Doc Sportello nel regno del malvagio Golden Fang.

“Vizio di Forma”, adattamento del romanzo di Thomas Pynchon, è il settimo film scritto e diretto da Paul Thomas Anderson – ed il primo vero adattamento della leggendaria inventiva e dei lavori culturalmente caleidoscopici di Pynchon. Un noir surf, in cui la storia è avvolta nella foschia fumosa e nella luminescenza al neon della controcultura americana, per mezzo di una rotazione psichedelica del classico racconto poliziesco.

vizio1Con un cast di personaggi che include surfisti, truffatori, tossici e rocker, uno strozzino omicida, detective della polizia di Los Angeles, un musicista di sax tenore in incognito ed una misteriosa entità conosciuta come Golden Fang (Zanna d’Oro), che potrebbe essere solo un modo per evadere le tasse messo in atto da qualche dentista è in parte un noir della California, in parte un caos allucinogeno ed anche un omaggio cinematografico a tutto campo al mondo dei personaggi estremi di Pynchon, intrisi di intuizioni letali e profondo desiderio.

Il film ha per protagonisti Joaquin Phoenix, Josh Brolin e Owen Wilson. Nel film anche Katherine Waterston, Reese Witherspoon e Benicio Del Toro e ancora, Martin Short, Jena Malone e Joanna Newsom. Le musiche sono di Jonny Greenwood dei Radiohead.

L’ex compagna del detective Doc Sportello si rifà viva all’improvviso con una storia sul suo attuale fidanzato miliardario, del quale, si da il caso, sia innamorata. Le trame della sua ex moglie e del suo ragazzo per rapire il miliardario, portano il detective sull’orlo della pazzia. Siamo alla fine degli psichedelici anni ’60, ‘paranoia’ è la parola più ricorrente e Doc sa che “love” è un’altra delle parole, come “trip” o “groovy”, che vengono usate a sproposito—solo che quest’ultima in genere porta guai.

I misteri dalle sfumature comiche su cui sta investigando il detective Californiano coi “sandali di gomma” Doc Sportello in Vizio di Forma, lo conducono nel regno del malvagio Golden Fang—che è sia una goletta in rotta verso San Pedro quanto una organizzazione interconnessa e senza limiti che affonda i denti nel commercio internazionale di eroina, nell’affare della riabilitazione e in quello che sembra odontoiatria, tra le altre cose. Inoltre, viene trascinato nell’oscuro salto tra gli anni’60 e gli anni ‘70, tra la visione idealistica dell’America ed il moderno consumismo, con il quale abbiamo tutti familiarità.

vizioMentre Doc insegue le femme fatales attraverso un intreccio di domande su come sia stato possibile corrompere il commerciante di terreni Mickey Wolfmann, cosa sia successo al sassofonista surf-rock Coy Harlingen, e in che modo il suo ex cliente Crocker Fenway sia connesso con la Golden Fang, all’ultimo riesce a risolvere tutti gli enigmi. Ma al nocciolo del suo essere, forse lui non è proprio il tipo che si domanda “chi è stato?” quanto “che diavolo è successo?” “C’è un velo di tristezza che ricopre le indagini di Doc”, dice Paul Thomas Anderson, “una sensazione che le promesse fatte alla gente in quell’epoca stavano per essere disattese. E questo è stato un tema ricorrente nei lavori di Pynchon sin dagli inizi. Facendo il film, ho provato ad essere un surrogato per le preoccupazioni di Pynchon sul destino dell’America”.

L’epigrafe sul romanzo di Pynchon fu disegnata prendendo come spunto un famoso schizzo di graffiti radicali, scarabocchiati durante le proteste del Maggio 1968 a Parigi: “Sous les pavés, la plage!” (“Sotto il selciato, la spiaggia!”) Infatti, la mitica spiaggia di Doc Sportello, Gordita Beach, con tutti i suoi desideri e gioie, sembra scontrarsi sempre più con quelle forze infrangibili come cemento.

Nel 1970 quella era la realtà, mentre molte persone osservavano il sogno Californiano del ritorno alla natura che lasciava il posto agli affaristi terrieri ed ai costruttori edili. Allo stesso tempo, la scena gioviale della marijuana fai-da-te cedeva il passo ai cartelli burocratici dell’eroina dall’estensione globale; gli ospedali psichiatrici venivano svuotati in favore di centri di “recupero” a fini di lucro; e un’era di vivace attivismo politico veniva guidato da una rete segreta di spie, infiltrati e giochi sporchi. Perfino in televisione, i telefilm polizieschi diventarono commedie. Una generazione osservò con disappunto la pace, l’amore e la comprensione contorcersi sotto il peso della cupidigia, della sorveglianza e dell’oscurità.

vizio1Pynchon si riferisce agli anni `60 come a “queste piccole parentesi di luce” ed il film, come Doc stesso, è permeato di quella luce, ma la storia si svolge anche oltre quelle parentesi, in un era di sconvolgimenti e dislocazione.

Pynchon descrive Doc nel romanzo come testimone dei cambiamenti in tutta Los Angeles. La sua paranoia è accentuata dall’uso di droghe ma anche dai presagi che rileva. Si domanda: “Era possibile che ad ogni raduno—concerti, raduni per la pace, per l’amore, per gli incontri, per gli svitati, qui, su al nord, ad est, in ogni dove—questi oscuri gruppi di persone fossero perennemente impegnati, rivendicando la musica, la resistenza al potere, il desiderio sessuale, da quello di ogni giorno a quello leggendario, tutto quello che riuscivano a raccattare per le antiche forze di avidità e paura?”.

Tra tutte le battute e la leggerezza sexy in “Inherent Vice”, anche Anderson si pone la domanda su come quelle antiche forze—così palpabili sull’orlo degli anni `70—siano diventate indice di luoghi comuni dei nostri tempi. Per mezzo della lotta di Doc a raddrizzare i torti nelle sue immediate vicinanze, si pone anche un’altra opportuna domanda e cioé: crediamo ancora, dopo vari decenni, almeno al tentativo di trascendenza? “Abbiamo ancora quella sensazione di poter rivendicare quella promessa Americana perduta?” Si chiede Anderson. “Io spero di sì”.

Già dagli anni ‘60, Thomas Pynchon è stato celebrato come una tra le voci più vibranti della letteratura Americana, che ha inciso direttamente nello sfaccettato e variegato caos della vita moderna. Ad iniziare con i suoi classici romanzi V., The Crying of Lot 49 e Gravity’s Rainbow, ha trasportato il lettore nella intricata vastità di universi paralleli che riflettevano la bellezza, la perversione, l’audacia tecnologica, la futilità politica, l’assurdità comica e l’irremovibile complessità dell’era post 2^ Guerra Mondiale.

Il suo lavoro rifiutava il riassunto. Era storico e scientifico…ma anche sognatore e costellato di significati nascosti. Era estremamente serio…ma si dipanava in pazze spirali comiche. Lo scrittore di gialli Ian Rankin una volta definì succintamente Pynchon come un diffusore di letteratura “come un codice esteso o un ricercatore del Graal. Inoltre, aveva l’effetto di una droga: non appena avevi scoperto un livello di significato, non vedevi l’ora di passare subito ad un altro”.

vizioEffettivamente, il lavoro di Pynchon era così selvaggio, reputato così indomabile che emergeva una certa ironia profonda: era uno scrittore che prendeva a piene mani dalla storia del cinema per la sua scrittura, profondamente influenzato dallo scorrere temporale del cinema e nonostante ciò, nessuno dei suoi lavori è mai stato portato sul grande schermo. Divenne perfino, forse, un altro dei tanti livelli della mistica di Pynchon. Come tutti i lavori di Pynchon, anche Inherent Vice si svolge in un suo mondo inventato. Questo in particolare era una Los Angeles sui generis, posseduta dallo spirito di sesso, droga e rock and roll. Ha affinato l’essenza degli anni ‘70 come un punto di non ritorno, il momento in cui le tribù di spostati della costa—hippy, freak, surfisti, bikers, tossici, mistici, rocker—si trovano improvvisamente a scontrarsi con cartelli globali, consumismo sfrenato, false spiritualità, quartieri rasi al suolo dai bulldozer e paranoie personali e politiche, che diventeranno ben presto parte del tessuto americano di tutti i giorni.

Nel bel mezzo di questo mondo, Pynchon ha piazzato l’abitante della spiaggia nonché fumatore d’erba e investigatore privato di Los Angeles, Doc Sportello, il quale si ritrova ad essere l’ultimo di una certa razza di storditi sognatori americani, incline alle forze della cupidigia, della paura e della disintegrazione, un attimo prima che l’Era dell’Acquario divenisse un mito. Pynchon ha giocosamente unito le culture degli hippie ed i loro sandali a Doc Sportello, dandogli quei dialoghi accattivanti alla Shamus con una mellifluità indotta dall’uso di erba, fondendo poi tutto questo con le sue preoccupazioni di una vita riguardo le forze invisibili all’interno della società americana e all’idea del destino dell’America.

vizioE soprattutto, ha infarcito il libro con così tante battute piccanti, personaggi, scherzi e musica che il Rolling Stone lo ha definito “un maestoso riassunto di tutto ciò che lo rende unicamente la grande voce americana. Ha la furia morale che è stato il combustibile del suo lavoro sin dall’inizio la sua compassione incazzata nera per l’America e per le tribù perdute che vagano attraverso di essa”.

Ma può l’elettricità verbale ed il modo policromatico di vedere il mondo di Pynchon, finalmente essere trasportato per la prima volta sul grande schermo? Il regista Paul Thomas Anderson, che si è ritagliato una tradizione di storie vividamente cinematografiche di sognatori e cercatori, ha deciso di assumersi il rischio.

vizio2Ha iniziato a scrivere mentre era ancora impegnato con “The Master”. Inizialmente, ha adattato l’intero romanzo frase per frase, così da poter lavorare con un mucchio di nuovi personaggi, colpi di scena e battute di dialogo nella loro interezza. Allo stesso tempo, pensava a come poter catturare visivamente l’esperienza viscerale esposta nel romanzo di Pynchon. “Le migliori esperienze le ho provate quando leggendo il libro ho lasciato che mi venissero incontro—quando non ti aspetti nulla, non sai nulla…ti arrendi e cavalchi l’onda che lui ha creato”, commenta Anderson. “Non lo si può riassumere e a volte è fuori portata definire di cosa si tratti, ma lo puoi sentire”.

Soprattutto, Anderson voleva rendere giustizia non solo all’intero labirinto di crimine e corruzione nel quale Doc Sportello va a finire, ma anche evocare le radici del fascino che Pynchon subisce nei confronti degli anni `60. “Le meccaniche della trama di Pynchon sono complicate, certo, ma dietro a tutto c’è qualcosa di semplice”, conclude. “È “guardare al passato e sperare in un futuro migliore. Cosa c’è di più semplice? Non è forse quello che vogliamo tutti noi?”.

INHERENT VICE“L’idea che ho avuto è stata di usare un personaggio di supporto, Sortilège, ed impiegarla come narratore”, spiega Anderson. “Questo sistema ci aiuta a seguire la storia, oltre che snellire alcune battute e alcuni passaggi di Pynchon e, speriamo, senza imbrogliare troppo”. Come il libro, il regista indaga lo stato di paranoia—sia esso dettato dalla droga o dalla vita—in un mix di commedia, intuizione e pericolo. Anderson dice del fascino che la paranoia ha su Pynchon, sia a livello individuale che sociale, “Pynchon stesso lo ha meglio descritto in Gravity’s Rainbow, ‘I paranoici non sono tali perché sono paranoici ma perché continuano a buttarsi, stupidi imbecilli, in situazioni paranoiche’”. E aggiunge, “La paranoia è anche molto, molto divertente da riprendere in un film—la gente ed i rumori e lo spavento dietro l’angolo—è tutto molto cinematografico. E Joaquin fa il paranoico molto bene”.

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