Days of a Future Past.

XMEN_GIORNIFUTUROPASSATODal 22 maggio 20th Century Fox riporta i mutanti cartacei più famosi del grande schermo al cinema con X-Men: Giorni di un futuro passato, settimo film della celebra saga di cinecomix e quinto capitolo ufficiale della continuity principale (esclusi quindi i due spin-off dedicati a Wolverine).

Dopo ben 11 anni da X-Men 2, torna dietro la macchina da presa Bryan Singer, padre putativo degli X-Men, avendoli portati al cinema per la prima volta nel 2000, e per questo ritorno celebre si sceglie di adattare una delle miniserie a fumetti più famose e amate dai fan dei mutanti Marvel, Giorni di un futuro passato (Days of a Future Past). Una scelta quanto mai ben congegnata vista la tematica dei viaggi temporali di questa avventura, che ben si presta ad unire e “riparare” quanto fatto fino ad ora al cinema con Wolverine e soci. Perché da una parte abbiamo la trilogia composta da X-Men, X-Men 2 e X-Men: Conflitto finale, con il quale si da un senso di chiusura a un arco narrativo che adattava, mescolando tra loro, la graphic novel Dio ama, l’uomo uccide, la serie Wolverine: Arma X e le saghe di Fenice Nera e Talenti. Poi, nel 2011, si è cercato di creare un nuovo inizio, con recasting generale dei protagonisti ma in versioni più giovani, con X-Men: L’inizio, per la regia del Matthew Vaughn di Kick-Ass. Arriva, così, questo Giorni di un futuro passato che ha, dunque, il compito di rimettere ordine e unire una saga che si sta allargando in maniera forse esagerata, con il rischio di creare molte incongruenze.

giorni di un futuro passatoGiorni di un futuro passato è una miniserie composta da due albi editata per la prima volta negli Stati Uniti dalla Marvel a inizio 1981 e arrivata in Italia solo nella primavera del 1989 grazie a Star Comics.

Con i testi di Chris Claremont, che è uno dei principali artefici della vita editoriale degli X-Men, e i disegni di John Byrne, questa miniserie ha rilanciato con successo i mutanti a fumetti dopo un periodo di stasi che aveva fatto perdere loro popolarità. Anticipando quello che poi James Cameron farà al cinema tre anni dopo con Terminator, Claremont e Byrne ipotizzano un futuro non troppo lontano (è il 2013) in cui i mutanti sono perseguitati, richiusi in campi di concentramento e uccisi dalle Sentinelle. Ormai in estinzione, i pochi mutanti rimasti si affidano a Kitty Pryde che, grazie al potere di Rachel, può tornare indietro nel tempo fino al 1980 e possedere se stessa adolescente per evitare l’uccisione del senatore degli Stati Uniti Robert Kelly, per mano di Mystica e la Confraternita dei mutanti, fatto che avrebbe scatenato una serie di eventi che avrebbe condotto alla persecuzione dei mutanti.

Come è naturale aspettarsi da un film che si pone innanzitutto come sequel e deve rimettere insieme due archi narrativi differenti, X-Men: Giorni di un futuro passato riesce a distanziarsi in maniera consistente dalla miniserie cartacea. Però c’è da riconoscere allo sceneggiatore Simon Kinberg di essere riuscito a catturare il succo del fumetto, la sua impalcatura, ed averla adattata ai pregressi filmici con una certa efficacia che sicuramente non disturberà i fan del fumetto.

 

[Quello che segue può contenere anticipazioni sulla trama del film]

Il dato più consistente di questa variazione, il picco della libertà narrativa, è stato preso con il repentino cambiamento del personaggio che fa da protagonista alla vicenda. Nel fumetto l’eroe è Kitty Pryde, la mutante con il dono di passare attraverso le superfici solide che al cinema ha il volto di Ellen Page fin da X-Men: Conflitto finale; nel film il ruolo da protagonista viene preso da Wolverine. Il motivo di questo brutale (e anche un po’ gratuito) cambiamento è dato dalla centralità del personaggio di Logan, alias Wolverine, nella saga cinematografica degli X-Men, vera icona e unico – ad oggi – ad aver guadagnato ben due film da solista (con un terzo in arrivo). Una semplice scelta commerciale, uno scotto da pagare per la popolarità del personaggio, anche se gli X-Men hanno dimostrato di saper ampiamente camminare sulle loro gambe da soli, come è accaduto con il successo di X-Men: L’inizio in cui Wolverine non c’era… o meglio compariva in un simpatico cammeo di pochi secondi. Elemento cardine ma a cui il conoscitore del fumetto si abitua presto e che nel film è stato reso nel modo più naturale possibile, puntando tutto sul carisma che il Wolverine di Hugh Jackman ancora oggi ha.

Una cosa che invece apparirà strana anche a chi non sa dell’esistenza del fumetto ispiratore, è il modo in cui Wolverine torna indietro nel tempo.

Sulla carta, Kitty riusciva a finire nella se stessa del 1980 grazie all’intervento di Rachel Summers, figlia di Jean Grey e Ciclope nonché conosciuta nell’universo fumettistico anche con l’identità segreta di Marvel Girl, che ha il potere della psicometria, abilità che, unita alla potente facoltà di telecinesi adottata dalla madre, riesce con il contatto fisico a spostare avanti e indietro nel tempo la coscienza delle persone nei loro se stessi del passato o del futuro. Ragionamento che non fa una piega! Nel film, invece, il personaggio di Rachel non c’è ed è Kitty a mandare indietro nel tempo Wolverine agendo sui suoi lobi temporali. Lo sceneggiatore si preoccupa di spiegare il perché della scelta di Logan per il viaggio nel tempo, dato che il trauma causato da un viaggio così indietro può avere ripercussioni fisiche sul mutante e solo la sua abilità rigenerante potrebbe arginare i danni, però non si preoccupa di spiegare come sia possibile che una mutante con il potere dell’intagibilità possa fare questa cosa. Ecco, su questo forse è un po’ più arduo passarci su!

Poi ci sono tutta una serie di modifiche, più o meno consistenti, che fanno dell’adattamento a cura di Bryan Singer un prodotto ben distante dall’opera originale.

Innanzitutto l’azione nel presente/futuro non è ambientata nel 2013, per ovvi motivi cronologici con il periodo in cui lo spettatore vive, ma anche il passato non è il 1980, bensì il 1973. Una scelta, questa, che con ogni probabilità è data dal far seguire senza troppe incongruenze questa avventura a quella di X-Men: L’inizio, che era ambientata nel 1962.

Qui la causa della persecuzione mutante non è l’omicidio del senatore Kelly durante un suo discorso sulla questione “mutanti” a cui partecipa anche Charles Xavier, bensì la morte di Bolivar Trask, antropologo e ingegnere, fermamente contrapposto all’integrazione raziale tra umani e mutanti e progettatore delle temute Sentinelle. Con questo colpo di coda, il film di Singer giustifica la presenza delle Sentinelle nel futuro e fornisce un ulteriore tassello nella macro-tematica sulla diversità e sulle persecuzioni raziali che fin da principio è centrale nella saga cinematografica. Una scelta azzeccata, dunque, che usufruisce anche del felice casting di Peter Dinklage (il ben noto Tyrion Lannister della serie Il Trono di Spade), inedito Bolivar Trask affetto da nanismo (e qui le speculazioni sulla teoria di compensazione con le dimensioni spropositate dei robot Sentinelle possono sprecarsi!). Anche se c’è da dire che Trask compariva in un piccolo ruolo anche in X-Men: Conflitto finale ed era interpretato dall’attore afroamericano Bill Duke.

Di conseguenza all’assenza di Trask nel fumetto, anche il discorso sulla versione “deluxe” delle Sentinelle del futuro, che acquisiscono i poteri dei mutanti grazie al DNA di Mystica, è un’invenzione del film.

Tra le altre sostanziali differenze tra versione cartacea e cinematografica c’è il finale, che comunque non sveliamo, anche se al cinema tutto è meno cupo, e i personaggi. Tra i molti cambiamenti, dettati soprattutto da ciò che è accaduto nei film precedenti, X-Men: Giorni di un futuro passato elimina la presenza di alcuni personaggi chiave e ne introduce altri. Abbiamo già detto di Rachel Summers, ma nel film manca anche Franklin Richards (figlio dei Fantastici 4 Reed Richards e Susan Storm) e Destiny, che nel fumetto hanno abbastanza rilievo. Al contrario, vengono aggiunti Bobby Drake (l’Uomo ghiaccio), Alfiere, Warpath, Blink e in piccoli ruoli Toad, Ink e Havok.

Inoltre nel film viene dato spazio a due personaggi assenti nel fumetto: William Stryker e Quicksilver. Il primo, nella sua versione giovane, serve intelligentemente a fornire un collegamento con quello che poi accadrà nel futuro a Wolverine per la creazione dell’Arma X, come abbiamo visto in X-Men 2 e X-Men: Le Origini – Wolverine; il secondo è introdotto in maniera un po’ raffazzonata per liberare la versione giovane di Magneto dalla sua prigione di cemento. Il dato curioso è che Quicksilver avrà un ruolo chiave in The Avengers 2: Age of Ultron e che i due film appartengono a due Studi produttivi differenti (Fox uno, Disney l’altro), così da creare probabili disguidi in un’ipotetica continuity inter saghe. Inoltre il fatto che si faccia un palese cenno all’origine di paternità di Pietro Maximoff, alias Quicksilver, fa pensare che questo personaggio potrebbe tornare nel futuro della saga sui mutanti (e visto il grande successo che sta ottenendo tra i fans all’interno di X-Men: Giorni di un futuro passato, rende la cosa sempre più probabile).

Come sempre accade per i film sugli X-Men, alla fine dei titoli di coda c’è una scena bonus che nulla ha a che vedere con il fumetto Giorni di un futuro passato ma anticipa quello che sarà il prossimo X-Men: Apocalypse, previsto per il 2016 e incentrato sulla saga fumettistica L’era di Apocalisse. Infatti vediamo un personaggio incappucciato dalla pelle bluastra che, in un’ambientazione da antico Egitto, manipola la pietra fino a trasformala in piramidi, mentre la folla canta il nome En Sabah Nur e le sagome di quattro Cavalieri compaiono all’orizzonte.

Arrivederci al prossimo film sui mutanti, dunque, con la consapevolezza che le versioni cartacee differiranno sostanzialmente ancora una volta da quelle in celluloide… il che forse è anche un bene!

Roberto Giacomelli

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