Operazione UNCLE, la guerra fredda delle spie.

Il crimine si combatte con fascino e intelletto. Dal 2 settembre al cinema “Operazione U.N.C.L.E.”, il nuovo film di Guy Ritchie con l’uomo d’acciaio Henry Cavill, il lone ranger Armie Hammer, la star svedese del momento Alicia Vikander (fidanzata di Michael Fassbender), il naufrago Luca Calvani, Hugh Grant, Jared Harris, Simona Caparrini e la nuova cattiva del cinema Elizabeth Debicki.

Negli anni in cui la Guerra Fredda raggiunge il suo apice, l’agente della CIA Napoleon Solo e quello del KGB Illya Kuryakin sono costretti a mettere da parte le ostilità di vecchia data e allearsi per eliminare una misteriosa organizzazione criminale internazionale. Il loro unico aggancio è la figlia di uno scienziato tedesco scomparso, la sola chiave per infiltrarsi nell’organizzazione e prevenire una catastrofe mondiale.

Guy Ritchie ci racconta con il suo stile irresistibile una spy story ispirata alla serie TV cult degli anni ’60 ‘The man of the U.n.c.l.e., dove l’acronimo significa “United Network Command for Law Enforcement”, ideata da Ian Fleming. In un primo tempo, la serie si sarebbe dovuta intitolare ‘Ian Fleming’s Solo’, locandina unclepuntando sul nome del protagonista, uno 007 noir interpretato da Martin Berman che si chiamava Solo, e sulla fama dello stesso Fleming. Satzam e Broccoli, i produttori di James Bond, però si opposero a questa scelta.

I due protagonisti, Henry Cavill e Arnie Hammer non hanno il fascino sixties dei due vecchi personaggi, Robert Vaughn e David McCallum, ma risultano credibili per chi non avesse mai visto la serie tv. Si sente, invece, l’assenza di una schiera di bellezze del tempo: da Luciana Paluzzi a Sylva Koscina, per non parlare di Elke Sommer.

La forza del film, invece, sta nell’atmosfera davvero anni Sessanta, con musiche perfette, dialoghi ben concepiti e scene che sembrano girate proprio negli anni della guerra fredda (con un tratto da fumetto). La storia, poi, è ambientata prevalentemente in Italia e l’occasione è stata propizia per rivedere le strade e le auto da corsa di quell’epoca.

Il film di Guy Ritchie è un continuo rincorrersi con motoscafi, elicotteri, motociclette ma può affascinare anche l’universo femminile con un grande omaggio alla moda di cinquant’anni fa. “C’è una scena in cui Henry e Armie discutono sull’indumento che dovrebbe indossare Alicia – spiega Guy Ritchie – a darmi l’ispirazione per quel momento così poco ‘macho’ e inusuale è stato un tizio che ho incontrato tempo fa a New York, mentre giravo Sherlock Holmes. Il suo mestiere era trovare, vestire e portare ai party le ragazze più belle della città. Era esperto in fashion e stile, ne sapeva più di una donna. E gradualmente la sua conoscenza sui vestiti mi ha attratto. Ora la moda è divenuta anche un mio personale interesse”.

Purtroppo oggi anche la Guerra Fredda appare qualcosa di superato che è difficile spiegare in un film. Già il progetto non era facilissimo (Russi e Americani oggi non litigano più) e così il pubblico statunitense a questo film ha preferito di gran lunga l’usato sicuro di Tom Cruise in Mission: Impossible, aspettando il vero nuovo James Bond, al punto che in America è stato un mezzo flop. 75 milioni di dollari di budget, fino a questo momento ne ha incassati 34 in Usa e 26 nel resto del mondo. Ma il film è decisamente sottovalutato: merita molto di più.

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