A un passo dall’immortalità: Self/Less.

imageFin dove può spingersi la scienza per accontentare le esigenze dell’uomo? Da questo assunto si muove il regista indiano Tarsem Singh che torna alla fantascienza dopo la parensi fiabesca di Biancaneve. Il risultato è Self / Less, dal 10 settembre al cinema con Eagle Pictures, un massiccio sci-fi dal sottotesto sociologico che sfocia nell’action puro e snatura lo stile del visionario regista di The Cell.

Tarsem si è sempre contraddistinto per un tocco ipergrafico, spesso surreale, ben riconoscibile fin dai suoi lavori in campo musicale (il videoclip di Losing My Religion per i R.E.M.) e commerciale (lo spot Levi’s anche premiato a Cannes), fino all’esordio cinematografico avvto proprio con il thriller fantascientifico con Jennifer Lopez e proseguito con maggiore personalità nel fanta-avventuroso The Fall. Perfino i lavori più mainstream come Immortals e il su citato Biancaneve hanno potenti stralci della sua mano, che però va completamente perduta in Self / Less, che non sembnra quasi un film di Tarsem. Questo non vuol dire automaticamente che siamo di fronte a un lavoro scadente, anzi, Self / Less è un solidissimo sci-fi d’azione che sa intrattenere. Ma se siete fan del regista indiano, siete avvertiti.

imageLa sceneggiatura dei fratelli Pastor, che da registi hanno diretto i postapocalittici Carriers e The Last Days, racconta la storia dell’industriale miliardario Damian Hale che, dopo aver scoperto di avere pochi giorni di vita a causa di un tumore incurabile, decide di seguire una nuova e radicale terapia chiamata shedding. La terapia consiste nel trasportare letteralmene la propria coscienza in un corpo nuovo, creato appositamnte. Lo shedding riesce e Damian ha ora un corpo giovane, atletico e prestante, ma un indesiderato effetto collaterale comincia a prendere il sopravvento, ovvero degli strani ricordi che non appartengono al miliardario.
Il cinefilo incallito potrebbe avere un déjà-vu e infatti Self / Less somiglia molto (omaggio?) a Operazione diabolica, thriller fantascientifico con Rock Hudson diretto nel 1966 da John Frankenheimer. In entrambi i casi si effettuta un discorso sulla personalità e su come possa essere pericolosa e scriteriata la scienza che tende a intaccare la Natura.

Tematiche comunque sviluppate in tanto cinema fantascientifico, con declinazioni differenti, che qui riflettono sulla difficoltà di separare corpo e “anima”. Il discorso spirituale che si aspetterebbe dal cinema di Tarsem lascia però il passo al mero cinema d’intrattenimento che si fa presto simile al filone spionistico sulla ricerca d’identità, alla The Bourne Identity per intenderci e sfocia nell’action – anche un pò eccessivo, a dire il vero – nella sua tranche finale.
Ryan Reynolods funziona molto bene nel ruolo del protagonista, ovvero del suo nuovo corpo, dimostrando di essere il volto perfetto per il cinema moderno di intrattenimento. Ben Kinglsey, nel ruolo di Hale prima della terapia, ci mette la sua consueta professionalità, mentre Matthew Goode lascia abbastanza indefferenti, intrappolato nel ruolo di un cattivo davvero troppo di maniera.

Ci si deverrte con Sel/Less ma lo si riesce anche a dimenticare con facilità… forse quel tocco registico che tutti si sarebbero aspettati avrebbe davvero fatto la differenza!

Roberto Giacomelli

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