Lui è tornato, ma solo al cinema.

Al cinema dal 26 aprile, ‘Lui è tornato’ del giovane regista tedesco David Wnendt, il film ispirato al romanzo di Timur Vermes che immagina Hitler nella Berlino dei nostri giorni. Il libro, pubblicato nel 2012 in Germania, divenne il caso letterario di quell’anno: fantasticava che Adolf Hitler si risvegliasse improvvisamente a Berlino nel maggio del 2011 e raccontava le situazioni surreali, grottesche e divertenti in cui si sarebbe infilato nel fare proseliti nella città tedesca contemporanea, multietnica ma ancora razzista.

Lui_è_tornato_POSTER_100x140In Germania il film ha portato in sala 500 mila persone in una sola settimana dall’uscita ed è balzato in prima posizione dopo tre settimane, superando il film della Pixar ‘Inside Out’ e diventando il film tedesco col maggiore incasso del 2015.

Lui è tornato, distribuito in Italia da Nexo Digital, fonde commedia e satira sociale offrendo una riflessione sull’importanza della memoria nel suo senso più profondo ed attuale, sulla banalità del male e, talvolta, sulla forza mediatica che cela in sé.

Oggi, nel 2016, Adolf Hitler avrebbe 127 anni. Anche se non si fosse sparato il 30 aprile 1945, esattamente 10 giorni dopo il suo 56° compleanno ordinando che il suo cadavere fosse cremato per non cadere nelle mani del nemico, non sarebbe perciò possibile imbattersi in lui a Berlino. “Trasportare Hitler nel presente è un’operazione di fantasia che mi sono concesso”, spiega lo scrittore Timur Vermes.

Il protagonista Oliver Masucci (che interpreta Adolf Hitler) non solo recita accanto a colleghi di prima classe, come Fabian Busch, Christoph Maria Herbst e Katja Riemann, ma incontra anche l’uomo medio, i piccoli allevatori, gli imprenditori, personaggi famosi, giovani politici, giornalisti, hipster e neonazisti.

Molte scene sono state girate come delle vere e proprie candid camera: il regista seguiva Olivier Masucci mentre girava tranquillamente per le strade di Berlino con la divisa da nazista e i famosi baffetti, per registrare la spontanea reazione delle persone comuni.

I bambini che lo notano per primi non lo riconoscono. Lo fa un reporter che si trova nei paraggi e lo filma. Pensa sia una perfetta imitazione dell’originale. I suoi discorsi risultano troppo assurdi, oggi, per sembrare veri. Il video ha migliaia di visualizzazioni su YouTube. La rete televisiva decide quindi di invitarlo nei suoi studi per uno spettacolo comico. Il pubblico ride, ma ascolta anche con attenzione. Hitler comincia a girare per le strade e parlare direttamente alle persone delle sue idee. E qui il film cambia registro. Niente più copione. Le comparse sono vere come in molte scene di Borat di Sascha Baron Cohen. Chi gli sta intorno sa bene di trovarsi accanto a un attore, ma la videocamera spegne le inibizioni svelando una realtà che può fare davvero paura.

“Ho trovato appassionante l’idea di mostrare Hitler non solo in una situazione artificiale attorniato da attori, ma piuttosto a piede libero tra la gente vera”, spiega David Wnendt. “Era il solo modo di suscitare delle risposte affidabili alle domande: cosa accadrebbe se Hitler tornasse oggi? Avrebbe davvero qualche possibilità?” E l’esperimento offre risultati spiazzanti: “Era come se le persone stessero incontrando una pop star- aggiunge Wnendt- anche sapendo perfettamente che non poteva trattarsi del vero Hitler, lo accettavano e si confidavano con lui”.

“La mia generazione – afferma il regista – rischia di dimenticare il passato. Bombardati da un mare di informazioni e nozioni, si fa fatica a sviluppare senso critico e a leggere il presente con coscienza”.

Il film assorbe i malesseri di un popolo stanco di natalità ai minimi, di troppo rigore fiscale, di immigrazione incontrollata e Hitler comincia a plasmare le proprie idee, nella prospettiva di una sorda riconquista della Germania che, come capisce subito, dovrà passare dalla televisione, ormai dominata da programmi di cucina.

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