Vinodentro.

manifesto film VINODENTRONon capita spesso che nel contesto di un grande festival di cinema si tenga a battesimo il debutto nelle sale di un film. Accadrà il 2 settembre alla Villa degli Autori quando Trentino Marketing e Trentino Film Commission si associano alle Giornate degli Autori per l’insolito “varo” di una produzione indipendente italiana che si segnala per l’originalità tematica e la combinazione produttivo/distributiva che la accompagna nelle sale dall’11 settembre.

Si tratta di Vinodentro, il nuovo film di Ferdinando Vicentini Orgnani, un singolare noir faustiano che ruota interamente intorno alla passione per l’enologia d’autore.

E non è quindi un caso che il primo brindisi della serata di gala, che vedrà sfilare in passerella alcuni dei migliori vini trentini, sia proposto da un marchio leggendario come Cantine Ferrari.

Giovanna-Mezzogiorno-Vino-dentroA fare gli onori di casa, oltre ai produttori di Vinodentro (Alba Produzioni e Moodyproduction), ai distributori di Nomad Film, al regista Ferdinando Vicentini Orgnani, saranno alcuni dei protagonisti: il “Professore” Lambert Wilson (Uomini di Dio, Moliere in bicicletta), la “donna del mistero” Daniela Virgilio (Romanzo criminale – la serie) e la star emergente Gianmaria Martini ( Romanzo di una strage, Diaz). Insieme a loro, per dar vita a un autentico “evento musicale”, l’autore delle musiche Paolo Fresu che eseguirà una suite musicale dal film insieme a Daniele Di Bonaventura.

A rendere possibile una serata di gala che già si annuncia tra i momenti imperdibili alla Villa degli Autori è la collaborazione con Trentino Marketing (che cura l’immagine e la promozione del territorio), il Consorzio Tutela Vini del Trentino (la maggiore organizzazione di rappresentanza delle aziende vitivinicole trentine) e Trentino Film Commission (dinamica realtà a sostegno delle produzioni italiane e straniere che scelgono questa terra per le loro storie), cui il film deve il sostegno fin dalla fase ideativa.

“Da diversi anni – racconta il regista Vicentini Orgnani – penso a una storia che graviti intorno al mondo del vino perché sono convinto che un film italiano sull’argomento potrebbe interessare un pubblico molto ampio anche fuori dai nostri confini. L’ispirazione del romanzo di Fabio Marcotto, con la sua radice un po’ “faustiana”, mi ha convinto subito e ha fornito una buona traccia da seguire, un’idea di base sulla quale lavorare. Penso a Vinodentro come a un film che sorprenda e diverta per le vicende umane che andiamo a raccontare, con la cifra del noir ma con lo stile adatto a ricreare la ritualità legata al mondo del vino. Una storia coinvolgente e spiazzante che possa raccontare al pubblico qualcosa di nuovo su un prodotto di consumo quotidiano per milioni di persone, svelandone il fascino e la mitologia, lontano dagli stereotipi e dalle imprecisioni che spesso il cinema ha usato avvicinandosi a questo tema”.

Vino dentro

Per Giovanni Cuttin tutto è cominciato con il primo sorso di vino della sua vita, un “Marzemino”, citato da Lorenzo Da Ponte nel suo libretto per il “Don Giovanni” di Mozart.

Nell’istante in cui assapora quel nettare rossosangue Giovanni avverte una misteriosa esplosione dei sensi e da quel momento in poi la sua natura si trasforma: in tre soli anni, da timido impiegato di banca e marito fedele diventa direttore, tombeur de femmes e il più riverito e stimato esperto di vino in Italia… proprio come aveva predetto l’enigmatico “Professore” che lo aveva convinto ad assaggiare quel primo bicchiere di vino.

Accusato dell’omicidio di sua moglie Adele, Giovanni viene messo sotto torchio dal commissario Sanfelice ed è costretto a ricostruire gli ultimi tre anni della sua vita, dominati da un’unica e folle passione: il vino.

Vinodentro è interpretato da Vincenzo Amato, Pietro Sermonti, Daniela Virgilio con la partecipazione di Giovanna Mezzogiorno (nella foto in alto a sinistra) e con Lambert Wilson. La sceneggiatura è firmata, insieme a Ferdinando Vicentini Orgnani, da Heidrun Schleff, la fotografia è di Dante Spinotti, il montaggio di Alessandro Heffler con la supervisione di Claudio Cutry, la scenografia di Massimo Santomarco, i costumi di Alessandro Lai. Produttore delegato è Rosanna Seregni, produttori Sandro Frezza, Ferdinando Vicentini Orgnani ed Evelina Manna. Il film è distribuito da Nomad Film Distribution.

“Se un film finisce sempre per diventare, per chi lo progetta e lo realizza, qualcosa di molto personale, in questo caso il mio coinvolgimento, per diversi motivi, è ancora più forte”, afferma il regista Ferdinando Vicentini Orgnani. “La mia famiglia produce vino dal 1946 e sono cresciuto in Friuli in mezzo a un grande vigneto. Ho ancora un ricordo preciso dei momenti che segnavano la mia vita di allora: dal letargo invernale della campagna, al risveglio della primavera, la potatura, il timore della grandine sempre in agguato, l’attenzione costante alle condizioni del tempo (ciò che fa la differenza per avere una buona annata)… fino alla grande festa della vendemmia con la condivisione di qualcosa di concreto e immediato come il raccolto”.

“Dopo il terremoto del 1976 che ha devastato la regione – prosegue Vicentini Orgnani – , la mia vita ha preso un’altra direzione, ma l’interesse per quel mondo è sempre rimasto. Da diversi anni penso a una storia che graviti intorno al “mondo del vino”, non solo per mettere a frutto un vantaggio di conoscenza della materia che oggettivamente mi ritrovo ad avere, ma anche perché sono convinto che un film italiano sull’argomento potrebbe interessare un pubblico molto ampio anche fuori dai nostri confini”.

“L’ispirazione del romanzo di Fabio Marcotto, con la sua radice un po’ “faustiana” – conclude il regista -, mi ha convinto subito e ha fornito una buona traccia da seguire, un’idea di base sulla quale lavorare. Il protagonista si trova a dover ripercorrere e spiegare le trasformazioni della sua vita attraverso la lente razionale di un’indagine di polizia. La storia si muove tra il noir e la commedia: una struttura circolare che forse può sembrare complicata, ma solo all’apparenza. L’intreccio della struttura narrativa è sempre legato al gioco della memoria e alla doppia lettura della realtà che il nostro protagonista si trova a verificare sulla sua pelle. Frammenti di vita che cambiamo di peso: cose apparentemente importanti si rivelano del tutto inutili, cose insignificanti acquistano invece un’importanza fondamentale. La cosa più complessa è stata certamente quella di reinventare un linguaggio che riproduca con altri mezzi il viaggio olfattivo nello spazio astratto che avviene nella mente di un esperto di vino, con la continua invenzione e la ricerca di una perfetta definizione che si trasforma non appena è stata enunciata… che sfugge sempre, perché il senso sta proprio in questa dinamica. Penso a un film che sorprenda e diverta per le vicende umane che andiamo a raccontare, con stile elegante e curato, come lo è tutta la ritualità legata al mondo del vino, che possa raccontare al pubblico qualcosa di nuovo su un prodotto di consumo quotidiano per milioni di persone, svelandone il fascino e la mitologia, lontano dagli stereotipi e dalle imprecisioni che spesso il cinema ha usato avvicinandosi a questo tema”.