La Terra tra trenta anni.

La teoria della singolarità tecnologica è un punto, nell’evoluzione di una civilizzazione, in cui il progresso tecnologico umano accelera oltre la stessa capacità di comprendere e prevedere, dando vita, più specificamente, a un’intelligenza superiore a quella umana. Elaborata dagli scienziati negli anni ’50, la teoria della singolarità tecnologica ha attraversato la cultura del ‘900, affascinando e appassionando anche i registi contemporanei, che ne hanno esplorato le estreme conseguenze attraverso il linguaggio cinematografico. La teoria della singolarità ha permesso allo scrittore e regista Gabe Ibáñez di guardare la vita con occhi nuovi, con una prospettiva che mette in gioco il senso stesso della vita e il ruolo dell’uomo nella storia dell’evoluzione.

 

automata2Così comincia AUTOMATA, con queste poche righe sovrimpresse: Milioni di robot stanno assistendo al declino della civiltà umana. Milioni di robot che obbediscono a due protocolli di sicurezza: Il primo protocollo impedisce al robot di minacciare qualunque forma di vita. Il secondo protocollo impedisce al robot di modificare se stesso o altri robot.

Quasi profetizzando un futuro in cui uomini e robot vivranno fianco a fianco, Ibáñez introduce lo spettatore nella notte fitta e scura che avvolge una città e le sue strade.

AutomataIl film è ambientato nel 2044. La Terra ormai sta andando verso la graduale desertificazione. L’umanità cerca faticosamente di sopravvivere a un ambiente sempre più ostile. La scomparsa della razza umana è appena cominciata, in bilico tra la lotta per la vita e l’avvento della morte. La tecnologia tenta di contrastare questo scenario di incertezza e paura con il primo androide quantistico, l’Automata Pilgrim 7000, progettato per alleviare la minaccia che incombe sulla società umana. AUTOMATA alza il sipario sulla convivenza tra uomini e robot in una cultura e in un mondo plasmati, per antonomasia, sulla natura umana.

Al declino della civiltà umana fa da contrappeso la rapida ascesa della ROC (Robotics Corporation), società leader nel campo dell’intelligenza robotica. Malgrado la morte a cui l’umanità è destinata, la società ha posto in essere rigidi protocolli di sicurezza per assicurare il controllo dell’uomo sugli androidi quantistici. L’agente assicurativo Jacq Vaucan (Antonio Banderas) è pagato per svolgere controlli di routine sui modelli difettosi di androidi: è così che inizia ad addentrarsi nei segreti e nelle vere intenzioni che si celano dietro gli Automata Pilgrim 7000. I sospetti di Jacq continuano ad alimentare il mistero – svelando una verità molto più scomoda e inquietante di qualunque robot.

“AUTOMATA rappresenta il punto in cui l’intelligenza artificiale raggiunge e interseca quella umana; il momento in cui nascono i robot, sviluppando un’intelligenza che supera la stessa umanità”; Ibáñez esplora così la complessità della mente umana, spingendosi fino alla sfida tra uomo e macchina.

Il produttore Les Weldon ha visto nell’idea di Ibáñez un enorme potenziale, trasferito nella sceneggiatura che il regista ha scritto a sei mani con Igor Legarreta e Javier Sánchez Donate. “La sceneggiatura è fenomenale, idea geniale di un mondo ancora raramente esplorato. In giro ci sono tanti film post-apocalittici, ma raramente scenari pre-apocalittici, dove tutto degenera nel caos”.

“Credo che prima o poi il genere umano si estinguerà”, dice lo scrittore Igor Lagarreta. “Ed è proprio di questo che parla il film, dell’inizio e della fine del genere umano. L’idea che il film intende proiettare sul pubblico è proprio questa, che tutti noi siamo vita”. Automata1

Per riuscire a dare corpo all’idea, Ibáñez racconta di aver cercato e trovato ispirazione nei classici noir hollywoodiani. La trama del film si snoda prendendo le mosse da “un personaggio che scopre un dettaglio apparentemente insignificante, che in realtà è tutt’altro che trascurabile”, dice Ibáñez. “Questo tipo di approccio narrativo è tipico dei film noir. È come piantare un seme nella vita del protagonista e, lentamente, coltivarlo attraverso l’interazione con ogni nuovo personaggio che entra in scena”.

Nel mondo di Ibáñez, l’intelligenza artificiale è quasi una parte naturale della società, da cui è accettata e incamerata, con la propria funzione e scopo precipui. “Dei robot l’aspetto più importante è l’intelligenza, non la forza, la velocità o le capacità”, racconta Ibáñez. Ecco perché la trama è costruita attorno al concetto di singolarità tecnologica, a partire dal momento in cui l’intelligenza artificiale prende forma e trova una sua collocazione all’interno della stessa teoria dell’evoluzione.

Nel caos imperante, causa e conseguenza della progressiva distruzione e desertificazione terrestre, Ibáñez riesce a trasmettere una certa empatia per le creature artificiali, portatrici di quella fibra morale che gli umani sembrano aver smarrito e finanche disprezzato nel tempo. Il regista ha voluto dare, a questo ritratto dell’intelligenza artificiale, la caratteristica reale e possibile di un futuro non troppo lontano. Lungi dal mettere uomini e robot gli uni contro gli altri, come in tanti altri thriller sci-fi, Ibáñez ha dato maggior risalto alle teorie filosofiche che sottendono al tema stesso. “Nel film, naturalmente i robot sono e restano creature spettacolari”, dice Ibáñez. “Ma in fondo, questo è un film che parla dell’uomo, della sua intelligenza, di come ha abbandonato le caverne, ha scoperto il fuoco e ha inventato la ruota”.

automata3Il protagonista, l’agente della ROC Jacq Vaucan, è Antonio Banderas. “Non è il tipico sci-fi hollywoodiano”, ha detto l’attore. “Questo film è più filosofico, più umano se vogliamo. Una storia grandiosa, intrisa di sapori e reminiscenze dei noir degli anni ’40 e ’50, con una trama imponente”. Rachel, la moglie del protagonista è interpretata da Birgitte Hjort Sørensen, una futura madre in contrasto con il disincantato pessimismo di Jacq. Tim McInnery interpreta Vernon, il capo della sicurezza della ROC. “Un personaggio molto pericoloso”, spiega l’attore. Robert Forster interpreta Robert Bold, il capo di Jacq alla ROC. Bold, che è anche imparentato con Rachel, è sempre dalla parte di Jacq. Forster descrive il suo personaggio come un uomo piuttosto statico, ligio al proprio dovere ma senza troppa voglia di cambiare le cose. Dylan McDermott interpreta Wallace, violento e alcolizzato agente di polizia, ruolo alquanto inusitato per un film che parla del futuro dell’umanità. Melanie Griffith, infine, interpreta Susan Dupre, la scienziata preposta alla programmazione dei robot.

Il film, che sarà al cinema dal 26 febbraio con Eagle PIctures, è stato girato in Bulgaria, nei dintorni di Sofia. Location perfetta per AUTOMATA, la Bulgaria offre anche molte miniere, scenario ideale per riprodurre la desolazione del mondo immaginato da Ibáñez.

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