La matematica dell’uomo che vide l’infinito.

Al cinema dal 9 giugno il nuovo film di Matthew Brown con Dev Patel, Jeremy Irons e Devika Bhise, distribuito da Eagle Pictures e presentato all’ultimo Bifest di Bari.

DSC00468La pellicola è basata sul libro di Robert Kanigel, “L’uomo che vide l’infinito – La vita breve di Srinivasa Ramanujan, genio della matematica” e racconta la vera storia di Srinivasa Ramanujan, interpretato da Dev Patel (The Millionaire), genio indiano della matematica, completamente autodidatta. Per far conoscere al mondo la sua mente geniale, dovrà lasciarsi alle spalle la giovane e amata sposa Janaki, interpretata da Devika Bhise (Un marito di troppo) per intraprendere un lungo viaggio che lo porterà a Cambridge, dove forgerà un forte legame con il suo mentore, l’eccentrico professore G.H. Hardy, interpretato da Jeremy Irons (Il mistero Von Bulow, La corrispondenza). Sotto la guida di Hardy, il suo lavoro si evolverà in modo tale da rivoluzionare per sempre la matematica e trasformare il modo in cui gli scienziati spiegano il mondo.

L’UOMO CHE VIDE L’INFINITO è la vera ma inverosimile storia di un genio unico e delle sue lotte incessanti per mostrare al mondo la sua brillante mente e le sue strabilianti teorie, grazie alle quali fu catapultato dall’anonimato nel bel mezzo di un mondo in piena guerra.

Il viaggio del prodigio matematico autodidatta Srinivasa Ramanujan e quello di raccontare la sua vita in un libro sul grande schermo, cominciarono entrambi con una lettera. Nel 1913, Ramanujan, un povero impiegato contabile dell’India del sud, con un’inspiegabile conoscenza matematica, scrisse a G.H. Hardy, noto matematico inglese e ricercatore al Trinity College di Cambridge, con la speranza che Hardy potesse dare un riscontro su alcuni dei teoremi e formule che Ramanujan aveva sviluppato da solo.  Settantacinque anni dopo, lo scrittore Robert Kanigel, nel rispondere a un editore interessato alla biografia di Ramanujan, le scrisse che si era reso conto che il libro che aveva in mente, libro su cui è basato questo film, doveva essere non solo su Ramanujan, ma su Ramanujan e Hardy e sulla relazione che si sviluppò tra loro.

L’uomo che vide l’infinito, non è un film su dei matematici, ma sul legame potente tra due uomini e di come questo ha poi dato forma alle loro vite”, dice lo scrittore Kanigel.  “Chiunque abbia sperimentato un’amicizia intensa o abbia sentito la vicinanza e poi la separazione da qualcuno, può capire questa storia”.

Kanigel aggiunge: “Ramanujan riusciva a vedere le relazioni tra i numeri, coglieva degli schemi tra di loro e li traduceva in un linguaggio matematico. Ciò che meravigliava Hardy, che davvero lo stupiva, era da dove venissero le idee di Ramanujan. Come matematico professionista, Hardy era formato nel pensare che non fosse sufficiente affermare un teorema, una relazione o uno schema; dovevi provare che fosse così, cosa che spesso richiedeva pagine e pagine di argomentazioni. Hardy provò a passare quest’idea a Ramanujan. Nel farlo non voleva assolutamente scoraggiare Ramanujan.  Né voleva ispirarlo; Ramanujan non aveva bisogno d’ispirazione.  Semplicemente era quello che facevano i matematici e Ramanujan doveva impararlo.  D’altro canto, le prove, seppur difficili, erano forse la parte più facile della matematica. La parte difficile era in primo luogo avere l’idea. Era come se Ramanujan ne avesse un pozzo senza fine”.

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