Leoni squattrinati.

Gualtiero Cecchin è uno straordinario Neri Marcorè, attore, mattatore e cantante. Contribuisce, infatti, insieme al gruppo trevigiano dei “Los Massadores” anche alla sigla di chiusura del film Leoni, opera prima di Pietro Parolin, con un brano dal titolo “Pianura savana”. Canzone che parla di un’ipotetica savana veneta in cui i “leoni”, tipi umani che si possono riconoscere nel protagonista del film, si muovono sempre alla ricerca di prede e occasioni.

Prodotto da CSC Production, la compagnia di produzione del Centro Sperimentale di Cinematografia, di cui Parolin è stato allievo, e distribuito da Bolero Film, “Leoni” uscirà al cinema il 5 febbraio 2015. Un ritorno alla tradizione della più squisita commedia all’italiana, alle prese con una crisi ormai evidente, anche in Veneto. Gualtiero Cecchin non ha mai avuto problemi di soldi, figlio di papà, arrogante e viziato… ma simpatico. E ora che i soldi sono finiti come farà a tornare ai vecchi fasti?

Al fianco di Neri Marcorè, un cast “ruggente” tra cui una superba Piera Degli Esposti, Stefano Pesce, Pierpaolo Spollon, Antonio Pennarella e Anna Dalton, alle prese con una riflessione tragicomica su una crisi non solo economica, daranno una frustata alle insicurezze umane attraverso l’ironia e la satira.

Una commedia ”divertente ma anche agganciata alla realtà, a differenza di altre che hanno solo l’obiettivo di far ridere. Innescare qualche riflessione di tipo etico non guasta” spiega Neri Marcorè. La provincia veneta ”assomiglia a tantissime altre province del nostro Paese, il film poteva essere ambientato ovunque con qualche minimo aggiustamento. Viene fuori un ritratto di italiani che troviamo nella cronaca, i furbetti, quelli che fanno affari in modo poco trasparente, vivono di ombre e cose losche pensando di essere i migliori. Il titolo del film viene anche da questo, si parla di personaggi che si credono leoni ma si scoprono animali molto diversi. Quello che interpreto io pensa di essere il miglior domatore sulla piazza, mentre sta per essere domato”. “Il mio personaggio? – si chiede Neri Marcorè -. Un cialtrone ma con tante sfumature interessanti da rappresentare”.

Il protagonista, Gualtiero Cecchin, rampollo ultraquarantenne di una stimata famiglia borghese del trevigiano, si ritrova vittima della crisi. Non ha più soldi e la madre Mara (Piera Degli esposti), che controlla gli affari dal letto della sua camera, trangugiando acqua santa, non ha intenzione di continuare a viziarlo. Gualtiero però non si arrende e decide di usare le conoscenze della mamma nel clero per vendere crocifissi in plastica riciclata. Peccato che la materia prima, rimediatagli dall’ambiguo Gennaro (Antonio Pennarella), abbia una pericolosa controindicazione… Si aggiungono al quadro, fra gli altri, l’invidioso cognato di Gualtiero, Alessio (Stefano Pesce), sposato alla sorella di Gualtiero, Elisa (Anna Dalton), professoressa che si ritrova in mezzo a uno scandalo, e l’onesto figlio di Gualtiero, Martino (Pierpaolo Spollon).

Per Piera Degli Esposti, Leoni è un film che racconta un Italia ”bottegaia e ladruncola, sempre molto legata agli averi. Non si sa per chi tifare”. Nel film dice l’attrice: “Interpreto Mara Cecchin: una anziana donna di potere, ma infelice”. Mara ha paura di morire. E per non morire vive come fosse morta. Rifiuta la realtà, di facciata, ma dentro è consumata da un’inguaribile infelicità. Tutte le sue aspettative di vita sono miseramente naufragate: il marito morto, il patrimonio perduto, i figli in crisi. L’unica cosa che può fare è cercare come può di risolvere i problemi della sua famiglia. Alla vecchia maniera: viene da una famiglia che è stata influente, importante, considerata e dal suo letto tirerà tutti i fili che potrà ancora tirare per risolvere i problemi di Gualtiero ed Elisa, conscia di una cosa importantissima: il potere, alla fine, non viene dai soldi, viene dalla conoscenza. E conoscere cose che gli altri non conoscono è ancora meglio. L’alta società e i suoi intrighi, la curia vescovile, un sapere prezioso… e la consapevolezza dei punti precisi su cui far leva ecco che il potere, dal letto di una moribonda, prende un sapore ancora più intenso.

“Facciamo un salto indietro nel tempo e andiamo a pensare al sapore di una certa commedia all’italiana – afferma il regista -. Ripensiamo all’opera di Germi, “Signore e signori”, a quando Vincenzoni gli mise in mano il copione. Ripensiamo a chi ebbe la fortuna di vedere quel film al cinema, magari in Veneto, uscire dalla sala e andare al bar con gli amici a bere qualcosa e parlare di quello che avevano appena visto. È quel momento che ci interessa: la quotidianità di tante persone che si ritrovano in piazza, ieri come oggi, per parlare di qualcosa, nel bene e nel male”. Questo sottofondo, questo brusio corale, è il tappeto sociale su cui si vuole costruire “Leoni”. “Mescoliamo assieme una riflessione tragicomica sulla crisi – continua Parolin -, una frustata alle insicurezze umane e qualche tocco iperbolico per andare a far squillare un campanello, o almeno provarci, che tace da tanto tempo: quello della satira, pura, a tratti esagerata, mai volgare. E cerchiamo, come nella satira vera, quel tempo, quella pausa di silenzio tra un sorriso e un ghigno che spesso, se funziona, può caricarsi anche di commiserazione, non gratuita, costruttiva: vedremo come non bisogna comportarsi, per lasciare un solco di speranza nello sguardo dopo la visione”.

Il regista padovano Pietro Parolin (che non è il noto cardinale omonimo) confessa che ”questo film è molto autobiografico, per tutte le generazioni che ho provato a raccontare. C’è il Veneto migrante del passato, ma anche quella generazione che non ha raccolto il testimone dei padri ma ha sperperato tutto. Mi interessava vedere come il protagonista non arrivasse a maturare se non nei rapporti umani. Si demanda ai figli la volontà di cambiare le cose”.

 

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