L’arte della scienza: Leonardo da Vinci

David Foster Wallace non si sentiva un genio, sebbene il “genio” secondo la sua definizione sia “quella particolare miscela di ragione e creatività estatica che caratterizza la parte migliore della mente umana”. David lo era, e l’ho dovuto scomodare perché non è facile riuscire a contestualizzare il genio di Leonardo a ormai 500 anni dalla sua scomparsa avvenuta ad Amboise nella Loira. Leonardo è stato un mix tra ragione e creatività che ha rappresentato la fenomenologia di una delle migliori espressioni del pensiero umano. Non era un pittore eppure ha dipinto il quadro più famoso al mondo (Gioconda) e il più pagato (Salvator Mundi), solo per dare un’idea del suo talento poliforme.

La meraviglia della mostra “Leonardo da Vinci. La scienza prima della scienza” in programma fino al 30 giugno presso le Scuderie del Quirinale è di renderci un Leonardo umano, più simile e più empatico per lo spettatore a quello che tutti ricordiamo nella trasposizione cinematografica di “Non ci resta che piangere”. Invece che un gelido genio assoluto e distante abitante del suo Iperuranio, raggiunto magari con una macchina fantastica come quella per volare da lui ideata e che è possibile ammirare in mostra.

Colpisce la sua continua tensione verso l’armonia e la proporzione come elementi fondanti dai quali l’Uomo deve trarre ispirazione e confrontarsi con il mondo circostante, e di qui gli studi sulla città ideale, dove in realtà era già stato anticipato da Bernardo Rossellino e la sua Pienza.

Le sezioni della mostra sono un viaggio che esplora i temi affrontati da Leonardo e quelli dei suoi coevi rinascimentali tra disegno e prospettiva, arte e guerra, natura e uomo.

Comune denominatore dell’esposizione sono i disegni del Codice Atlantico, ospite nella Capitale dalla Veneranda Biblioteca Ambrosiana, che nella cornice regale delle Scuderie proiettano lo spettatore in un mondo fantastico fatto di disegni meravigliosi, macchine fantastiche e scenografie accattivanti che consentono il dialogo ideale tra lo spettatore e l’opera leonardesca.

Le parole di Matteo Lafranconi, Direttore e “padrone di casa” delle “Scuderie del Quirinale”, sono coincise, ma danno il senso della mostra: “Leonardo è un genio non isolato particolarmente prensile e dotato di capacità di ascolto.” Con uno sguardo melanconico verso il mondo classico, la téchne espressa a tutto tondo dal genio toscano è fusione di arte e saper fare.

Ma le meraviglie non sono terminate. E il tema di attualità descritto da Sergio Luzzatto in “Max Fox” (Einaudi), ovvero la storia di come è stata svaligiata l’antica biblioteca dei Girolamini di Napoli dal suo direttore appare agli occhi del visitatore guardando i meravigliosi esemplari di incunaboli esposti. Si riesce a comprendere quale attrazione morbosa possa nascere nella mente del bibliofilo trovandosi ad ammirare non solo tomi provenienti dalla biblioteca di Leonardo, bensì una moltitudine di libri antichi, tra i quali si segnalano il “Divina proportione Ycocedron abscisus solidus e Ycocedron abscisus vacuus” di Luca Pacioli, il “De architectura libri viginti quinque” di Antonio Averlino detto Filarete per finire con capolavoro assoluto del “Flores Astrologiae” di Albumasar.

Ma più delle descrizioni conviene andare di persona e immergersi nel favoloso mondo di Leonardo.

Leonardo da Vinci. La scienza prima della scienzaL’esposizione, visitabile dal 13 marzo al 30 giugno, è curata da Claudio Giorgione – curatore del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci – e indaga l’opera vinciana attraverso oltre 200 opere tra cui preziosi disegni e manufatti orginali, modelli storici e manoscritti, tra cui l’unico libro con sue annotazioni autografe.

“Una grande mostra pensata per le Scuderie del Quirinale- afferma Claudio Giorgione- che intende restituire gli studi e le interpretazioni più recenti dell’opera di Leonardo ingegnere e umanista, evidenziandone le relazioni con il pensiero dei suoi contemporanei. Questa esposizione è resa speciale dall’eccezionale integrazione tra i modelli della collezione storica del Museo, i fogli del Codice Atlantico della Biblioteca Ambrosiana e i preziosi prestiti concessi da prestigiose istituzioni italiane e europee”.

Dalla formazione toscana al soggiorno milanese, fino al tardo periodo romano, la mostra ripercorre l’attività di Leonardo da Vinci sul fronte tecnologico e scientifico, tracciando le connessioni culturali con i suoi contemporanei. Oltre 200 opere accompagnano il pubblico in un percorso che attraversa i grandi temi al centro del dibattito rinascimentale affrontati da Leonardo, come l’utilizzo del disegno e della prospettiva in quanto strumenti di conoscenza e rappresentazione, l’arte della guerra tra tradizione e innovazione, il vagheggiamento di macchine fantastiche come quelle per il volo, la riflessione sulla città ideale e la riscoperta del mondo classico.

In mostra si potranno ammirare dieci disegni originali appartenenti al prezioso Codice Atlantico custodito dalla Biblioteca Ambrosiana raramente esposti al pubblico, insieme a una vasta selezione di modelli storici, provenienti dal Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, in un confronto serrato e inedito con gli originali leonardeschi, molti dei quali esposti per la prima volta dopo il restauro. La mostra propone poi al pubblico un altro elemento di altissimo valore: i portelli originali della chiusa di San Marco del Naviglio di Milano, rimasti in uso fino al 1929.

Ad arricchire il percorso, manoscritti, disegni, stampe, cinquecentine illustrate e dipinti provenienti da prestigiose istituzioni italiane ed europee. Un focus speciale è dedicato alla biblioteca di Leonardo, con l’esposizione del prezioso trattato di Francesco di Giorgio, in prestito dalla Biblioteca Laurenziana, unico volume appartenente con certezza al Maestro e arricchito da annotazioni di suo pugno. Eccezionalmente in prestito dalla Bibliothèque di Ginevra è inoltre uno dei due manoscritti della Divina Proportione di Luca Pacioli, realizzato per il duca Ludovico il Moro nel 1498 e arricchito dalla raffigurazione di sessanta solidi basati sui disegni preparatori eseguiti dalla “ineffabile sinistra mano” di Leonardo. Conclude la retrospettiva una riflessione sul mito di Leonardo, su come sia nato e su come nel tempo si sia sviluppato generando un fenomeno che ancora oggi stimola interesse e curiosità.

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