The Kill Team, una guerra o un massacro?

Dal 17 ottobre nelle sale cinematografiche, distribuito da Eagle Pictures, il film The Kill Team di Dan Krauss con Alexander Skarsgård (Big Little Lies, True Blood), Nat Wolff (In Dubious Battle), Adam Long (Dunkirk) e Jonathan Whitesell (Beyond).

Andrew Briggman (Nat Wolff) è un giovane militare di stanza a Kabul. Il plotone a cui è assegnato ha il compito di presidiare la zona e individuare possibili cellule terroristiche. Al suo arrivo, viene accolto dal Sergente Deeks (Alxandre Skarsgaard) che ha plasmato il suo plotone in un branco di assassini il cui unico scopo è uccidere e abusare le popolazioni locali solo per divertimento. Indeciso se denunciare la cosa rischiando la vita oppure lasciarsi attrarre da questa personalità tanto mefistofelica quanto affascinante, Andrew si trova davanti a un bivio.

Tratto da una storia vera, The kill team, ricorda le atmosfere di Codice d’onore in cui al posto di Jack Nicholson troviamo invece uno straordinario e inquietante Alexandre Skarsgaard.

kill team 1“È stata una fotografia a catturare la mia attenzione – afferma il regista. Un soldato giovane, con le braccia strette attorno ai suoi genitori orgogliosi. La foto, pubblicata sul New York Times Magazine, era titolata così: “lo specialista Adam Winfield, che ha provato a denunciare gli omicidi dei militari a danno dei civili – e che è accusato anch’esso di omicidio”. In quella singola frase ho trovato una storia tragica dal sapore shakespeariano. Un ragazzo al fronte, diviso tra due poli morali opposti. Come è potuto succedere? Nel mio documentario “The Kill Team” avevo provato a rispondere a questa domanda tramite i racconti di chi quella vicenda l’aveva vissuta, tra cui anche Adam e altri militari accusati che hanno dovuto affrontare alla corte marziale. Le testimonianze dei soldati erano interessanti, eppure erano mediate in retrospettiva dal passare del tempo”.

“Ho sentito – continua Dan Krauss – che c’era ancora l’opportunità di fare un film che mettesse il pubblico direttamente nei panni di Adam, per fargli sentire in maniera viscerale cosa significhi essere messi all’angolo, forzati a fare scelte impossibili mettendo sulla bilancia priorità morali opposte – e fare il tutto in una frazione di secondo. Fargli sentire cosa si prova quando la libertà di seguire la propria coscienza è un lusso. Così è nata l’idea di sviluppare il film su The Kill Team”.
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