Sorry We Missed You

“Sorry, we missed you” è il messaggio, il post-it, che lasciano i trasportatori delle consegne ‘porta a porta’, quando in casa non c’è nessuno.

sorry we missed youDopo aver ricevuto un’ottima accoglienza alla 72ª edizione del Festival di Cannes, Ken Loach (due volte Palma d’oro con Il vento che accarezza l’erba e Io, Daniel Blake, un Orso d’Oro alla carriera alla Berlinale e un Leone d’Oro alla carriera al Festival di Venezia) torna il 2 gennaio al cinema con ‘Sorry we missed you’ con protagonisti Kris Hitchen, Debbie Honeywood, Rhys Stone, Katie Proctor e Ross Brewster. Il regista ha presentato a Roma il film ed è stato intervistato da Diego Bianchi.

Da sempre espressione di un cinema impegnato e attento all’attualità, Ken Loach sceglie questa volta di raccontare le problematiche della gig economy, nuova frontiera della precarietà, che ha portato molti lavoratori a perdere ogni diritto e a vivere nell’incertezza economica. Una condizione che ha inevitabili conseguenze sui rapporti umani e sulla vita delle famiglie. Sicuramente la Gran Bretagna non è l’unico paese ad incentivare i contratti a zero ore e sistemi operativi come quello delle cure domiciliari. Il lavoro precario è diffuso in tutta Europa. Ognuno di noi fa acquisti online e se li fa consegnare a domicilio da un corriere e conosce qualcuno che ha avuto a che fare con l’assistenza domiciliare – una nonna o una madre o una sorella o un fratello. Abbiamo visto queste due realtà essere meravigliose e terribili. Speriamo che questo film mostri gli effetti di entrambi i sistemi sui figli di genitori stremati dal lavoro che non hanno sufficientemente tempo per loro.

Il film si svolge a Newcastle. Ricky e la sua famiglia combattono contro i debiti dopo il crack finanziario del 2008. Una nuova opportunità appare all’orizzonte grazie a un furgone nuovo, acquistato con tanti sacrifici della famiglia, che offre a Ricky la possibilità di lavorare come corriere per una ditta in franchise. Si tratta di un lavoro duro, ma quello della moglie, come badante, non è da meno. L’unità familiare è forte ma quando entrambi prendono strade diverse tutto sembra andare verso un inevitabile punto di rottura. Ricky and Abby ricordano la sera in cui si sono conosciuti a un rave a Morecambe. Il colpo di fulmine. Sentirsi bene…

sorry-we-missed-you-La figlia Liza Jane, 10 anni, a volte si sente come David Attenborough alla ricerca dei segni dell’esistenza umana nell’immobile silenzio della sua casa. Ama le trasmissioni sulla natura e ha una fervida immaginazione che le tiene compagnia durante le lunghe ore che trascorre da sola. Sa che la sua famiglia è là, da qualche parte… tracce di pietanze mangiate a metà (i piatti con gli avanzi della colazione), indumenti sporchi qua e là (magliette sudate). Sia la mamma che il papà sono dovuti andare ‘a caccia’, un compito lungo e laborioso che spesso li lascia irritabili, a mani vuote e a leccarsi le ferite, proprio come i grandi felini…

Il figlio maggiore, Seb, 15 anni, tiene la testa in un cappuccio, anche quando non lo indossa. Il suo desiderio segreto è l’invisibilità. Lasciatemi in pace, niente prediche, permettete che me la sbrighi per conto mio. Seb e Liza Jane sono uniti e quasi tutte le sere cenano da soli insieme guardando video. Alcuni li fanno ridere, ma altri lasciano loro il vuoto. Seb è molto più perspicace di quanto non sembri. Ha l’intelligenza di sua sorella. Entrambi sono acuti, ma lui è determinato a nasconderlo. Gli dà una grande soddisfazione vedere quanto questo irriti suo padre, Ricky; sa quali pulsanti premere e spesso lo fa. Non sa resistere a questo impulso e non ne conosce il motivo. Se non altro quando suo padre gli grida addosso, è presente. Alcuni anni prima ridevano molto. Non è disposto ad ammetterlo, ma gli mancano le chiacchierate tranquille con la mamma Abby che sembra percepire quello che lui prova senza mai fargli domande. Seb è consumato dalla sua passione, i graffiti, dopo aver flirtato con il parkour. Quando si immerge nella notte, riesce a consumare la collera che gli ribolle dentro, si sente libero e selvaggio, tutto il contrario di suo padre. Pensa per immagini, non con le parole. Che cosa prova Seb quando uno dei suoi amici più cari scompare dalla sua vita?

Un altro personaggio principale del film è il furgone ultra resistente che offre ogni confort e più capacità di carico rispetto a quello dei concorrenti. Il furgone svolge la sua funzione. Ricky lavorerà come un cane, supererà se stesso. Starà in strada con il suo furgone – un lavoratore autonomo, un guerriero. William Blake ci aveva messi in guardia contro “le manette forgiate dalla mente”.

Il linguaggio astruso e incomprensibile del contratto che Ricky deve firmare nel suo nuovo luogo di lavoro. Il lettore di codici a barre nel palmo di una mano… una meraviglia di sofisticazione tecnologica e di inventiva partorita dai cervelli più fini del mondo. A che scopo? Basta. In altre parole, una storia è una grande discarica. È necessario setacciarla, interrogarla, contraddirla, sfidarla, annodarla tutta e stabilire i legami, sia all’interno della casa sia fuori dalla porta d’ingresso.

“La sensazione – afferma lo sceneggiatore Paul Laverty – è sempre quella di una lunga partita di wrestling con una gigantesca anguilla sgusciante”.

Leggi l’intervista al regista: http://www.terzapagina.it/2019/12/ken-loach-2/

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