio Nobel per la Pace. I Nirvana incidevano il loro ultimo disco prima del suicido di Kurt Cobain, diveniva operativo il Trattato di Maastricht, era il battesimo dell’Unione Europea. La totalità della classe politica, quella che aveva governato per quasi cinquant’anni, era sotto accusa a Milano e a Palermo. I quotidiani raccontavano di avvisi di garanzia inviati a tutti i leader della Dc, del Psi, del Pri, del Pli. Un intero sistema ormai privo di protezioni internazionali veniva raso al suolo a colpi di codice penale. La mia condanna definitiva arrivò parallelamente a quella che decretò la fine della Prima Repubblica.

I protagonisti di questa storia sono: er Puggile Incombente come l’aria che spostava, grossolano come il pensiero nelle sue mani. Madre Tortura La forza, la determinazione, il dolore. Un piatto di pasta scotta e un figlio che tarda a rientrare. Il lutto. Baffo Un’orribile giacca a quadri e una cravatta dozzinale di quelle che si comprano al mercato. Fuma sigarette del Monopolio, di sangue ne ha visto scorrere a fiumi. Valentina Il metro di tutte le cose, mani consumate dal tempo e smaltate di un rosso che la rende ancora bellissima. Fabio il Tossico Un intralcio. Un impiccione che non si fa mai i cazzi suoi. Parla già dopo il primo ceffone. La Donna Magistrato Spessi occhiali scuri, mingherlina ed educata. Più intelligente di tutti gli sbirri di Roma messi insieme. I Fratelli Avvocati Un’opportunità in quella confusione narrativa, in tutta quella cocaina e in quei verbali. Il Mancino Ha la bisca in Piazza e regge il picchetto. Incarta la merce nelle giocate della settimana precedente. Don Pietro Il Corpo di Cristo dietro la saracinesca arrugginita di un garage. Il Giudice Un ex deputato missino. Conosce il senso del piombo e della morte.

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